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Ungheria nell’euro entro il 2030? Magyar lancia la sfida, ma l’obiettivo resta arduo

Il premier in pectore Peter Magyar punta a fare entrare l'Ungheria nell'euro entro il 2030, ma la strada per arrivarci resta piena di ostacoli
7 Maggio 2026
Ungheria nell'euro entro il 2030?
Ungheria nell'euro entro il 2030? © Investireoggi.it

L’Ungheria sarà il prossimo stato comunitario ad adottare l’euro entro il 2030? L’obiettivo è stato fissato dal premier “in pectore” Peter Magyar, vincitore delle elezioni politiche ad aprile con una maggioranza superiore ai due terzi dei parlamentari. Il 45-enne conservatore punta ad una netta cesura con l’era di Viktor Orban, avendo l’urgenza di ricevere 10 dei 17 miliardi di euro dei fondi UE bloccati già entro agosto, quando scade il Next Generation. Ossigeno puro per un’economia in stagnazione da anni, anche se la crescita per quest’anno è attesa in accelerazione fino a più del 2%.

Ungheria nell’euro al 2030: forti dubbi

I tre quarti della popolazione sarebbe favorevole all’ingresso dell’Ungheria nell’euro, ma che questo possa avvenire da qui al 2030 resta in forte dubbio. Il sostegno dei cittadini è importante, visto quanto accaduto in pochi mesi alla Bulgaria. Entrata nell’euro solamente da quest’anno con l’avversione della maggioranza della popolazione, ha da poco votato per una maggioranza euroscettica guidata dall’ex presidente filo-russo.

Tuttavia, i criteri di convergenza necessari per far parte dell’Eurozona non risultano ad oggi soddisfatti. Il debito pubblico al 75% del Pil supera abbondantemente il limite del 60% fissato dal Patto di stabilità. Lo stesso deficit è stato del 4,7% nel 2025 e per quest’anno dovrebbe attestarsi fino al 7%, ha avvertito Magyar, per l’aumento della spesa pubblica pre-elettorale. Un rapporto doppio al 3% massimo consentito dalle regole fiscali. A marzo l’inflazione era all’1,8%, sotto il 2,6% nell’area, ma a fronte di tassi di interesse al 6,25% contro il 2% della Banca Centrale Europea sui depositi bancari.

Cambio tra euro e fiorino
Cambio tra euro e fiorino © License Creative Commons

Fiorino a +5% dalle elezioni

E questo implica che Budapest farebbe grande fatica a perseguire la stabilità dei prezzi con una politica monetaria comune. Segnali positivi sono arrivati con le elezioni dal cambio con l’euro, rafforzatosi del 5% in meno di un mese e ai massimi da settembre 2021. I rendimenti sovrani sono scesi sia per le emissioni in valuta locale che in euro. Il decennale in fiorini è passato dal 6,62% della seduta precedente alle elezioni al 5,95% attuale. La scadenza in euro del 2035 rendeva ieri il 3,98%, cioè a premio di 104 punti base (1,04%) sul Bund di pari durata. Prima del voto, lo spread era di 143 punti (1,43%) con il rendimento ungherese al 4,41%.

Rendimento decennale ungherese
Rendimento decennale ungherese © License Creative Commons

Esportazioni pilastro del Pil magiaro

Quale sarebbe per l’Ungheria il vantaggio di entrare nell’euro entro il 2030? Il solo messaggio assume una valenza positiva per i mercati. Dopo anni di frizioni con l’UE, Budapest tornerebbe ad essere percepita sicura per i capitali stranieri. E questo stabilizzerebbe il cambio, alleviando i rischi per l’inflazione e favorendo così una discesa dei tassi di interesse. Inoltre, la moneta unica sosterrebbe l’economia tramite le esportazioni, che incidono per ben il 70% del Pil. Di queste, i tre quarti si hanno verso l’Eurozona, con la Germania da sola a pesare per un quarto delle totali.

Aderire all’euro significa non soltanto avvalersi di una valuta stabile, ma anche l’abbattimento delle barriere non tariffarie, tra cui i costi legati al cambio. Lo stesso turismo se ne avvantaggerebbe, dato che un’area di oltre 350 milioni di abitanti avrebbe modo di viaggiare in Ungheria senza preoccuparsi di scambiare euro con fiorini e facendosi un’idea immediata dei costi. Per contro esiste il rischio di perdere competitività. Far parte di un club monetario forte implica anche una convergenza di prezzi e salari nel corso del tempo. In assenza di riforme macroeconomiche, ciò aumenterebbe i costi rispetto ai benefici.

Austerità necessaria per Ungheria nell’euro al 2030

Magyar nell’immediato dovrà risanare il bilancio prima di convincere i partner sull’ingresso dell’Ungheria nell’euro entro il 2030. Non sarà un’operazione facile, come insegna la Romania proprio in questi giorni. L’austerità fiscale comporta un’inevitabile perdita del consenso nel breve termine, sebbene il futuro premier parta da livelli elevatissimi e possa permettersi di perdere qualcosa per strada. Starà al prossimo governo dimostrare a Bruxelles con i fatti e non solo a parole di voler resettare il passato.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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