Cedolare secca commerciale: quali sono i motivi della rinuncia?

Dopo la mancata proroga della cedolare secca per le locazioni di locali commerciali, ci si chiede quali possano essere stati le motivazioni del governo. Uno su tutti? Un vantaggio a senso unico. Vediamo meglio di cosa si tratta.

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Dopo la mancata proroga della cedolare secca per le locazioni di locali commerciali, ci si chiede quali possano essere stati le motivazioni del governo. Uno su tutti? Un vantaggio a senso unico. Vediamo meglio di cosa si tratta.

La cedolare secca sugli immobili ad uso commerciale, com’è risaputo, non verrà estesa agli anni successivi al 2019. La sua riconferma non trova spazio nella nuova Legge di Bilancio 2020. Allo stato attuale, dunque, la scadenza rimane fissata al 31 dicembre 2019.

Ci si chiede quali siano stati i motivi che abbiano portato il governo a tale decisione.

Possiamo cominciare a dire che la cedolare secca per le categorie catastali C/1, secondo i dati raccolti, era a vantaggio dei soli proprietari/affittuari, e, non dei conduttori. A questo bisogna aggiungere la diminuzione del gettito fiscale percepito dallo stato. Ma andiamo per ordine.

Cedolare secca per sui locali commerciali: di cosa si tratta?

La “cedolare secca” è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali.

Non dovranno essere pagate neanche l’imposta di registro e l’imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. La cedolare secca non sostituisce l’imposta di registro per la cessione del contratto di locazione.

La scelta per la cedolare secca implica la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.

A partire dal primo gennaio 2019, l’opzione per la cedolare secca può essere fatta anche per i contratti di locazione di tipo strumentale. I locali commerciali devono essere classificati nella categoria catastale C/1 e avere una superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze. L’aliquota applicabile è del 21%. Questa novità si applica, ai sensi di legge, alle locazioni di negozi “stipulate nel 2019”.

Perché è stata abbandonata?

La cedolare secca commerciale, come già detto in precedenza, era a tutto vantaggio dei proprietari/affittuari. Vantaggi ovviamente di tipo fiscale.

Ai conduttori, nella realtà dei fatti, non sarebbe cambiato nulla.

La cedolare secca avrebbe potuto dare vantaggi reciproci se solo fossero stati previsti dei canoni di locazione calmierati, un po’ come avviene per la cedolare secca al 10% ad uso residenziale.

Un’imposta sostitutiva, cosi pensata, non ha mai dato i frutti sperati:

  • Non è riuscita nell’intento di abbassare i canoni di locazione;
  • Non è stata capace di far emergere il nero, come ci si sarebbe aspettato;
  • Ha portato ad un considerevole perdita di gettito fiscale.

Minor gettito fiscale da parte dello stato

Secondo una relazione tecnica alla Legge di Bilancio 2019, per i soli contratti di locazione per locali accatastati C/1 stipulati nel 2019, considerando un’aliquota marginale Irpef del 35%, la variazione in diminuzione del gettito fiscale sarebbe stata importante, ossia pari a:

  • -321,9 milioni di euro di IRPEF;
  • -18,4 di addizionale regionale;
  • -7 milioni di euro di addizionale comunale;
  • -19,4 milioni di euro di imposta di registro e bollo.

Complessivamente, tenuto conto anche delle entrate, una variazione di gettito di ben -163,4 milioni di euro.

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