C’è allarme per quanto riguarda le pensioni e per quello che accadrà nel 2027, con l’aumento di un mese dell’età pensionabile. Un allarme che va ben oltre la semplice delusione di quanti, per età e contributi, si trovano nella condizione di poter andare in pensione proprio in quell’anno. Per loro, infatti, se verrà applicato l’incremento, sarà necessario posticipare di un mese l’uscita dal lavoro.
L’attenzione, però, è soprattutto su chi ha già sfruttato alcune misure anticipate a termine, cioè trattamenti ponte che accompagnano il lavoratore fino alla pensione di vecchiaia. Secondo alcune ricostruzioni mediatiche, nel 2027 chi percepisce l’Ape sociale rischierebbe di restare un mese senza alcun assegno.
Vediamo perché si è diffusa questa interpretazione e perché, invece, potrebbe trattarsi di un falso allarme.
“Gentili esperti, compio 67 anni di età a febbraio 2027. Sono entrato nell’Ape sociale a fine 2023. Leggo su Fanpage.it e su altri siti che nel 2027, visto l’aumento di un mese dell’età pensionabile, resterò un mese senza pensione. Mio fratello, che ha preso l’Ape sociale prima di me, ha ricevuto la pensione di vecchiaia in continuità con l’Ape sociale, senza perdere nulla. Com’è possibile che non sia stata prevista una soluzione anche per noi?”
Cosa succede alla pensione di vecchiaia nel 2027 e come funziona l’Ape sociale
Nel 2027 i requisiti pensionistici subiranno un primo aumento. Le pensioni anticipate passeranno a 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. L’età pensionabile salirà invece a 67 anni e un mese.
Si tratta solo del primo step: nel 2028 è previsto un ulteriore incremento di due mesi.
Restando però al 2027, è evidente che chi matura i requisiti dovrà attendere un mese in più per accedere alla pensione.
Per chi è ancora al lavoro, ciò significa prolungare l’attività. Per chi è già in un percorso di uscita, invece, il timore è quello di una possibile interruzione dei pagamenti.
Occhio all’Anticipo pensionistico sociale dal 2027
L’allarme riguarda in particolare i percettori di Ape sociale, una misura destinata a invalidi, caregiver, disoccupati e lavoratori gravosi, accessibile dai 63 anni e 5 mesi di età.
Si tratta di un’indennità priva di alcune componenti tipiche della pensione (come tredicesima, reversibilità e maggiorazioni), ma con una caratteristica fondamentale: viene erogata fino al raggiungimento dell’età pensionabile.
Ed è proprio qui che nasce il dubbio. Se l’età pensionabile aumenta, si teme che il periodo coperto dall’Ape non si adegui automaticamente, lasciando un mese scoperto tra la fine dell’indennità e l’inizio della pensione di vecchiaia.
Questa interpretazione trova origine anche nella circolare INPS n. 28 del 16 marzo, in cui si specifica che l’incremento dei requisiti si applica anche ai soggetti che, al momento del pensionamento, percepiscono l’Ape.
Ape Sociale e pensione di vecchiaia: nessun vuoto di un mese, ecco cosa scrive l’INPS
Non esiste, ad oggi, una conferma ufficiale che smentisca o confermi in modo definitivo questo scenario.
Tuttavia, un’analisi più attenta porta a ritenere che si tratti di un timore eccessivo.
Sul sito dell’INPS, infatti, è chiaramente indicato che l’Ape sociale è corrisposta fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, oppure fino al conseguimento di un trattamento pensionistico anticipato.
Il punto chiave è proprio questo: non si parla di una soglia fissa (come i 67 anni), ma di età pensionabile vigente. Questo lascia intendere che l’indennità continui ad essere erogata fino al momento esatto in cui scatta il diritto alla pensione.
In altre parole, l’Ape sociale dovrebbe accompagnare senza interruzioni il beneficiario fino alla pensione, anche se nel frattempo i requisiti si modificano.
Pur in assenza di chiarimenti espliciti da parte di governo e INPS, l’interpretazione più coerente con la normativa è che non ci sarà alcun mese scoperto, e che il passaggio tra Ape sociale e pensione di vecchiaia continuerà ad avvenire in continuità, come già accaduto finora.