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Oggi: 14 Lug, 2026

Più tasse, più entrate, più spesa: perché l’Italia non riesce a ridurre il peso dello Stato

La spesa pubblica in Italia non rallenta la corsa, mentre la pressione fiscale è salita a livelli record e i conti restano in rosso.
14 Luglio 2026
Spesa pubblica e pressione fiscale da record
Spesa pubblica e pressione fiscale da record © Investireoggi.it

Nei primi cinque mesi di quest’anno, le entrate tributarie sono aumentate di circa 5 miliardi a 222,084 miliardi di euro, segnando una crescita tendenziale del 2,3%. Esse sono state trainate dalle imposte indirette (+3,4% a 103,709 miliardi), mentre le imposte dirette sono cresciute meno (+1,3% a 118,375 miliardi). Ciononostante, la corsa della spesa pubblica è stata ancora più veloce, tant’è vero che nello stesso periodo il fabbisogno dello stato è aumentato di 6,7 miliardi a 87,74 miliardi. Di questi, solo 1,2 miliardi sono conseguenti all’aumento della spesa per interessi sul debito pubblico.

Spesa pubblica più veloce della pressione fiscale

E i dati sulle entrate contributive sono risultati persino in maggiore crescita nel primo trimestre, salendo del 7,6% a 79,715 miliardi.

In valore assoluto +5,626 miliardi. Mettendoli insieme ai dati sulle entrate tributarie, otteniamo che la crescita del gettito complessivo per quest’anno sarebbe in media di quasi 3 miliardi al mese. E la pressione fiscale, già da record al 43,1% del Pil nel 2025, rischia di montare ulteriormente per il 2026. Un inseguimento reciproco con la spesa pubblica, che sembra un gioco senza fine.

Se guardiamo al grafico dal 1980 ad oggi, scopriamo che la pressione fiscale in 45 anni è aumentata del 12,5% rispetto al Pil. E la spesa pubblica stessa ha avuto un andamento perlopiù crescente, salendo nel 2025 a +9,6% del Pil rispetto al 1980. Siamo riusciti nel corso dei decenni ad abbassare notevolmente il deficit fiscale, che viaggiava in doppia cifra percentuale fino ai primi anni Novanta. Tuttavia, non siamo stati mai capaci di azzerarlo del tutto, malgrado il boom delle entrate fiscali e contributive. A conferma che il problema italiano non sono gli evasori in sé, bensì la voracità della macchina statale.

Interessi sul debito crollati

Qualcuno già secoli fa definì lo stato un “Leviatano” per descriverne i meccanismi perversi nel tentativo di estendere il proprio potere (e costo) ai danni dei sudditi. Mai descrizioni apparve più azzeccata. Lo stato italiano più incassa e più spende senza soluzione di continuità. E dire che avremmo potuto migliorare molto di più i nostri conti pubblici grazie al calo della spesa per interessi. Ammontava al 7,3% del Pil già nel 1980 e sarebbe schizzata al 12% nel 1993, mentre l’anno scorso era al 3,9%, pur in una fase di ripresa dei rendimenti sovrani. Al netto di questa voce, tuttavia, la spesa pubblica primaria in Italia è salita di 13 punti esatti sul Pil nel periodo considerato, più che azzerando i benefici generati dall’aumento della pressione fiscale.

Evasione fiscale falso problema

Ed ecco che ci ritroviamo sul groppone un debito pubblico sopra il 137% del Pil dal 57% del 1980. Sintomatico non di uno stato incapace di riscuotere le imposte dai cittadini, bensì di darsi una frenata sulla spesa. L’evasione fiscale è diventata la narrazione di comodo per una politica trasversalmente spendacciona. Il 96% del debito pubblico a fine 2025 era stato accumulato nei precedenti 45 anni. La spesa pubblica media nell’OCSE, pur elevata, si attesta attorno al 40%. A quei livelli, l’Italia riuscirebbe a tagliare imposte e contributi per una settantina di miliardi all’anno e portando il bilancio in pareggio.

Meno Irpef, Iva e costo del lavoro senza fare un euro in più di nuovi debiti.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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