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Oggi: 13 Lug, 2026

Come si fa a ridurre l’assegno di mantenimento pagato all’ex coniuge

Divorzi e separazioni e assegni di mantenimento, ecco quando la decisione del giudice dopo anni può essere rivista.
13 Luglio 2026
assegno mantenimento
Foto © Pixabay

Sempre più spesso si leggono notizie di impiegati e operai che, pur lavorando e percependo uno stipendio, si ritrovano in difficoltà economiche dopo una separazione o un divorzio, fino al punto di dover ricorrere alla Caritas per riuscire ad arrivare a fine mese.

Da anni si parla del fenomeno dei lavoratori poveri, una condizione che, in alcuni casi, è aggravata dall’obbligo di versare l’assegno di mantenimento all’ex coniuge e, quando previsto, anche ai figli. A questo si aggiungono spesso il canone di locazione della nuova abitazione e, in alcune situazioni, persino le rate del mutuo della casa coniugale rimasta all’ex coniuge in forza delle decisioni del giudice.

Per questo motivo molti si chiedono se, in presenza di una riduzione del reddito, sia possibile ottenere anche una diminuzione dell’assegno di mantenimento.

Assegno di mantenimento: ecco quando può essere ridotto rispetto a prima

Lo stipendio non è sempre una voce fissa destinata a rimanere invariata nel tempo. C’è chi cambia lavoro, chi viene demansionato, chi passa alla cassa integrazione, chi perde l’occupazione e percepisce la NASpI. O, ancora, chi vede diminuire il proprio reddito per altre ragioni.

L’assegno di mantenimento, invece, continua normalmente a essere corrisposto nell’importo stabilito dal giudice, salvo gli eventuali adeguamenti legati alla rivalutazione prevista dalla legge.

È evidente che, dopo una separazione o un divorzio, la situazione economica di entrambi gli ex coniugi possa cambiare, in meglio o in peggio. E quando il peggioramento riguarda il soggetto obbligato al pagamento del mantenimento, possono nascere difficoltà economiche anche molto rilevanti.

Riduzione o aumento dell’assegno di mantenimento

La normativa, tuttavia, prevede la possibilità di modificare l’assegno di mantenimento.

L’importo stabilito dal giudice, infatti, non è immutabile, ma può essere rivisto quando intervengono circostanze nuove che giustifichino una modifica delle condizioni economiche delle parti.

La revisione, però, non è automatica.

È necessario rivolgersi nuovamente al giudice, il quale dovrà valutare attentamente l’intera situazione patrimoniale ed economica di entrambi gli ex coniugi.

Un semplice calo dello stipendio, da solo, non è sufficiente per ottenere una riduzione dell’assegno.

Nella valutazione entrano infatti in gioco diversi elementi: redditi, patrimonio, tenore di vita, capacità economica complessiva e, naturalmente, anche la situazione reddituale dell’ex coniuge che percepisce il mantenimento.

Da caso a caso cambia tutto, ecco perché

In linea generale, la possibilità di ottenere una riduzione dell’assegno di mantenimento esiste. Ma richiede una specifica procedura giudiziale e non sempre conduce al risultato sperato.

La richiesta di revisione può essere presentata sia da chi versa il mantenimento, chiedendone una riduzione, sia da chi lo percepisce. Ciò qualora ritenga che siano intervenute circostanze tali da giustificarne un aumento.

Ciò che conta è che, dopo la sentenza di separazione o di divorzio, si siano verificati fatti nuovi, sopravvenuti e non prevedibili al momento della decisione del giudice.

Ad esempio, se un lavoratore percepiva uno stipendio di 2.000 euro e oggi ne percepisce 1.600 euro, questa diminuzione potrebbe non essere ritenuta sufficiente, di per sé, a giustificare una revisione dell’assegno. Un calo del 20%, infatti, potrebbe non essere considerato un cambiamento tale da modificare l’equilibrio economico su cui si basava la decisione originaria.

Il calo del reddito, l’assegno di mantenimento e come si fa a ridurre l’importo pagato

La decisione finale spetta sempre al giudice, che dovrà verificare se, rispetto al momento della sentenza di separazione o divorzio, siano intervenuti cambiamenti significativi nelle condizioni economiche delle parti.

In altre parole, il giudice dovrà valutare se gli elementi che avevano giustificato la determinazione dell’assegno di mantenimento siano rimasti invariati. Oppure siano mutati in misura tale da rendere necessario un nuovo equilibrio tra gli ex coniugi.

Ogni situazione presenta caratteristiche proprie e, proprio per questo, non esistono automatismi.

Perfino il passaggio dalla vita lavorativa alla pensione, che nella maggior parte dei casi comporta una riduzione del reddito, non determina automaticamente una diminuzione dell’assegno di mantenimento. Anche in questo caso sarà il giudice, valutando l’insieme delle circostanze concrete, a stabilire se sussistano o meno i presupposti per modificare l’importo dovuto.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.