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POS collegato alla cassa, spuntano 115 milioni di scontrini in più: riemersi 5,3 miliardi di euro

Il collegamento obbligatorio tra POS e cassa dà i primi frutti: 5,3 miliardi di euro di maggiore imponibile e 115 milioni di scontrini in più
25 Luglio 2026
POS collegato alla cassa
POS collegato alla cassa © Investireoggi.it

La legge di Bilancio per il 2026 ha previsto che, a partire da quest’anno, i registratori di cassa debbano essere collegati ai POS, ossia ai dispositivi che permettono di ricevere i pagamenti digitali. Può sembrare strano, ma fino alla fine dello scorso anno non era così. Poteva accadere che un cliente decidesse di pagare con carta di credito o bancomat o tramite app e che l’esercente incassasse il pagamento senza necessariamente dichiararlo al fisco. Infatti, lo scontrino rilasciato con il registratore di cassa seguiva un percorso parallelo.

POS collegato alla cassa: più gettito fiscale

Il collegamento obbligatorio tra POS e cassa fa sì che il pagamento tramite il primo venga segnalato automaticamente all’Agenzia delle Entrate, per cui l’esercente non può più barare battendo uno scontrino d’importo minore ai fini fiscali. E stando ai primi risultati, questa iniziativa sta avendo il successo sperato. Nel periodo che va dall’1 gennaio al 15 maggio di quest’anno, gli scontrini battuti risultano essere 115 milioni in più per un imponibile complessivo di +5,3 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In media, nel periodo osservato sono stati battuti oltre 850.000 scontrini al giorno. Il maggiore imponibile non equivale a gettito, sia chiaro. Su di esso devono essere calcolate le aliquote IVA e poi ancora l’IRPEF o l’IRES. Stimando un’aliquota IVA media del 15%, possiamo immaginare che lo stato abbia già maturato o persino incassato per il periodo di riferimento circa 800 milioni in più. E applicando per ipotesi un’aliquota media del 20% sui maggiori redditi dichiarati e al netto dell’IVA, sfioriamo un altro miliardo.

Su base annua, il maggiore imponibile arriverebbe a 14 miliardi di euro, se tenesse gli stessi ritmi di crescita. Dunque, il collegamento tra POS e cassa esiterebbe nell’intero esercizio un paio miliardi di maggiore gettito IVA e circa 2,5 miliardi in più di gettito IRPEF/IRES. Lo stato si sarebbe assicurato lo 0,2% del Pil di maggiori entrate. Ovviamente, saranno i dati a consuntivo a convalidare o meno le nostre previsioni. Per quanto riguarda i redditi, poi, dovremmo attendere le dichiarazioni effettuate nel 2027.

Colpo al VAT gap

Sempre il Ministero di economia e finanze ha trovato che il gettito IVA nei primi 5 mesi dell’anno sia aumentato tendenzialmente di 1,9 miliardi per gli scambi interni. Guai a compiere l’equazione tra più entrate e collegamento tra POS e cassa. Infatti, bisogna tenere conto che il gettito IVA tende a salire di anno in anno per il semplice aumento dei prezzi al consumo. Ed esso ha segnato un +3,1% contro un’inflazione media del 2% nel periodo gennaio-maggio e un aumento medio (non ponderato) dei consumi attorno allo 0,7%.

E’ ancora molto presto per tirare le somme, ma alcuni segnali positivi esistono. Il gettito IVA relativo al commercio è cresciuto del 6,5% e nei servizi privati del 3,6%, cifre sopra la media. Il solo collegamento tra POS e cassa non servirà a risolvere il problema dell’evasione fiscale, ma può aiutare a ridurre il cosiddetto “VAT gap”, ossia la differenza tra il gettito teorico e quello effettivo.

Esso è del 5% medio nell’Unione Europea, ma in Italia risulta più che raddoppiato al 10,8%, pur anch’esso in calo negli ultimi anni.

Recuperati importi medio-alti

Se facessimo il rapporto tra maggiore imponibile e maggiori scontrini battuti, otteniamo un importo medio attorno ai 45 euro. Non è poco. Ipotizzando che tutti i maggiori scontrini siano il risultato dell’emersione di imponibile precedentemente non dichiarato, ciò significa che i commercianti non hanno evaso in passato soltanto importi contenuti, come le caramelle acquistate tramite carta o app. A sfuggire al fisco erano state anche spese di rilievo e sulle quali adesso andranno versate le imposte.

Prima di dichiarare la vittoria sull’evasione fiscale, però, serve attendere gli sviluppi. Se anche digitalizzassimo tutti i pagamenti, non è detto che il fisco sarebbe in grado di riscuotere il dovuto. Al 31 dicembre 2025, l’Agenzia delle Entrate risultava a credito verso i contribuenti italiani di ben 1.331 miliardi di euro. Di questi, si stima che non sarebbero incassati più di 60-70 miliardi (5%) e con uno sforzo sovraumano. E’ vero, le cartelle esattoriali riguardano perlopiù vecchi debiti e intestati a persone o società spesso defunte, non più raggiungibili o prive di mezzi. Più facile incassare debiti recenti. Ma la vera svolta sarebbe lo smaltimento del magazzino fiscale o almeno la cessazione del suo accumulo. Lancerebbe il segnale che il fisco d’ora in avanti stia riuscendo a recuperare ciò che gli spetta, al netto delle criticità passate.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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