Mancava da 12 anni ed è arrivata ieri la prima emissione di bond in euro del Brasile dal 2014. Era stata anticipata da un “roadshow” con gli investitori internazionali nei giorni passati, frutto della volontà del ministro delle Finanze, Dario Durigan, di diversificare la raccolta dei capitali e ridurre la dipendenza dalle esposizioni in dollari. L’operazione è stata condotta da BBVA, BNP Paribas, Bank of America e UBS in qualità di joint bookrunners e ha riguardato una tripla tranche.
Bond in euro del Brasile: pricing
I risultati sono stati positivi per l’economia emergente sudamericana. Ecco nel dettaglio importi e pricing per ciascuna tranche:
- 2 mld euro per scadenza 2030, cedola 4%, prezzo 99.134 e rendimento 4,24%: +145 punti base su tasso mid-swap (da +180 atteso)
- 1,5 mld euro per scadenza 2033, cedola 4,875%, prezzo 99.098, rendimento 5,031%: +210 punti base su tasso mid-swap (da +245)
- 1,5 mld euro per scadenza 2036, cedola 5,50%, prezzo 99,049, rendimento 5,627%: +255 punti base su tasso mid-swap (da +290)
Domanda robusta ignora crisi fiscale
A fronte di un importo complessivo di 5 miliardi di euro, la domanda è stata di 15 miliardi, cioè il triplo.
E per un emittente emergente assente dal mercato da tanti anni e con rating “junk”, la risposta si può considerare positiva. Il bond in euro del Brasile ha superato le criticità fiscali molto evidenti e da troppi anni senza soluzione, giovandosi del clima globale di caccia al rendimento. Per quanto in risalita, i rendimenti sovrani risultano relativamente bassi e le banche centrali non stanno segnalando alcuna fretta nell’alzare i tassi di interesse con l’inflazione trainata dal caro energia.
Anzi, gli ultimi segnali arrivati dalla Banca Centrale Europea lasciano supporre che i tassi rimarranno fermi al board di fine aprile.
Ciò ha avuto un probabile impatto proprio sul bond in euro del Brasile in tripla tranche, il quale si è potuto permettere di offrire premi abbastanza contenuti sui “benchmark” nell’Eurozona. Ciò non toglie che la crisi fiscale debba essere presa sul serio. La spesa per interessi assorbe l’8% del Pil ed è questa la ragione essenziale di questa emissione: il governo Lula vuole ridurre il costo del debito, allentando la dipendenza dal ciclo monetario domestico.
Buon investimento con rischi
Questa strategia, però, rischia di saltare se l’euro si apprezza contro il reais. A quel punto, il costo effettivo dell’indebitamento sale; non solo a scadenza, ma anche all’atto del pagamento delle cedole. Forse l’unico aspetto realmente positivo dei conti pubblici brasiliani risiede nel basso indebitamento estero: meno del 6% del Pil. In un’ottica di diversificazione degli investimenti, il bond in euro del Brasile può rappresentare una buona opportunità, specie se dalle prossime elezioni presidenziali in programma quest’anno emergesse una presidenza fiscalmente più responsabile e con una politica economica basata sulle riforme pro-crescita.
giuseppe.timpone@investireoggi.it