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Eurobond: meno indispensabili al Sud, al Nord calano i timori

Gli Eurobond ora sono meno appetibili all'Italia con lo spread ai minimi dal 2008, mentre la percezione del rischio scende nel Nord Europa.
23 Febbraio 2026
Eurobond non più indispensabili all'Italia con rischio sovrano basso
Eurobond non più indispensabili all'Italia con rischio sovrano basso © License Creative Commons

L’Unione Europea vorrebbe approfittare di questa fase di disincanto verso il ruolo degli Stati Uniti nel mondo per rilanciare l’euro e cercare almeno di affiancarlo al dollaro come valuta di riferimento nelle transazioni e riserve ufficiali internazionali. Per ovviare alla carenza di “safe asset” per investire nella moneta unica, potrebbe gettare il cuore oltre l’ostacolo con emissioni stabili di Eurobond. Una proposta che fu, anzitutto, dell’Italia negli anni in cui il rischio sovrano era da noi percepito alto e i nostri rendimenti divergevano da quelli del resto dell’area. Il Nord Europa capeggiato dalla Germania ha sempre rifiutato anche solo di discuterne.

Basso rischio Italia non spinge Eurobond

Di recente, le posizioni di entrambi i fronti appaiono più sfumate. L’accoglienza nel Sud Europa è più tiepida, mentre le resistenze al Nord meno forti. E’ ora la Francia a vedere nelle emissioni di debito comune la via per superare le problematiche per competere con gli States. E non a caso, Parigi rilancia la questione quando è finita nell’occhio del ciclone sui mercati finanziari per i suoi squilibri fiscali e l’instabilità politica. A Roma si respira un’aria mai così rilassata dal 2008 sul fronte dei conti pubblici. Lo spread tra BTp e Bund è sceso ai minimi dal 2008, appena 60 punti base contro i 210 ancora dell’autunno del 2023.

Costi di emissione simili nell’Eurozona

Gli Eurobond oggi servono molto meno all’Italia con il venire meno del rischio prezzato dai mercati. Le agenzie di rating sono tornate a promuovere i nostri titoli di stato, i cui giudizi sono adesso saliti nel range A(low)/Baa2.

Guardando alla curva dei rendimenti, ci accorgiamo che le differenze tra le emissioni comunitarie e quelle italiane sono ormai minime. Il nostro tratto a 5 anni offre un premio di poco superiore allo 0,15%, salendo allo 0,30% per scadenze più lunghe come i 10 e i 30 anni. Allo stesso tempo, i titoli di Bruxelles viaggiano su rendimenti attorno allo 0,25% più alti rispetto ai Bund a 5 anni e a +0,30% rispetto ai decennali e a +0,55% sui trentennali della Germania.

Berlino e gli alleati del Nord non temono più di doversi sobbarcare costi così enormi in termini di maggiori interessi. Né l’Italia e il resto del Sud Europa più la Francia sperano di risparmiare chissà quanto. Il paradosso di questa fase relativamente calma sui mercati consiste nel fatto che nessuno abbia reale interesse a forzare il dibattito sugli Eurobond, essendo i benefici attesi relativamente bassi. Pur in assenza di resistenze vigorose come in passato – anche perché le emissioni di Eurobond servirebbero agli scandinavi per mettersi al riparo dal rischio di un attacco russo sostenendo il riarmo europeo – il tema ha perso di centralità.

Esito del dibattito dipenderà da convenienze

Vero è che la fase positiva per il Sud Europa non deve essere data per definitiva. Ancora oggi i Bund sono percepiti più affidabili e pronti a drenare capitali dal resto del continente durante future tensioni finanziarie.

Così come il discorso sulla necessità di creare un mercato più liquido per i “safe asset” non è privo di fondamento. Tuttavia, il rischio Italia impensierisce assai meno di qualche anno fa. Ma la stessa Germania sa che dovrà fare tanti debiti per riarmarsi, cosa che la porterebbe a non escludere a priori emissioni comuni per mantenere i suoi bilanci più ordinati, magari a fronte di costi un po’ più alti. Insomma, il futuro degli Eurobond non è scritto e non saranno disquisizioni ideologiche a definirlo. Così come in passato non sono state la vera causa del mancato decollo.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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