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Oggi: 16 Giu, 2026

Venezuela, riprendono i contatti con FMI e Banca Mondiale: cosa cambia per gli investitori

Venezuela, FMI e Banca Mondiale tornano a parlarsi dopo anni e ciò può dare una mano alla situazione finanziaria dello stato sudamericano.
19 Aprile 2026
Venezuela e FMI tornano a parlarsi, possibile svolta sul debito
Venezuela e FMI tornano a parlarsi, possibile svolta sul debito © Investireoggi.it

Ci sono novità positive per il Venezuela: Fondo Monetario Internazionale (FMI) e Banca Mondiale hanno annunciato il riallaccio dei rapporti. Una possibile svolta per lo stato sudamericano, alle prese dalla fine del 2017 con un gigantesco default sul debito estero per 60 miliardi di dollari, salito fino a 170 miliardi includendo le emissioni della compagnia petrolifera statale PDVSA e gli arretrati tra capitale e interessi non corrisposti.

Venezuela e FMI tornano a parlarsi: debito al centro

Questo è stato il comunicato dell’FMI di venerdì mattina:

In ottemperanza alle opinioni della maggioranza dei membri del Fondo Monetario Internazionale con diritto di voto e in accordo alle pratiche di lungo periodo, il Direttore Generale Kristalina Georgieva ha annunciato oggi che l’FMI sta trattando con il Governo del Venezuela, sotto l’amministrazione della presidente in carica Delcy Rodriguez

E subito a ruota un comunicato quasi identico della Banca Mondiale:

In ottemperanza ai risultati dei processi di valutazione dell’FMI, la Banca Mondiale oggi ha annunciato di riprendere le trattative con il Governo del Venezuela, sotto l’amministrazione della presidente in carica Delcy Rodriguez

Immediata la risposta anche di quest’ultima, succeduta a Nicolas Maduro dopo la cattura del 3 gennaio scorso ad opera delle forze militari americane:

Noi stiamo normalizzando tutti i processi che coinvolgono i diritti del Venezuela nell’organizzazione.

Possibile accesso ai DSP

Il Venezuela è membro dell’FMI sin dal 1946, ma ricevette l’ultimo prestito da questi nel 2005, ossia quando l’allora presidente Hugo Chavez iniziò a palesarsi per ciò che fosse: un dittatore. Le relazioni con le principali istituzioni finanziarie furono rescisse nel 2019. L’anno seguente, Caracas non poté accedere ai diritti speciali di prelievo per il Covid, in quanto l’ente di Washington non riconobbe insieme a una quarantina di governi nel mondo l’autorità di Maduro dopo i brogli elettorali avvenuti per la sua rielezione nel 2018.

Il Venezuela possiede presso l’IMF diritti per un ammontare di 5 miliardi di dollari, liquidità preziosa per cercare di iniziare una trattativa con i creditori internazionali sulla rinegoziazione del debito. La ripresa delle relazioni prevede, anzitutto, la possibilità dell’istituto di accedere ai dati macroeconomici per farsi un’idea concreta sulla reale situazione dello stato andino. Solo a seguito di una valutazione supportata da informazioni attendibili può stabilire il livello di sostenibilità del debito.

Obbligazionisti euforici dopo cattura di Maduro

Da quando Maduro è uscito di scena, i bond del Venezuela sono letteralmente esplosi sul mercato secondario. Ad esempio, la quotazione della scadenza 2038 in dollari (ISIN: USP97475AJ95) è salita dai 27,50 centesimi di inizio ai 45,70 di venerdì scorso. Un boom che si spiega con le aspettative dei creditori per il ritorno di Caracas nei consessi internazionali con annessa possibilità di accedere a nuovi prestiti internazionali e negoziare così una volta per tutte con i creditori sul debito.

Economia al collasso, situazione resta difficilissima

La situazione resta difficilissima. L’economia venezuelana è crollata fino all’80% sotto Maduro, mentre l’iperinflazione ha polverizzato il valore del cambio e il potere di acquisto dei cittadini. Il Pil nel 2025 è risultato meno di 83 miliardi di dollari, la metà del debito estero stimato. I numeri imporranno tagli con l’accetta ai bond emessi dal Venezuela e che si stanno spingendo su valutazioni attorno a 40-45 centesimi.

Sebbene l’aumento delle estrazioni petrolifere e la ripresa delle esportazioni negli Stati Uniti lascino intravedere una crescita futura più robusta, cancellare i disastri di 27 anni di “chavismo” appare un’operazione molto complicata e certamente non di breve durata.

Dialogo tra Venezuela e FMI non basta al debito

Rodriguez ha aperto agli investimenti stranieri con una legge più flessibile sulle joint venture in campo petrolifero. Gode di buone relazioni con la Casa Bianca, precondizione affinché FMI e Banca Mondiale sgancino qualche dollaro. Tuttavia, resta a capo di un regime di estrema sinistra e che sta semplicemente cercando di ingraziarsi il presidente Donald Trump per restare al potere. Da Costituzione dovrebbe fissare nuove elezioni per consentire ai cittadini di scegliere il suo successore. Nulla di tutto questo sta accadendo. Bene il comunicato dei due istituti, ma senza farsi eccessive illusioni circa un’imminente svolta positiva per l’economia e i detentori del debito.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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