Anche questa volta il Portogallo è stato il primo emittente dell’Unione Europea ad avere collocato sul mercato un bond in yuan. Se nel 2019 fu nella valuta cinese onshore, questa settimana si è trattato di ricorso al mercato offshore. Una differenza non così da poco, come vedremo nel prosieguo dell’articolo. Fatto sta che Lisbona ha raccolto 1,99 miliardi di yuan, corrispondenti a circa 250 milioni di euro. Non un grosso taglio, ma stiamo parlando di un’economia relativamente piccola. Scadenza di 8 anni con capitale da rimborsare in un’unica soluzione in data 9 aprile 2034, ha spuntato un rendimento di 1,765% (ISIN: PTIGCFOE0005).
Bond in yuan offshore del Portogallo
Dunque, tecnicamente l’emissione in yuan del Portogallo non è quella che siamo abituati a definire “Panda Bond”, bensì un “Dim Sum”. La differenza con 7 anni fa consiste nel fatto che l’emissione è avvenuta fuori dalla Cina e il governo lusitano non si è rivolto agli investitori cinesi, bensì a quelli internazionali.
Sul piano delle autorizzazioni, l’operazione di questi giorni è stata più celere. Le emissioni in yuan onshore, infatti, prevedono il previo via libera della Banca Popolare Cinese. Inoltre, i capitali rimangono in Cina e la loro esportazione non è mai agevole. In questo caso, invece, i fondi sono prontamente disponibili all’estero.
Diversificazione degli investitori
Qual è stato il senso di questa emissione? Il Portogallo ha emesso un bond in yuan per diversificare i creditori del suo debito pubblico. Una mossa a cui siamo più volte ricorsi in passato anche noi con i BTp in dollari, tanto per fare un esempio. La valuta di denominazione di un asset è importante per stabilire chi sia il pubblico target degli investitori.
Va da sé che ciascuno tenda ad acquistare titoli denominati nella propria valuta, così da evitare il rischio valutario che si corre con la conversione.
Il significato è stato anche di natura finanziaria. Il Portogallo paga oggi il 3,20% per una scadenza di 8 anni, mentre è riuscito a spuntare con il bond in yuan poco più della metà. I rendimenti cinesi sono estremamente bassi in questa fase, in conseguenza dell’inflazione domestica altrettanto bassa. E questo tipo di emissioni rappresentano opportunità “win-win” per chi incassa e chi acquista: il primo paga di meno per il debito e il secondo ottiene verosimilmente di più di quanto avrebbe ricevuto in asset con la stessa denominazione valutaria nello stato di origine.
Copertura valutaria
Vero è anche che il Portogallo dovrà fare i conti con i costi della copertura valutaria o “swap”. Tenuti in considerazione, nei fatti spenderà tanto quanto. E allora il vantaggio di un bond in yuan? Attirare investitori cinesi nel mondo o che trattano nella valuta asiatica. Ma un’operazione di questo tipo e realizzata in questo delicato momento assume un significato anche, se non prevalentemente, geopolitico. La Cina è la grande rivale degli Stati Uniti, anzi dell’Occidente in generale nello scacchiere internazionale. E un pezzo di Europa decide di indebitarsi nella sua valuta quando si parla di possibile declino del dollaro come asset di riserva globale.
Bond in yuan del Portogallo ha significato geopolitico
A nessuno possono sfuggire le forti tensioni tra Stati Uniti ed Europa di questi mesi; prima sui dazi, poi sulla Groenlandia e adesso sulla guerra in Iran. Per quanto il Portogallo possa avere emesso il suo bond in yuan offshore per ragioni essenzialmente di gestione dei conti pubblici, il messaggio che arriva a Washington è diverso: il Vecchio Continente rischia di guardare ad Est su commerci e finanza. Non è quello che il presidente Donald Trump vorrebbe leggere nei report mattutini dei suoi collaboratori alla Casa Bianca. E sempre questa settimana il Brasile ha emesso il suo primo bond in euro dal 2014. Coincidenze?
giuseppe.timpone@investireoggi.it