Cedolare secca

La cedolare secca è un regime di tassazione agevolato sulle locazioni di immobili che rispondono a determinate caratteristiche. Esso può essere scelto facoltativamente dal contribuente per sostituire tutte le altre forme di tassazione sul reddito derivante dalle locazioni.

La cedolare secca è un regime di tassazione agevolato destinato ai proprietari di determinati immobili che può essere scelto facoltativamente al posto delle altre forme di prelievo fiscale imposte per i redditi da locazione.

Cosa è la cedolare secca?

Chi, infatti, è in possesso di redditi che derivano dall’affitto di un immobile può scegliere, con la cedolare secca, un regime di tassazione alternativo a quello ordinario ai fini Irpef evitando, al tempo stesso, il versamento delle imposte di bollo e di registro.
La cedolare secca può essere applicata a partire dal 2011, ma soltanto agli immobili ad uso abitativo iscritti al catasto nelle categorie dalla A/1 alla A/11 e con l’esclusione degli immobili A/10 destinati ad uffici e studi professionali. La cedolare secca si applica anche alle pertinenze dell’immobile in oggetto.

Cedolare secca: quando?

La cedolare secca può essere scelta soltanto dalle persone fisiche e mai per immobili affittati ad imprese, professionisti ed enti. Quindi è una tassazione facoltativa limitata alla persone fisiche per sostituire le imposte che si sarebbero dovute pagare come titolare di redditi da locazione. Tali redditi vanno indicati nel qaudro RB del modello UNICo o nel quadro B del modello 730.
Per potersi avvalere della cedolare secca bisogna darne comunicazione all’inquilino poichè con tale scelta si rinuncia ad ogni aggiornamento del canone di locazione, ivi compreso l’aumento Istat, anche se questo era stato pattuito nel contratto d’affitto.
La cedolare secca dura per tutta la durata del contratto di locazione anche se il locatore può revocarla alla scadenza di ogni annualità.

Cedolare secca: vantaggi

La cedolare secca, come già detto, prevede un regime di tassazione agevolato rispetto all’applicazione delle due aliquote Irpef , che sono:

  • il 10% per i contratti a canone concordato
  • il 21% per tutti gli altri contratti.

In ogni caso, anche se l’imposta è dovuta sul 100% del canone annuale, appare evidente che si tratta di un’aliquota molto ridotta, in alcuni casi, rispetto a quella applicata ordinariamento, visto che l’aliquota Irpes ordinaria prevede una tassazione del 23% sul 95% del canone annuale percepito.

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