Andy Burnham è ufficialmente il nuovo primo ministro del Regno Unito, il secondo in due anni e il sesto in un decennio. Ha davanti a sé una “mission impossible”: risollevare le sorti elettorali del suo Partito Laburista migliorando le condizioni di un’economia britannica in declino. Una cosa per il momento sembra essere sicura, ossia che il tanto temuto “effetto Truss” è stato metabolizzato e reso strutturale dal mercato. L’ex sindaco di Greater Manchester entra a Downing Street con il primato poco invidiabile di essere a capo di un governo con i costi di emissione del debito pubblico più alti del G7.
Effetto Truss dal 2022 ad oggi
Il Gilt a 10 anni offre un rendimento in area 5% contro circa il 4% dell’Italia, il 3,10% della Germania e il 4,55% degli Stati Uniti. Quando l’allora premier conservatrice Elisabeth Truss fu impallinata dai mercati finanziari, il decennale UK rendeva meno del 4,40% al suo massimo. E con un’inflazione in doppia cifra contro il 2,8% del maggio scorso. Certo, in due mesi e mezzo il rendimento decennale era esploso di 250 punti base contro i 130 della Germania, mentre la sterlina aveva ceduto il 7% in un mese contro il dollaro e scendendo ai minimi storici rispetto al -5% dell’euro, allora crollato ai minimi da 20 anni.

Si parlò di “effetto Truss” per descrivere uno shock finanziario caratterizzato da un’intensità che nessuno si aspettava allora. Ma anziché migliorare, le condizioni sul mercato obbligazionario britannico sono peggiorate in questi anni. Tant’è vero che il Gilt a 30 anni si avvicinava pericolosamente al 6% a maggio contro un massimo del 4,90% toccato nell’ottobre del 2022. Ieri, offriva quasi il 5,70%. Colpa di finanze statali per niente solide e di prospettive ancora più fosche con l’arrivo di un laburista vecchio stampo alla guida del governo nazionale.
Con Burnham siamo tornati alla sinistra pre-thatcheriana, quella degli scioperi ad oltranza, delle nazionalizzazioni, del “tassa e spendi” e della scarsa attenzione ai conti pubblici.
Nuovo cancelliere “spendaccione”?
Attesa era nella serata di ieri particolarmente la nomina del nuovo Cancelliere dello Scacchiere al posto di Rachel Reeves. E’ arrivata inattesa quella di John Healey, segretario di Stato alla Difesa fino a un mese fa, dimessosi in polemica con l’ex primo ministro Keir Starmer a causa dell’insufficiente budget destinato alla spesa militare. Non abbiamo ancora indirizzi precisi di politica economica del nuovo responsabile delle finanze britanniche. Possiamo solo immaginare che essi siano in sintonia con quelli di Burnham e che contemplino, naturalmente, un aumento delle spese militari all’apparenza non prioritario per il nuovo capo del governo.
Fuga record di milionari da Londra
Tutto questo, però, non fa che accrescere i dubbi di natura fiscale. Ed è qui che l’effetto Truss rischia di consolidarsi sempre più al rialzo. Tutto questo, mentre hanno nel 2025 il Regno Unito ha registrato la fuga record di 16.500 milionari, mai così tanti nella sua storia e in testa alla classifica mondiale. Un trend in possibile accelerazione sulle voci di una “exit tax”, un’imposta che il nuovo governo avrebbe in mente per coloro che lasciano Londra per spostarsi all’estero.
Effetto Truss tra bassa crescita e boom di spese
Nel complesso, le avvisaglie del nuovo corso economico non appaiono positive: più spesa pubblica, minore crescita del Pil e fuga dei contribuenti più danarosi. A meno di credere alla narrazione laburista per cui l’aumento degli investimenti pubblici porterà quasi per automatismo all’espansione economica. Come se il problema fosse la bassa spesa dello stato, salita negli ultimi anni al 44-45% del Pil. Ed ecco che, da evento straordinario e traumatico per mercati e politica, l’effetto Truss si è silenziosamente trasformato in una costante per i titoli del debito e pesa come una spada di Damocle anche sulla sterlina.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



