Cassa depositi e prestiti (CDP) è tornata a rifinanziarsi sul mercato dei capitali nella giornata di ieri con un collocamento riservato agli investitori istituzionali per l’emissione di un bond. L’operazione si è rivelata un successo. A fronte di un importo offerto per 750 milioni di euro, gli ordini sono stati per 3,6 miliardi. Ad essersene occupate sono state Banca Akros, BNP Paribas, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo-IMI, Santander e Unicredit in qualità di Joint Bookrunners.
Bond CDP a 5 anni
Il nuovo bond di CDP ha una durata di 5 anni e offre una cedola fissa lorda al tasso annuo del 3,25%. Oltre un’ottantina gli investitori mostratisi interessati e tra questi le assegnazioni sono andate per il 93% all’estero: UK 21%, Iberia 14%, Francia 14%, DACH 11%, Olanda e Lussemburgo 11%, Paesi Nordici 8%, Asia 6%, Medio Oriente 5% e Grecia 1%.
I rating attesi sono BBB+ per S&P, Fitch e Scope.
Come valutare questo nuovo successo della CDP in merito all’emissione del bond? Dobbiamo ricordare che l’istituto è un ente controllato dal Tesoro, per cui le sue emissioni sono trattate dagli investitori come debito “quasi-sovrano”. Tendono ad offrire rendimenti in linea con i titoli di stato, ma a premio lungo la curva delle scadenze. Nello specifico, ieri l’obbligazione quinquennale ha esitato un rendimento di circa lo 0,20% più alto rispetto al BTp a 5 anni. In genere, il premio si aggira in area 0,30% lungo la curva.
Caccia al rendimento e fiducia nell’Italia
Un rapporto vicino a 5 tra ordini e offerta è da considerarsi alto. L’operazione ha confermato la fiducia del mercato nell’Italia o esprime la caccia al rendimento in questa fase? L’una risposta non esclude l’altra.
Il nostro Paese non ha perso appeal tra gli investitori internazionali in questi mesi di tensioni geopolitiche. A marzo, lo spread era risalito fin sopra i 100 punti base, ma da settimane viaggia intorno ai 75 punti o anche sotto tale livello. Pur essendo superiore ai 65 punti di fine febbraio o ai meno di 60 a cui era sceso a gennaio, stiamo parlando di variazioni contenute.
Se da un lato resta solida la fiducia nel Bel Paese, dall’altra c’è voglia di rendimenti più alti con la risalita dell’inflazione globale. E il bond CDP, pur non essendo chissà quanto generoso, lo è pur sempre nel confronto internazionale. Di fatto, gli investitori si sono messi in portafoglio un titolo con rischio equivalente ai BTp, ma un po’ più redditizio. Perché non approfittarne, tra l’altro a fronte della medesima imposizione fiscale di vantaggio (12,50% al posto del 26%)?
Stessa durata per prossimo bond retail indicizzato
Cinque anni sarà anche la durata del BTp Italia Sì, il cui collocamento si terrà a giugno e sarà riservato agli investitori retail. L’esito ci consentirà di capire quali siano le aspettative del mercato in merito all’inflazione su questo orizzonte temporale. Il rendimento netto del bond CDP si aggira sotto il 2,85% all’anno, per cui questa sarebbe la soglia massima di crescita dei prezzi al consumo al di sopra della quale l’investimento risulterebbe in perdita in termini reali.
Ad oggi, i segnali che arrivano dal mercato vanno nella direzione di prospettare una “fiammata” dei prezzi contenuta e limitata nel tempo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it