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Venti di crisi in Europa: guerra del Golfo e recessione alle porte

L'economia europea si avvicina verso la crisi con la guerra nel Golfo Persico. Il settore privato cresce a marzo ai minimi da 10 mesi.
25 Marzo 2026
Crisi europea con guerra nel Golfo
Crisi europea con guerra nel Golfo © Investireoggi.it

Le borse mondiali sono appese da settimane a dichiarazioni, smentite e agli eventi in corso nel Golfo Persico, dove si sta combattendo una guerra pericolosissima per l’economia mondiale. E i venti di crisi per l’economia europea già spirano forte, come dimostra ieri il dato negativo del PMI composito nell’Eurozona. A marzo, è sceso a 50,5 punti dai 51,9 di febbraio e ai minimi da 10 mesi. Dati sopra 50 punti segnalano un’espansione del settore privato (servizi + manifattura), mentre sotto 50 una contrazione. Ci stiamo avvicinando pericolosamente proprio alla soglia di demarcazione tra crescita e recessione. E siamo ben lontani dai 52,8 punti di novembre, che era stato il livello più alto raggiunto in due anni e mezzo.

Crisi europea con guerra nel Golfo

Capire cosa stia accadendo non è complicato. Lo spiega lo stesso report. I servizi sono quasi in stallo, mentre i nuovi ordini si sono contratti per la prima volta in otto mesi. L’occupazione prosegua la discesa a causa delle incertezze legate al Medio Oriente. I prezzi dei fattori produttivi sono cresciuti ai massimi da febbraio 2023 e quelli alla produzione ai massimi da febbraio 2024. Forti i ritardi nelle consegne, i più elevati da oltre tre anni e mezzo. Infine, la fiducia delle imprese è scesa ai minimi in quasi un anno e al ritmo più veloce da quando la Russia invase l’Ucraina nel 2022.

Questi numeri prospettano l’arrivo imminente di una crisi europea con la guerra. E allo stesso tempo, lasciano trasparire un rialzo già in corso dei costi di produzione, ergo anche dell’inflazione, nonché una crescente difficoltà per le imprese di accedere alle materie prime necessarie per produrre.

Insomma, siamo tornati ad una situazione a metà tra pandemia e guerra russo-ucraina in termini di impatto per la nostra economia. Se nel 2022 tememmo di restare a corto di gas, nel caso attuale c’è già una carenza sia di gas che di petrolio per l’impossibilità fisica degli esportatori del Golfo di inviare i loro carichi a destinazione.

Caro energia impatta sul settore privato

Il grafico di cui sotto conferma il legame tra caro energia e crisi dell’economia europea, con o senza guerra. Abbiamo da un lato il suddetto PMI composito e dall’altro il prezzo del gas alla Borsa di Amsterdam. Fa paura la parte finale di esso, a destra. Infatti, il prezzo del gas continua a salire, lasciando intravedere un’ulteriore caduta dell’attività privata. E poiché siamo vicini alla soglia-limite, come detto, la recessione diventa uno scenario sempre più concreto. Cosa ancora più tragica, sarà associata all’inflazione.

Prezzo del gas e PMI composito nell'Eurozona
Prezzo del gas e PMI composito nell’Eurozona © Investireoggi.it

Scenario recessivo entro l’estate

Nel breve periodo, i governi europei non possono praticamente nulla per arrestare questa tendenza. Ogni possibile azione necessaria per riaprire lo Stretto di Hormuz e consentire nuovamente alle navi di attraversarlo per esportare petrolio e gas nel mondo, sfugge al loro controllo.

Il nostro continente si trova in balia di eventi su cui non può incidere quasi affatto, dipendente dalle azioni di USA e Iran principalmente. E l’unico scenario che contemplerebbe la fine immediata delle ostilità, sarebbe di una ritirata americana senza (grosse) condizioni poste all’Iran. Una resa, che poco si addice alla natura di superpotenza degli Stati Uniti.

Dunque, la guerra sembra destinata a durare e con essa anche il blocco di Hormuz. La crisi europea può aggravarsi in primavera e provocare una recessione vera e propria per l’estate. Essa sarebbe acuita dal necessario rialzo dei tassi di interesse che forse verrebbe annunciato già al board di fine aprile. Tradotto: contrazione del credito ad imprese e famiglie, minori consumi e investimenti. Dinnanzi a una simile prospettiva ci s’immagina che l’Unione Europea si adoperi sul piano politico per negoziare una soluzione con le parti in conflitto. Invece, nulla oltre i comunicati e gli appelli.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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