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Oggi: 13 Lug, 2026

L’INPS chiude in attivo, ma il conto lo pagano ancora i contribuenti

L'INPS ha chiuso anche il 2025 in attivo, ma sono i contribuenti a tenere i suoi conti in salute tramite i trasferimenti dello stato.
13 Luglio 2026
Bilancio INPS in attivo?
Bilancio INPS in attivo? © Investireoggi.it

Il Rendiconto generale dell’INPS si è chiuso per il 2025 con un risultato economico positivo di 4,5 miliardi di euro e un attivo patrimoniale netto di 42,83 miliardi. Numeri, che hanno fatto parlare di “solidità del sistema previdenziale italiano” e che smentirebbero il pessimismo circa la sua sostenibilità. Per capire chi abbia ragione, dobbiamo citare alcuni dati chiave. Anzitutto, le entrate contributive sono state pari a 294 miliardi di euro. Invece, la spesa per le pensioni “pure” dell’INPS è stata di 325 miliardi, salita a 371 miliardi con le pensioni assistenziali e l’inclusione sociale.

Conti INPS a galla grazie ai contribuenti

E già questi ultimi numeri fanno traballare la versione euforica di chi sostiene che i conti dell’INPS siano in salute. In effetti, le entrate contributive da sole hanno coperto solo il 79% della spesa pensionistica. Il restante 21% è stato coperto dallo stato con 165 miliardi, un importo in calo dai 180,74 miliardi del 2024, ma provvidenziale anche per coprire il resto dei 571 miliardi sborsati dall’ente per effetto delle prestazioni istituzionali.

Rispetto al 2015, le entrate contributive sono aumentate di 85,21 miliardi (+36,9%) e le pensioni pure dell’INPS di 63,53 miliardi (+24,3%). Invece, le pensioni complessive sono lievitate di 98 miliardi (+35,9%). Nello stesso arco di tempo, il Pil nominale italiano è cresciuto del 35,8%. La buona notizia è che entrate e spese sono cresciute entrambe in sostanziale linea con l’andamento della nostra economia, consentendo allo stato di mantenere le pensioni attorno al 16% del Pil.

Dipendenti pubblici zavorra

La cattiva notizia è che l’INPS divora quasi un quarto delle sue entrate fiscali complessive (23,7%) solamente per pagare i conti del suo ente di previdenza. E alcuni sono veri e propri “buchi”: 22,8 miliardi i trasferimenti nel 2025 a favore della gestione dei dipendenti pubblici. Soldi, che vanno a riequilibrare una situazione ormai insanabile. Fino alla fine degli anni Novanta, lo stato non accantonava i contributi per i dipendenti pubblici. Pagava le loro pensioni attingendo alla fiscalità generale anno dopo anno. Dal 2012 l’ex INPDAD fu assorbita dall’INPS e i mancati accantonamenti pesano sul secondo sotto forma di contributi da versare per pagare le pensioni correnti.

Il settore privato sarebbe, invece, realmente in attivo. Partite IVA e Co.co.co hanno esitato un saldo attivo di 8,5 miliardi, i dipendenti privati altri 1,8 miliardi. Le due categorie hanno più che compensato i saldi negativi di artigiani (3,1 miliardi), coltivatori diretti (2,9 miliardi) e commercianti (0,4 miliardi). Anche questi numeri ci aiutano a comprendere il trasferimento di ricchezza in atto di anno in anno dal settore privato nel suo complesso al settore pubblico.

Inesigibile 80% crediti contributivi

In tutto, i pensionati erano 16,4 milioni nel 2025 e l’età media di pensionamento è stata di 64,7 anni, in forte aumento dai 61,7 anni del 2012. L’età di vecchiaia è ormai salita in linea con il requisito legale dei 67 anni. Tra le ulteriori note dolenti, il fatto che l’INPS abbia incrementato da 119 a 125 miliardi i suoi crediti contributivi verso datori di lavoro e iscritti. Tuttavia, allo stesso tempo ha accresciuto di 5,3 miliardi a 99,873 miliardi il Fondo svalutazione crediti. In pratica, l’ente stesso ritiene ormai inesigibile l’80% dei crediti teorici a bilancio, a conferma che il problema della Pubblica Amministrazione in Italia non sarebbe la scarsa capacità di scovare i furbi, quanto quella di riscuotere da loro il dovuto.

Tra morti, falliti, nullatenenti, irrintracciabili e prescritti, riescono quasi sempre a farla franca.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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