Le elezioni politiche in Bulgaria di domenica scorsa hanno decretato la netta vittoria di Rumen Radev e del suo movimento Bulgaria Progressista. Con circa il 45% delle preferenze ottenute, ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, ipotesi considerata fino al giorno del voto quasi fantasiosa. Ma i bulgari, stanchi dell’estrema instabilità di governo – si sono recati ai seggi per 8 volte in 5 anni – non hanno più optato per mezze misure. Esce travolto Gerb, la formazione di centro-destra dell’ex premier Boyko Borissov. Ha ottenuto appena il 13% e 39 seggi. Il suo governo fu costretto a dimettersi l’anno scorso, a seguito di imponenti manifestazioni di piazza contro il bilancio, la corruzione percepita come molto diffusa e l’adozione dell’euro.
Elezioni in Bulgaria giudizio anche sull’euro
Male anche i centristi di PP-DB al 13% e una quarantina di seggi. Avevano appoggiato le proteste, ma sono stati travolti anch’essi dal ciclone Radev. Dimessosi nei mesi scorsi dopo 9 anni alla presidenza, ha fondato in fretta e furia un movimento anti-establishment e fortemente critico verso l’Unione Europea. Egli sostiene la necessità di aprire alla Russia per trovare una soluzione diplomatica e crede che Bruxelles abbia ormai un approccio ideologico e sconnesso dagli interessi economici, a differenza di potenze come Cina e Stati Uniti.
Radev nuovo Orban?
Nel giro di una settimana, quindi, l’UE da un lato si è liberata di un leader ostile – Viktor Orban in Ungheria – dall’altro rischia di ritrovarsene un altro ad Est. Radev è stato sempre contrario agli aiuti all’Ucraina per il timore che ciò possa trascinare la Bulgaria in guerra direttamente con la vicina Russia.
Tuttavia, ha affermato in campagna elettorale che non userà il diritto di veto per bloccare un eventuale pacchetto di sostegno a Kiev. Insomma, prova ad evitare lo scontro frontale con Commissione e partner europei per non isolare Sofia.
Bulgari contrari a maggioranza all’ingresso nell’euro
Ma l’esito di questo voto non può passare sottotraccia a Bruxelles. La Bulgaria è entrata nell’euro ad inizio anno, cioè meno di 5 mesi fa. Secondo tutti i sondaggi, la maggioranza della popolazione era contraria. Radev chiese il referendum, negato da Borissov e Corte Costituzionale. Le elezioni sono state un primo giudizio circa anche questa decisione calata dall’alto. E non è andata come avrebbero sperato i commissari europei. L’affluenza ha superato il 50% ed è salita ai massimi da 5 anni. I bulgari temono gli aumenti dei prezzi a causa della rinuncia alla sovranità monetaria. Destino ha voluto che il caro energia scatenato dalla guerra in Iran possa finire per convincerli che avessero ragione.
Fino al mese di marzo, tuttavia, l’euro non sembra essersi tradotto in un salasso per i consumatori. I prezzi medi sono aumentati dell’1,9% rispetto a fine dicembre, appena di più dell’1,6% nell’Eurozona. E c’è da dire che la Bulgaria veniva da un periodo d’inflazione ben superiore ai livelli dell’Eurozona. Vedremo quale sarà la china della Bulgaria dopo queste elezioni. Radev non sembra uno sprovveduto, sebbene le sue siano state giudicate in molte occasioni posizioni “filo-russe”. Una possibile spina nel fianco dell’UE.
In ogni caso, la presa d’atto che ad Est l’insofferenza verso le politiche comunitarie dilaga, checché ne abbia fatto pensare la vittoria straripante di Peter Magyar a Budapest.
Elezioni in Bulgaria sconfitta per sostenitori dell’euro
Un paradosso, dato che anche la Bulgaria figura tra i principali beneficiari netti degli aiuti UE. In media, incassa ogni anno contributi per un ammontare tra il 2% e il 3% del Pil contro versamenti intorno all’1%. La sua economia resta la più povera dell’area con un Pil pro-capite di appena 18.000 euro. Sul fronte della corruzione percepita in UE ha fatto peggio negli anni solo l’Ungheria. Ciò non ha impedito il suo ingresso nell’euro. Ecco perché le elezioni di due giorni fa segnano una bocciatura popolare dell’establishment sostenuto dalla Commissione, la vera sconfitta di questo esito.
giuseppe.timpone@investireoggi.it