Per trovare livelli ancora più alti bisogna risalire al lontano 2008. I rendimenti dei Gilt a 10 anni sono saliti a ridosso della soglia del 5%, segnando una crescita superiore ai 60 punti base o 0,60% dalla fine di febbraio. La guerra in Iran ha accentuato una condizione di mercato già relativamente complicata, dato che già Londra primeggiava tra tutte le grandi economie per la generosità dei suoi bond. E ancora più pesante è lo shock accusato dalla scadenza a 2 anni, salita nello stesso arco di tempo esattamente di 100 punti base o 1% al 4,52%. Considerato che la Banca d’Inghilterra ha confermato i tassi di interesse al 3,75% questo giovedì, significa che i mercati stanno scontando un loro rialzo nel breve termine dello 0,75% contro un taglio dello 0,25% ancora stimato solamente tre settimane fa.
Rendimenti Gilt tegola per governo Starmer già debolissimo
Per il primo ministro Keir Starmer è una nuova tegola. La crisi politica che da mesi travolge il suo governo è in stand-by con la guerra. Lo spirito di unità nazionale dinnanzi a una crisi geopolitica così grave impone prudenza. Resta il fatto che l’ala progressista del Labour sia ormai alla ricerca palese di un’alternativa alla sua leadership, giudicata debole e non rappresentativa delle istanze più di sinistra.
I rendimenti dei Gilt sono saliti persino sopra i livelli che portarono le dimissioni dell’allora neopremier conservatrice Liz Truss nell’ottobre del 2022. Anche perché il caro energia impatta su un’economia britannica già alle prese con problemi d’inflazione. La crescita dei prezzi al consumo a gennaio di quest’anno era ancora al 3%, ben sopra il target del 2%. E all’inizio del mese l’Office for Budget Responsibility aveva tagliato le previsioni di crescita del Pil all’1,1% per quest’anno dall’1,4% stimato in precedenza.
Probabile un’ulteriore revisione al ribasso se la guerra dovesse prolungarsi.
Labour dilaniato da divisioni interne
Il rallentamento economico e l’aumento dei costi per le emissioni di debito spingerebbero più in alto il deficit, che per adesso rimane previsto al 3,6% del Pil con un debito pubblico salito a febbraio sopra il 93%. Ed è qui che può scattare un corto circuito politico. I rendimenti dei Gilt invitano ancora più di prima alla prudenza nella gestione dei conti pubblici. Le istanze più di sinistra, capeggiate dall’ex vicepremier Angela Rayner, non possono trovare facile accoglimento. Ciò rischia di dilaniare ulteriormente un Labour diviso più che mai. E per i mercati diventa più complicato riporre fiducia in Londra in un contesto internazionale così critico.
Timori per conti pubblici
Da notare che il governo Starmer è in prima linea sull’aumento della spesa militare, puntando a consolidare la leadership britannica in Europa sul piano della difesa. Questo comporta ulteriore stress per i bilanci statali, al netto delle difficoltà che stanno emergendo in queste settimane. Molto difficile immaginare tagli ad altre voci di spesa pubblica come l’assistenza, per cui i rendimenti dei Gilt stanno prezzando un aumento delle emissioni e del rapporto tra debito e Pil.
E forse paventano anche un’imminente caduta dell’esecutivo, specie dopo la disfatta laburista alle elezioni suppletive di un mese fa, magari a seguito delle amministrative di inizio maggio.
giuseppe.timpone@investireoggi.it