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Delfin, Zampillo disconosce la cessione dell’usufrutto al figlio Basilico: ecco cosa può succedere

Nuovo capitolo della saga familiare in Delfin. Nicoletta Zampillo ha disconosciuto la cessione dell'usufrutto al figlio Rocco Basilico.
28 Maggio 2026
Delfin, Zampillo disconosce cessione dell'usufrutto al figlio Basilico
Delfin, Zampillo disconosce cessione dell'usufrutto al figlio Basilico © Investireoggi.it

Una sorpresa dopo l’altra in Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio a capo di numerose partecipazioni azionarie in Italia e all’estero, tra cui in EssiLux (32,4%), Monte Paschi di Siena (17,5%), Generali (10%), Unicredit (2,7%) e Covivio (28,1%). Si apprende che Nicoletta Zampillo avrebbe inviato una lettera al consiglio di amministrazione della società con sede nel Lussemburgo per disconoscere la cessione dell’usufrutto al figlio Rocco Basilico ed effettuata subito dopo la morte del marito Leonardo Del Vecchio e capostipite della dinastia finanziaria, avvenuta il 27 giugno del 2022.

Delfin, composizione del capitale

La donna sosterrebbe di avere effettuato l’operazione in una condizione di “fragilità emotiva”, molto provata per il dolore della scomparsa del marito.

Il capitale di Delfin fu suddiviso in otto quote uguali del 12,50% a testa e in base al testamento di Leonardo senior, così ripartito: una quota ciascuna ai figli Marisa, Paola, Luca, Claudio, Clemente e Leonardo Maria, oltre che alla moglie Nicoletta e al figlio di primo letto di lei Rocco Basilico, nato dal matrimonio con il banchiere Paolo.

Tuttavia, a Rocco era stata assegnata la nuda proprietà, riservando alla madre l’usufrutto. La donna trasferì subito il diritto al figlio, che già in data 1 luglio 2022 divenne pieno proprietario della quota assegnatagli. Perché la vicenda è rilevante? Il 27 aprile scorso, Delfin ha approvato il trasferimento delle quote di Paola e Luca a Leonardo Maria e l’aumento del dividendo per tre esercizi dal 10% all’80% dell’utile netto. Basilico ha votato contro in entrambi i casi e ha fatto ricorso al giudice del Lussemburgo, in quanto eccepisce che da statuto servirebbe l’approvazione di almeno l’88% dei soci per le due delibere.

La sua sola quota del 12,50% avrebbe bloccato tutto.

Assemblea di aprile stra-ordinaria?

Se gli fosse revocato ex ante l’usufrutto, il suo diritto di voto nell’assemblea di un mese fa decadrebbe. Dunque, sarebbe come se non avesse votato e questo escamotage permetterebbe a Leonardo Maria di rilevare le quote dei fratelli senza attendere che si esprima il giudice sulla validità del quorum. Nel frattempo, il 31-enne ha anche rilevato la nuda proprietà della quota materna, cioè della stessa Zampillo. In teoria, dovrebbe detenere il 37,5% pieno e il 12,50% con poteri limitati per un totale del 50% di Delfin.

L’usufrutto assegna al titolare (Zampillo) il diritto di incassare la cedola e di voto alle assemblee ordinarie. Il nudo proprietario (Basilico), invece, conserva il diritto di voto alle assemblee straordinarie. Su questo punto si rischia l’apertura di una nuova faida giudiziaria: l’assemblea di fine aprile scorso può inquadrarsi come ordinaria o straordinaria? Nel secondo caso, il voto di Basilico resterebbe valido e il disconoscimento dell’usufrutto non porrebbe fine al ricorso contro la delibera del CDA.

Risiko bancario appeso a Leonardo Maria

Le tensioni in Delfin non sono mere vicende familiari, avendo riflessi sul sistema bancario e finanziario italiano. Leonardo Maria ha ottenuto un prestito da 11 miliardi da parte di un pool di banche, tra cui BNP Paribas, Crédit Agricole e Unicredit, finalizzato a rilevare per 10 miliardi le quote dei due fratelli e a rifinanziare un debito di 1 miliardo per la sua Lmdv.

Una volta salito nel capitale, ambirebbe a cedere le partecipazioni di natura finanziaria per fare cassa e con il ricavato procedere ad abbattere parte dell’indebitamento. L’aumento del dividendo gli servirebbe a pagare gli interessi per circa 400 milioni all’anno.

Se il piano di Leonardo Maria andrà in porto, probabile che Delfin cederà il 17,5% in Monte Paschi, di cui è primo azionista. E questo vuol dire assistere a un cambio di governance in una delle principali banche italiane. Si vocifera da mesi che a comprare sarebbe Unicredit, che nel frattempo è salito a più del 9% del capitale in Generali, una controllata di Siena al 13,20% attraverso Mediobanca. E se accadesse anche che Delfin cedesse il 10% della compagnia assicurativa, anche a valle assisteremmo a un possibile cambio di governance.

Delfin verso liquidazione (a sconto) di Basilico?

Nelle scorse settimane, era trapelata la volontà in Delfin di liquidare Basilico e cercare così di chiudere la vicenda sul piano giudiziario, al contempo snellendo la composizione societaria. Che la lettera della madre fosse un tentativo di fare pressione sul figlio di primo letto, così da accelerarne l’uscita? In qualità di solo nudo proprietario, questi non potrebbe pretendere il pagamento pieno della quota, stimata in 5 miliardi. Il valore attuale sarebbe di poco più della metà. Si ipotizza che la stessa holding possa liquidarlo attingendo in parte alle riserve e in parte alle plusvalenze che realizzerebbe cedendo alcune partecipazioni. Con il disconoscimento dell’usufrutto, però, lo farebbe con molte minori risorse. Un bel colpo per Leonardo Maria, che controllerebbe la holding più facilmente.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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