Il vento a Budapest è cambiato da qualche mese. L’era di Viktor Orban è finita con le elezioni politiche del 12 aprile, che hanno visto la nettissima affermazione del centro-destra del nuovo premier Péter Magyar. La nascita di un governo europeista ha messo le ali ai mercati. A dimostrarcelo c’è anche un bond ungherese in valuta locale, emesso nel febbraio del 2018 e in scadenza nel 2038 (ISIN: HU0000403555). Ma prima di analizzarlo, spieghiamo quanto accaduto. Orban era ai ferri corti da anni con l’Unione Europea sul rispetto dello stato di diritto. Le sue inclinazioni euroscettiche e filo-russe gli avevano alienato le simpatie della Commissione, che a sua volta aveva bloccato l’erogazione dei fondi comunitari.
Bond ungherese in rally
E l’economia magiara senza aiuti esterni è cresciuta col freno a mano tirato negli ultimi tempi. La vittoria di Magyar fa sperare in un nuovo corso a Budapest più in sintonia con Bruxelles e caratterizzato da una maggiore vivacità economica, anche grazie ai capitali stranieri. Il suddetto bond ungherese è schizzato da un minimo sotto i 65 centesimi agli 82,54 centesimi del 3 luglio scorso. Un balzo superiore al 27% in circa 100 giorni. Il rendimento è crollato nello stesso arco di tempo dal 7,38% al 4,92%.

Considerate che all’emissione di quasi 8 anni e mezzo fa, questo bond ungherese offrì un rendimento a premio di 260 punti base o 2,60% sul Bund ventennale. Ci teniamo a precisare, tuttavia, che il confronto diretto è reso impossibile dal fatto che stiamo trattando titoli denominati in due valute differenti (fiorino ed euro).
Agli inizi di luglio, invece, tale premio risultava ridotto a 184 punti base o 1,84%, nettamente sotto anche i 420 punti base o 4,20% raggiunti a marzo.

Boom del fiorino contro l’euro
Gli investitori hanno potuto festeggiare anche grazie al cambio. Un euro valeva più di 392 fiorini lo scorso 23 marzo, mentre agli inizi di luglio meno di 353. Un’impennata della valuta magiara del 10%, che accresce i guadagni realizzati dall’ipotetico possessore del bond ungherese. Lo dimostriamo con un esempio numerico molto semplice. Se ai minimi di marzo avessimo acquistato un lotto minimo di 10.000 fiorini, avremmo dovuto spendere la seguente cifra, considerati quotazione del titolo e tasso di cambio:
- 10.000 huf x 0,6486 quotazione : 392,22 euro/huf = 16,54 euro
E se il 3 luglio scorso avessimo rivenduto lo stesso bond ungherese, avremmo incassato quanto segue:
- 10.000 huf x 0,8254 quotazione : 352,83 euro/huf = 23,39 euro
Il rendimento effettivo del nostro investimento sarebbe stato del 41,4% (23,39 euro : 16,54 euro). Ad esso avremmo dovuto sommare il rateo attivo della cedola del 3% maturata nel periodo e pari a 83,84 fiorini, che al cambio finale sarebbe risultato di 24 centesimi. Rendimento complessivo lordo 42,9%. Al netto dell’imposta del 12,50%, un investitore italiano si sarebbe messo in tasca il 37,50%.

Inflazione e tassi giù grazie al cambio
Il rally del bond ungherese non è stato trainato solo dalle vicissitudini politiche interne.
L’allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno fatto recuperare al mercato obbligazionario globale gran parte delle perdite accusate dalla fine di febbraio. C’è stata una felice coincidenza, insomma. Tra l’altro, se è vero che le elezioni si sono tenute meno di tre mesi fa, i sondaggi davano la vittoria di Magyar molto probabile già da alcuni mesi. Ecco perché i prezzi erano saliti con largo anticipo rispetto al giorno delle urne.
Anche i bond emessi dall’Ungheria in euro hanno registrati cospicui rialzi in questi mesi, ma con percentuali molto più pacate. Le lunghe scadenze si sono apprezzate del 7-8%; un dato rilevante, per quanto lontanissimo dai valori sopra trovati per il bond ungherese denominato in fiorini. Il boom del cambio sta contribuendo ad attenuare l’inflazione domestica, scesa all’1,7% a giugno. In controtendenza rispetto all’andamento globale, ciò ha consentito alla banca centrale di tagliare i tassi dal 6,25% al 6% a giugno. Anche le voci di una possibile adesione dell’Ungheria all’euro hanno giovato al fiorino, sebbene sul mercato prevalga la prudenza.

giuseppe.timpone@investireoggi.it



