Inizia oggi e si concluderà l’11 settembre l’OPAS di Poste Italiane su TIM dopo avere ricevuto il via libera di Banca d’Italia e Consob all’operazione da 13,4 miliardi di euro. La società guidata da Matteo Del Fante punta all’obiettivo minimo del 66,67% delle azioni della compagnia telefonica, così da risultarne la controllante anche in occasione delle assemblee straordinarie senza alcun bisogno di ricercare alleanze con altri soci. Coloro che aderiranno, riceveranno per ognuna delle azioni apportate 0,218 azioni di Poste e 1,67 euro in contanti. Ai prezzi di borsa della chiusura di venerdì scorso, il titolo TIM viene valorizzato a 7,70 euro contro i 7,85 euro a cui quotava effettivamente. Ne consegue che l’offerta risulti attualmente a sconto di circa il 2%.
OPAS di Poste su TIM chiusura del cerchio
L’OPAS di Poste su TIM farà nascere un colosso da 27 miliardi di euro di ricavi (13,1 e 13,7 miliardi rispettivamente) e 150.000 dipendenti. In borsa, le due società capitalizzano l’una più di 36 e l’altra quasi 16,60 miliardi di euro. Se tutti i soci di TIM aderissero, Poste emetterebbe 372 milioni di nuove azioni e sborserebbe complessivamente circa 2,85 miliardi di euro in contanti. Bisogna considerare, infatti, che l’istituto già detiene il 19,6% dell’ex monopolista telefonica. La quota è stata rastrellata negli ultimi anni rilevando il 9,81% di CDP e il 15% di Vivendi. Successivamente, c’è stata una diluzione nel capitale a causa della conversione delle azioni di risparmio in ordinarie per semplificare e rendere più efficiente la struttura del capitale.
Si sta per concludere una vicenda tormentata per TIM e nata con la privatizzazione del 1996 (ex Telecom Italia), forse la più fallimentare di quegli anni.
Un gioiello delle telefonia veniva svenduto a un gruppetto di “capitano coraggiosi”, che ne fecero macelleria finanziaria. A crescere nei decenni successivi sarebbero stati solo i debiti, mentre la strategia industriale era pressoché inesistente. L’ex monopolista sarebbe passato di mano più e più volte, transitando tra l’altro sotto il controllo della spagnola Telefonica e dopo della francese Vivendi. Di un paio di anni fa lo scorporo della rete, la cui società di gestione FiberCop è partecipata a maggioranza relativa dal fondo americano Kkr.
Boom del titolo TIM con Labriola
Con Pietro Labriola al timone dal gennaio del 2022, il titolo TIM guadagna intorno all’85% in borsa. Tuttavia, bisogna considerare che nello stesso periodo di tempo l’indice FTSE MIB è quasi raddoppiato. Resta il fatto che l’OPAS di Poste sia quasi un unicum. Solitamente, siamo abituati ad operazioni in cui le aziende tecnologiche comprano i business attivi nei vecchi settori, mentre in questo caso avviene il contrario. Attenzione a restare ancorati all’immagine di Poste come di filiali polverose che spediscono lettere e telegrammi. Il loro “core” business sta diventando da anni sempre più finanziario.

Poste sempre più centro bancario-digitale
Poste Italiane distribuisce i Buoni fruttiferi postali per conto di CDP e allo stesso tempo è un operatore bancario vero e proprio con l’offerta di servizi come libretti postali e BancoPosta. Da mesi i clienti PosteMobile sono stati fatti transitare su TIM. L’integrazione tra i due servizi telefonici si è già completata e precede quella di natura industriale-finanziaria.
Il controllo resterà in capo allo stato. Questi detiene il 64,26% di Poste (35% CDP e 29,26% MEF) e scenderà a non meno del 50,1% della nuova società post-aggregazione.
E’ lo stato che torna a gestire quelli che ritiene essere servizi essenziali, ossia telecomunicazioni e logistica. Se già da tempo le filiali postali si sono trasformate in un mini-bazar di servizi al cittadino (in molti comuni si occupano anche del passaporto), lo saranno ancora di più nel prossimo futuro. L’idea è di trasformarle in centri per la digitalizzazione, coniugando vecchi e nuovi business. L’utente entrerà per pagare un bollettino o spedire un pacco, ma allo stesso tempo attiverà una scheda TIM e potrà attivare la fibra, mentre investe la liquidità in Buoni fruttiferi o la deposita sul conto BancoPosta.
Fino a certo tempo fa, gli uffici postali erano dati per morti. Ma dalla privatizzazione di fine 2015, il titolo Poste guadagna oltre 320% e smentisce da solo le previsioni fosche del passato. La realtà è ben diversa: le 12.755 filiali sparse su tutto il territorio nazionale fanno gola ai grossi offerenti di servizi. Pensate a chi per lavoro vende polizze di assicurazione e ha la necessità di raggiungere clienti ovunque, anche in cima alla montagna e dove la rete non prende. Questo è il grande valore aggiunto di Poste, che dispone oltre tutto di 580 miliardi di liquidità grazie alla gestione diretta e all’intermediazione effettuata per conto dello stato.

OPAS di Poste su TIM questione di sovranità digitale
Quando parliamo di OPAS di Poste su TIM, non dobbiamo limitarci a pensare che si tratti di un operatore postale che si compra un operatore telefonico. C’è dietro un progetto più ampio. Siamo di fronte all’unione di due asset pubblici, che ritengono di poter maturare grosse sinergie mettendosi insieme e sfruttando i reciproci punti di forza.
Certo, la compagnia è stata privata della rete, che era la sua gallina dalle uova d’oro. Ma stiamo dimenticando che con TIM Enterprise è già attiva nel business dell’Intelligenza Artificiale, che tutti i governi nel mondo stanno cercando di potenziare e mettere in sicurezza rispetto agli appetiti esterni.
E’ questione di Sovranità Digitale. In tale direzione vanno la maxi-alleanza strategica con Microsoft per potenziare l’IA generativa e l’IA agente all’interno delle aziende e della Pubblica Amministrazione, nonché l’asse con Google Cloud tramite la controllata Noovle, che sviluppa soluzioni di Causal AI e IA generativa sicura. L’OPAS di Poste su TIM va inquadrata anche come operazione per la messa in sicurezza definitiva di un asset trattato con i piedi per quasi tre decenni e che tanti danni ha provocato all’intera economia italiana sul fronte dei ritardi nella digitalizzazione.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



