Scoppiata la pace, improvvisa e inattesa, in casa Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Nella mattinata di oggi, si è appreso che Leonardo Maria e il fratello Rocco Basilico hanno raggiunto un accordo per rinunciare alle rispettive azioni legali. La novità sblocca il riassetto societario, che per settimane era rimasto “sub iudice”, seppure non ufficialmente. Proprio nelle ore scorse si era arrivati ad una svolta ancora più drammatica nella vicenda, quando Basilico aveva diffidato il Consiglio di Amministrazione dal modificare la natura della sua quota del 12,50% in reazione al disconoscimento dell’usufrutto comunicato qualche giorno prima dalla madre Nicoletta Zampillo.
Riassetto Delfin: pace in casa Del Vecchio
E sarebbe stata proprio la vedova di Leonardo Del Vecchio, a poche settimane dal quarto anniversario della morte, ad avere fatto da paciera tra i due figli. Ha rinunciato alla revoca dell’usufrutto, per cui il figlio di primo letto continuerà a godere della piena proprietà della quota assegnatagli in eredità. In cambio, questi rinuncia ad opporsi legalmente alle delibere del 27 aprile scorso, quando l’assemblea dei soci approvò il trasferimento delle quote dai fratelli Luca e Paola a Leonardo Maria e l’aumento dei dividendi dal 10% all’80% dell’utile per tre esercizi.
Rilanciato risiko bancario
La pace accelera il riassetto di Delfin con Leonardo Maria pronto a salire al 37,5%, oltre a garantirsi la nuda proprietà della quota materna. Una svolta che rilancia il risiko bancario italiano. La holding detiene partecipazioni finanziarie in Monte Paschi, Generali e Unicredit. Il più piccolo dei fratelli Del Vecchio ha ottenuto un prestito di 10 miliardi di euro da Bnp Paribas, Crédit Agricole e Unicredit con cui pagherà le quote a Luca e Paola.
Un altro miliardo servirà al rinnovo del debito in scadenza per la sua Lmdv Capital. L’impasse giudiziaria aveva “congelato” il maxi-finanziamento, ritardando l’intera operazione.
Le banche creditrici avranno in pegno, tramite Lmdv, le azioni Delfin oggetto del trasferimento e riceveranno interessi per 400 milioni all’anno. Leonardo Maria punta a rimborsare il prestito attingendo alle riserve di utili della holding, pari a 7 miliardi di euro a fine 2025, oltre che ai maggiori dividendi distribuiti e alle plusvalenze realizzate con l’eventuale cessione delle partecipazioni non strategiche. La sola quota in Monte Paschi porterebbe fino a 3,5 miliardi di attivo nei conti societari. Di questi, la metà andrebbe a finire nelle mani del rampollo.
Possibile uscita dal capitale per Basilico e Clemente
Ecco perché il mercato guarda con estremo interesse alla (cessata?) faida familiare in casa Del Vecchio. Non sono eventi relegati alla governance di Delfin, in quanto hanno implicazioni dirette per il panorama bancario e finanziario italiano. La pace riporta le lancette allo scorso 27 aprile e rimette in discussione la presenza della holding a Siena e Trieste. Unicredit è particolarmente interessata al dossier, essendo considerata la più papabile acquirente di almeno una delle due quote.
Restano da capire tutti i contorni di questa pace improvvisa.
Francesco Milleri rimane saldamente alla guida di Delfin e questo per Basilico rappresenta una garanzia contro il rischio (per lui) che Leonardo Maria si prenda da solo il controllo decisionale della holding. Si era parlato nelle scorse settimane anche di un possibile recesso di Basilico. E nei giorni scorsi si era aggiunta la notizia che un altro dei fratelli, Clemente, volesse a sua volta uscire dal capitale. Troppi fronti caldi ancora tutti da valutare. Per il momento la certezza è che i fratelli hanno smesso di farsi la guerra, evidentemente interessati a massimizzare ciascuno il proprio interesse.
giuseppe.timpone@investireoggi.it