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Romania, instabilità di governo e mercato dei bond sotto pressione: torna il rischio Paese

La Romania precipita nuovamente nella crisi di governo e il mercato dei bond rischiano il repricing con rendimenti e spread in crescita.
29 Aprile 2026
Bond Romania a rischio downgrade con crisi di governo
Bond Romania a rischio downgrade con crisi di governo © Investireoggi.it

La Romania riprecipita nella crisi di governo e a pagarne il prezzo rischiano di essere per i primi i suoi bond sovrani. A Bucarest si registra una svolta clamorosa e che sconfina lo stato dell’Europa Orientale. Il Partito Social-Democratico ha abbandonato il governo di larghe intese capeggiato dal primo ministro Ilie Bolojan, lasciandolo in minoranza in Parlamento. La cosa più eclatante è che si è detto pronto a votare la sfiducia presentata da AUR, il partito della destra sovranista contro cui era stato creato il “cordone sanitario” con la nascita del governo di un anno fa. Non era mai accaduto prima in Europa che una formazione di centro-sinistra si alleasse con una euroscettica in una votazione che decide le sorti della politica nazionale.

Bond Romania a rischio crisi di governo

Per i bond in euro emessi dalla Romania si tratta di una pessima notizia. Bolojan ha escluso le dimissioni prima della probabile sfiducia in Parlamento. La crisi si è aperta per lo scontro tra alleati circa il pacchetto di austerità fiscale dell’esecutivo, consistente in misure come il blocco di stipendi pubblici e pensioni e aumento dell’IVA. Se si andasse ad elezioni anticipate, stando ai sondaggi AUR vincerebbe con il 35% dei consensi, seguito a lunga distanza dal Partito Social-Democratico al 20%.

Sondaggi politici in Romania
Sondaggi politici in Romania © License Creative Commons

In caso di crisi di governo, l’Unione Europea congelerebbe 10 miliardi di euro di fondi legati al Pnrr. I conti pubblici rumeni sono allo sbando. Il deficit è stato tra l’8,2% e l’8,4% nel 2025 e per quest’anno è atteso in calo intorno al 6%, pur restando su livelli doppi rispetto al tetto del 3% fissato dal Patto di stabilità.

Il rapporto tra debito pubblico e Pil si attesta al 62% e la crescita economica, pur attesa in accelerazione dal 2025 (ma occhio all’effetto della guerra in Iran), supera di poco l’1%. A marzo di quest’anno, invece, l’inflazione è tornata a salire al 9,9%, ai massimi dal settembre scorso. Ciò impedisce alla banca centrale di tagliare i tassi dal 6,5% e a soffrire è il bilancio dello stato per via dell’elevata spesa per interessi.

Rating bassi ad un passo da junk

Il bond in euro a 10 anni, scadenza green del 22 febbraio 2036 e cedola 5,625% (ISIN: XS2770921315), è sceso in area 92,35 centesimi nella seduta di ieri. A fine febbraio, sfiorava la quotazione di 103. Offre un rendimento sopra il 6% e a premio di 300 punti base (3%) sul Bund a 10 anni. Lo spread prima della guerra in Iran era di una ventina di punti base più basso. Rischi imminenti per il debito estero non ve ne sarebbero. Le riserve valutarie ammontano a 67 miliardi di euro contro scadenze a breve termine per 47,4 miliardi a fine febbraio. Tuttavia, i saldi correnti e commerciali viaggiano su valori estremamente negativi: -4% e -6% del Pil rispettivamente. E con un cambio con l’euro fisso, questo rappresenta un grosso problema per un’economia alle prese con una grave crisi fiscale.

Le agenzie di rating assegnano giudizi molto bassi ai bond della Romania: BBB- per S&P e Fitch, Baa3 per Moody’s. In tutti e tre i casi, l’outlook è negativo. Significa che l’emittente è considerato ad un passo dal precipitare nell’area “junk” tra gli speculativi. In pratica, investire nel debito rumeno presenterebbe un rischio sovrano medio-alto. E la crisi politica non fa che allarmare. Senza un governo capace di mettere in atto misure di risparmio e di aumento delle entrate, i conti pubblici peggioreranno ulteriormente e la fiducia dei mercati si contrarrà fino a decimare la già bassa crescita del Pil.

Governo di Bucarest perde credibilità sui mercati

L’UE è stata sinora paziente e indispensabile per Bucarest. Senza il suo sostegno, i mercati avrebbero sbranato da tempo i bond della Romania. La formazione del governo in carica si presentò complessa sin dall’inizio. Tutti i partiti europeisti si misero insieme per evitare il ripetersi dello scenario vissuto con le elezioni presidenziali, annullate dopo il primo turno nel novembre 2024 in cui aveva vinto il candidato sovranista Calin Georgescu. Il voto fu ripetuto nella primavera successiva, quando un altro candidato sovranista – George Simion – sfiorò l’impresa, perdendo al ballottaggio contro Nicusor Dan, a sua volta un candidato anti-establishment con posizioni europeiste.

Andando sulle scadenze più lunghe, troviamo il bond della Romania aprile 2049 con quotazione a 75 centesimi e cedola 4,625% (ISIN: XS1968706876). Superava gli 83 centesimi a fine febbraio. Con un rendimento al 6,80%, offre un premio di 325 punti base o 3,25% sul Bund a 30 anni. E anche rispetto al BTp 2049 si mostra più generoso di 235 punti o 2,35%. Ma il rischio sovrano può portare a un ulteriore repricing con caduta dei prezzi e aumento dei rendimenti. Anche se la crisi di governo rientrasse, la credibilità dell’attuale quadro politico resterebbe intaccata e l’azione del premier assai limitata.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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