Tutti abbiamo negli occhi le immagini delle frane, delle alluvioni e del finimondo che ha colpito il Sud Italia in queste settimane. Ed ecco la risposta del governo, che ha già pronto il decreto legge destinato a sostenere le popolazioni colpite da eventi atmosferici eccezionali. Subire danni da calamità naturali trova risposta in una serie di interventi mirati, tra cui la sospensione degli adempimenti fiscali e un aiuto economico diretto. Vediamo cosa bolle in pentola.
Zero tasse e 3.000 euro di indennizzo: ecco la risposta al maltempo nel Sud Italia
Con una dotazione complessiva di un miliardo di euro, interamente destinata a chi ha subito danni nelle Regioni Sicilia, Sardegna e Calabria, il governo prepara un pacchetto di misure straordinarie.
Il mix di interventi contenuto nel decreto che il Consiglio dei ministri si appresta a licenziare è diretto esattamente nella direzione annunciata: sostegno economico immediato e alleggerimento degli obblighi fiscali per i soggetti colpiti dal ciclone Harry.
Per il biennio 2026-2027 sono già stanziati 400 milioni di euro, che serviranno a finanziare entrambe le misure. Da un lato l’indennizzo una tantum fino a 3.000 euro, dall’altro la sospensione degli adempimenti fiscali, almeno fino al mese di aprile, per chi ha subito interruzioni dell’attività lavorativa o danni alle infrastrutture necessarie allo svolgimento dell’impresa o del lavoro autonomo.
Cosa accade adesso e come funziona l’aiuto per i colpiti dal ciclone Harry
A tutti gli effetti si tratta di una vera e propria tregua fiscale fino al 30 aprile, riservata ai contribuenti residenti o operanti in Calabria, Sardegna e Sicilia. La sospensione riguarda non solo le imposte, ma anche i contributi previdenziali.
Configurando così una misura di sostegno a 360 gradi per territori messi in ginocchio dagli eventi atmosferici.
E’ necessario però chiarire un punto fondamentale: sospensione non significa cancellazione. Gli adempimenti rinviati dovranno essere recuperati, secondo le previsioni attuali, entro ottobre 2026, ma senza l’applicazione di interessi o sanzioni per il periodo di sospensione. L’obiettivo è evidente: non sottrarre liquidità a famiglie e imprese che devono affrontare le spese per la ripresa e la ricostruzione.
Per i lavoratori dipendenti, l’INPS dovrebbe riconoscere una integrazione salariale pari all’80% della retribuzione, fino al 31 maggio. Questo nei casi in cui la sospensione dell’attività lavorativa sia direttamente collegata agli eventi calamitosi.
Per i lavoratori autonomi, invece, è previsto un contributo di 500 euro ogni 15 giorni di inattività, fino a un massimo complessivo di 3.000 euro. Ciò per i periodi in cui non è stato o non sarà possibile svolgere l’attività a causa dei danni subiti.