Il Partito Laburista aveva sempre vinto nel collegio di Gorton e Denton sin dal 1931, tanto che fino a giovedì sera era considerato una roccaforte rossa inespugnabile. Alle elezioni suppletive ha vinto la candidata dei Verdi, Hannah Spencer, mentre i laburisti sono finiti terzi e dietro anche al candidato del Reform UK. Per il primo ministro Keir Starmer l’ennesimo colpo durissimo alle proprie chance di completare il mandato fino al 2029. Un segnale negativo per sterlina e Gilt, che nei prossimi mesi sono a rischio di indebolimento proprio per il veloce deterioramento del quadro politico.
Sterlina e Gilt a rischio con caduta di Starmer
La vittoria dei Verdi assume una valenza doppiamente negativa per Downing Street e i mercati.
Segnala che su Starmer cresce la pressione da sinistra, rinvigorendo la posizione della sua ex vice e critica verso l’attuale governo Angela Rayner. Già agli inizi di febbraio il primo ministro era scampato ad un putsch interno sugli “Epstein files”, che hanno travolto l’ex ambasciatore negli USA, Peter Mandelson, arrestato nei giorni scorsi per essere interrogato. Il “redde rationem” sembrava essere rinviato alle elezioni amministrative del 7 maggio, mentre la bruciante sconfitta alle suppletive potrebbe avvicinarla bruscamente.
Perché l’esito del voto in un collegio nell’Inghilterra del Nord Ovest costituisce un rischio per sterlina e Gilt? I Verdi hanno vinto facendo campagna contro il tradimento delle promesse elettorali dei laburisti e puntando sulla minoranza islamica, specie pakistana. Vogliono che il governo assuma posizioni più vicine alla Palestina contro Israele. Sul piano economico chiedono maggiore spesa pubblica e l’aumento delle entrate fiscali.
Un “tassa e spendi” ben più vigoroso di quello attuato in questo anno e mezzo di governo Starmer.
Più tasse e spesa pubblica nel futuro di Londra?
Il voto rafforza la posizione di Rayner, che capeggia l’ala progressista del partito. L’ex sindacalista dal linguaggio ruvido e non privo di insulti verso gli avversari smantellerebbe la prudenza fiscale fin qui portata avanti da Rachel Reeves come cancelliere allo Scacchiere. Invoca una politica assistenziale e al contempo di inasprimento delle imposte a carico dei redditi e patrimoni più alti. Con un debito pubblico vicino al 100% e una crescita del Pil di appena l’1,3% nel 2025 e attesa all’1,4% per quest’anno, Londra non potrebbe permettersi una simile virata a sinistra.
La sterlina scambiava a fine giornata di venerdì ai minimi da oltre due mesi contro l’euro a 1,14. I rendimenti dei Gilt, invece, risultavano di poco scesi lungo la curva delle scadenze rispetto al giorno precedente. Il decennale offriva il 4,25%, ben sotto il 4,57% raggiunto il mese scorso sul timore che il governo stesse per cadere. A settembre del 2025, aveva raggiunto il 4,80% sulle tensioni commerciali internazionali. Un’apparente calma, che non deve illudere. Quasi tre anni e mezzo fa ci fu il “Truss effect“ ad avere riportato la politica britannica con i piedi per terra. I rendimenti esplosero e la sterlina crollò all’improvviso, dopo che il governo conservatore annunciava un maxi-taglio delle tasse in deficit.
Crisi di governo vicinissima
La fine di Starmer alla guida del governo laburista non è questione più di “se”, bensì di “quando”. I sondaggi preannunciano un esito più che disastroso per i laburisti alle prossime elezioni amministrative, a tutto vantaggio del Reform UK di Nigel Farage e a sinistra dei Verdi, che cercheranno di capitalizzare al massimo la storica vittoria dei giorni scorsi. Le suppletive avrebbero dimostrato che un’alternativa progressista al Labour esisterebbe. Il primo ministro ha riconosciuto la sconfitta, ma ha confermato che il suo partito sarebbe l’unico capace di unire la nazione, contrariamente agli “estremisti di destra e di sinistra, che cercano di dividerlo”.
Non sarà questo mantra a salvarlo da una crisi di governo ormai certa. Per sterlina e Gilt si prospettano tempi grami. L’economia britannica, già gravata da una crescente spesa pubblica, adesso vede accelerare la tendenza verso l’indebitamento e la tassazione a carico di imprese e redditi alti. Tutti elementi che non lasciano tranquilli gli investitori, i quali nei prossimi mesi saranno costretti a rivedere le scelte di portafoglio sui titoli di Sua Maestà e le esposizioni nella valuta UK.
giuseppe.timpone@investireoggi.it