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Il prestito circolare: Del Vecchio vende a UniCredit quello che UniCredit finanzia

Unicredit potrebbe finanziare il maxi-prestito a Leonardo Del Vecchio per consentirgli di rilevare le altre quote in Delfin.
21 Aprile 2026
Delfin e il prestito di Unicredit
Delfin e il prestito di Unicredit © Investireoggi.it

Leonardo Maria Del Vecchio sarebbe in procinto di ricevere un maxi-prestito di 10 miliardi di euro con cui rilevare le quote in Delfin dei fratelli Luca e Paola. E a finanziarlo vi sarebbe un pool di banche, tra cui Bnp Paribas, Crédit Agricole e Unicredit. Una soluzione per il rampollo trentenne della dinastia necessaria per assumere il controllo della holding di famiglia e chiudere gli screzi sulla suddivisione dell’ingente patrimonio.

Delfin e Unicredit: do ut des

Sono 8 i soci di Delfin, tutti con una quota del 12,5%. Il suo valore è salito a 55 miliardi, grazie al boom in borsa negli ultimi anni di partecipazioni come EssilorLuxottica, di cui detiene il 32%.

La società di diritto lussemburghese detiene anche il 17,5% in Monte Paschi di Siena, il 10% in Generali e il 2,7% in Unicredit. Ed è qui che arriva la parte più sfiziosa della vicenda: Unicredit starebbe per co-finanziare uno dei propri soci più grandi, con il quale denaro liquiderebbe un paio di fratelli e, secondo i rumor di stampa, la stessa quota in MPS. Per venderla a chi? Voci insistenti portano proprio a Piazza Gae Aulenti.

Bis a Lovaglio per esigenza di stabilità

In pratica, Andrea Orcel presterebbe denaro al suo stesso possibile venditore e azionista. E così si autofinanzierebbe la scalata a Rocca Salimbeni. Nulla di anomalo, intendiamoci. Il quadro si completa con Crédit Agricole, che a sua volta possiede oltre il 20% di Banco BPM e che, indirettamente, risulta coinvolta nella partita senese. Infatti, l’istituto milanese detiene il 3,74% del capitale MPS e la scorsa settimana si è rivelato determinante per il bis di Luigi Lovaglio come AD.

Adesso che passano i giorni, la verità sull’esito choc di quell’assemblea degli azionisti si va facendo più chiara. C’era tutta la volontà di alcuni soci grossi di massimizzare il valore delle rispettive quote senza andare incontro alle incertezze di un cambio di governance. Delfin potrebbe vendere presto il 17,5% per realizzare una maxi-plusvalenza stimata ad oggi intorno ai 3,5 miliardi. Liquidità che servirebbe alla famiglia Del Vecchio per fare shopping altrove. Il tempo ci dirà dove. E Unicredit avrebbe interesse a sostenere la holding, perché rischia di uscire con un pugno di mosche anche dalla Germania dopo essere rimasta a bocca asciutta con Banco BPM.

Orcel si muove in Germania su Commerzbank

Ieri, Orcel ha smosso le acque su Commerzbank. Ha giudicato la banca tedesca “non pronta” alle sfide future, segnalando di avere un piano industriale per rafforzarla. Ma ha avvertito che i tempi di una fusione non sarebbero vicini. Se ne parlerebbe al 2029. Qual è il senso di queste dichiarazioni? Passare la palla nel campo avversario, verificare la reazione del governo Merz e rassicurare circa la mancata fretta all’eventuale spostamento della sede. Le probabilità di successo dipenderanno dalla posizione di Berlino, schierata finora contro la scalata italiana.

Vendita di Delfin piano b perfetto per Unicredit

Per questo Unicredit guarda a MPS, cioè a Delfin.

Il piano b consisterebbe nel ripiegare sull’Italia, conquistando a valle e in un solo colpo due banche (MPS e la controllata Mediobanca) e una compagnia assicurativa (Generali) di cui già detiene il 6,68%. Soluzione che non dispiacerebbe al governo Meloni. Essa salvaguarderebbe l’italianità del sistema bancario e assicurativo nazionale. E proprio in vista di un possibile ingresso a Siena, Orcel ha nei giorni scorsi rinunciato a fare appello al Consiglio di Stato sul decreto golden power con cui l’esecutivo un anno fa spense nei fatti i sogni di conquista di Banco BPM. Un gesto distensivo senza bisogno di grosse spiegazioni.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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