Trattamento di fine rapporto – TFR

Il TFR, o trattamento di fine rapporto, è una liquidazione, nota anche come buonauscita, che il datore di lavoro effettua a beneficio del lavoratore in seguito alla cessazione del rapporto subordinato. Dal 2005, con il decreto legislativo n. 252, è previsto il silenzio-assenso per la destinazione del TFR ai fondi pensione complementari. Dal 2015 è possibile anche scegliere di ottenere in busta paga, congiuntamente alla retribuzione, la quota di trattamento di fine rapporto maturata mensilmente (TFR in busta paga).

Il trattamento di fine rapporto (TFR) è la liquidazione, detta anche buonuscita, che spetta al lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro. In Italia se ne inizia a parlare nella Carta del Lavoro pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel 1927. Da allora la disciplina ha subito alcuni interventi correttivi e di riforma. La svolta radicale nella normativa del TFR è rappresentata dal fatto che, dal 2015, è possibile richiedere la liquidazione del trattamento di fine rapporto, anticipatamente, con un accredito sulla busta paga mensile. Ma andiamo con ordine per capire meglio in che cosa consiste il trattamento di fine rapporto, a chi spetta e come viene calcolato per poi analizzare la convenienza di questa più recente novità.

Tfr, a chi spetta: tutti i soggetti destinatari del trattamento di fine rapporto

Sono soggetti alla disciplina del TFR tutti i lavoratori del settore privato (più, dal 31 dicembre del 2000, i lavoratori rientranti nel pubblico impiego contrattualizzato).

Trattamento di fine rapporto: quando viene riconosciuto

Il Tfr viene riconosciuto ogniqualvolta cessa il rapporto di lavoro, a prescindere dalla causa (licenziamento, dimissioni etc).

Importo del trattamento di fine rapporto: come si calcola il Tfr

Il Tfr viene calcolato mediante la somma di una quota di stipendio pari al 6,9% della retribuzione lorda, che viene accantonata ogni anno dal lavoratore per costruire la liquidazione o una pensione privata integrativa. All’accantonamento di base, si somma una quota extra dello 0,5% per  alimentare un fondo di garanzia dell’Inps. Quest’ultimo serve ad assicurare sempre il pagamento del Tfr ai lavoratori, anche in caso di fallimento dell’azienda. Ogni anno l’importo accantonato subisce una rivalutazione dell’1,5%, più i tre quarti del tasso di inflazione.

Tfr anticipato: come richiederlo e tassazione

Dopo sei mesi di contratto il lavoratore può richiedere l’anticipo del Tfr in busta paga. In linea generale, al momento della liquidazione, il Tfr viene tassato tenendo conto dell’aliquota media applicata sullo stipendio del lavoratore negli ultimi 5 anni Se invece il dipendente opta per l’anticipo del Tfr in busta paga, gli incrementi di stipendio saranno sottoposti ad una tassazione ordinaria, quindi con applicazione dell’irpef.

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