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Oggi: 21 Lug, 2026

Gli italiani svuotano i conti correnti: perché il denaro torna a muoversi

I depositi bancari scendono nel mese di giugno, anche se il dato non riflette le difficoltà delle famiglie, ma un ritorno all'investimento.
20 Luglio 2026
Depositi bancari giù, prestiti su
Depositi bancari giù, prestiti su © Investireoggi.it

Il Rapporto mensile dell’Abi (Associazione bancaria italiana) per il mese di giugno conferma il trend ascendente dei prestiti erogati a famiglie e imprese, rispettivamente in rialzo per il 18-esimo e il 12-esimo mese consecutivo a complessivi 1.318 miliardi di euro (+3,3% annuale dal +3% di maggio). Al contrario, i depositi bancari sono risultati in calo a 1.882,9 miliardi dai 1.898,8 miliardi di maggio, pur ancora in crescita tendenziale del 3,2% e in accelerazione dal 2,7% precedente.

Depositi bancari giù, crescono gli investimenti

In un solo mese, quindi, le banche hanno prestato 14 miliardi in più all’economia reale, mentre gli italiani hanno ritirato dai rispettivi conti correnti e deposito (ma anche tramite pronti contro termine) quasi 16 miliardi. Come possiamo interpretare tali dati? L’aumento dei depositi bancari è associato solitamente ad una maggiore capacità di risparmio delle famiglia.

Viceversa, un loro calo viene considerato sintomatico di possibili difficoltà finanziarie.

Questo discorso sarebbe vero, se non prendessimo in considerazione un altro aspetto: l’investimento. I depositi bancari sono risparmio quasi del tutto infruttifero. I conti correnti non offrono alcuna remunerazione e i conti deposito applicano tassi molto bassi, specie tra le grandi banche. Le nuove operazioni per le giacenze vincolate a giugno offrivano in media il 2,31%, ma il tasso medio complessivo nello stesso medio era di appena lo 0,94%. Con un’inflazione più che tripla, una perdita di benessere secca.

Con inflazione liquidità mobile

La verità è che proprio la ripresa dell’inflazione negli ultimi tempi sta smuovendo le acque sul mercato dei capitali. Le famiglie non ci stanno a ricevere zero interessi o poco più, quando con un rischio relativamente basso possono ottenere molto di più.

Nei primi 4 mesi dell’anno, hanno effettuato acquisti netti di titoli di stato italiani per 16,5 miliardi e in 12 mesi per 32,5 miliardi. E mentre la loro ricchezza finanziaria è salita al record di 6.500 miliardi a fine 2025, sappiamo anche che in gran parte risulta investita in borsa e poi anche in polizze assicurative, fondi, bond, ecc.

Prestiti restano bassi, ma recuperano

Nel frattempo, le banche stanno aumentando i prestiti. E questa è una buona notizia, anche se restiamo su livelli storicamente bassi. A giugno, le erogazioni in valore assoluto erano poco più alte rispetto a 5 anni prima. Peccato che in questo periodo l’inflazione italiana sia stata superiore al 20%. I depositi bancari sono aumentati nello stesso frangente di oltre 100 miliardi. Il rapporto tra impieghi e depositi è sceso, dunque, dal 73,9% al 70%. Era già molto basso e oggi è ancora più infimo.

Riguardo alle tendenze più di breve periodo, però, il credito sta recuperando e forse anche questo dato contribuisce a spiegare la particolare resilienza dell’economia italiana in questo scenario internazionale sempre più cupo. D’altra parte, se anche prendessimo per buono il fatto che un calo dei depositi bancari equivalga necessariamente alla contrazione del risparmio, esso denoterebbe una maggiore vivacità dei consumi o perlomeno la volontà delle famiglie di tenerli invariati, anche ricorrendo alla riduzione della liquidità accantonata in passato.

Depositi bancari snobbati come prodotto in sé

A cosa si deve questa apparente ripartenza del credito? Come sempre, le banche sono aziende mosse dall’unico fine di produrre utili. E negli ultimi tempi, prestare denaro rende più di prima. A fronte di circa mezzo punto percentuale in più di costo della raccolta diretta, i tassi applicati a prestiti e mutui sono quasi raddoppiati in 5 anni ad una media superiore al 4%. I margini sono lievitati e ciò sostiene tra l’altro i titoli bancari in borsa.

Come mai i depositi bancari sono stati meno avvantaggiati dal rialzo dei tassi? Rispetto al passato, non sono più così determinanti per gli istituti di credito. Parte crescente dei loro ricavi (da un quarto al 40%) proviene ormai dalle commissioni sui servizi. Le filiali non smaniano per attirare liquidità dei clienti, avendone in abbondanza e riuscendo a fare maggiori utili anche prestandone di meno. Semmai, essa si rivela importante proprio ai fini della gestione legata agli investimenti. Agli sportelli il denaro dei clienti interessa sempre più come oggetto di consulenza finanziaria che come prodotto in sé.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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