Si è conclusa martedì 7 luglio l’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) di Unicredit sul capitale di Commerzbank con adesioni salite al 17,60% dal 12,51% al 16 giugno scorso, quando si concluse il primo tempo dell’operazione. Considerando il 26,77% delle azioni possedute direttamente e il 3,22% dei derivati convertibili in azioni, la banca italiana risulta di fatto salita al 47,59%. La quota sale ancora al 49,65% del capitale con diritto di voto, tenendo conto delle azioni proprie possedute dall’istituto tedesco e che saranno al più presto annullate. In più, Piazza Gae Aulenti detiene il 13,2% in contratti derivati senza consegna fisica delle azioni e regolati in contanti (“cash settled”). Ciò porta, con l’eventuale conversione, ad oltre il 60% del capitale con diritto di voto.
Unicredit conquista Commerzbank
In altri termini, Unicredit ha già conquistato di fatto il controllo economico di Commerzbank. Avrà per questo la possibilità di nominare metà dei 20 consiglieri di sorveglianza, tra cui il presidente con voto doppio nel caso di parità. Non a caso, appresi i risultati dell’OPS il CEO Bettina Orlopp ha cambiato tono. Ha aperto a un accordo con l’italiana, purché “ampio”.
Unicredit dovrà attendere l’autorizzazione della BCE per il superamento della soglia del 30% entro i prossimi 3-6 mesi (in Germania, l’iter è successivo all’operazione). Potrà lanciare un’ulteriore offerta per salire nel capitale solo dopo 12 mesi dalla conclusione di quella attuale. Ma Andrea Orcel dovrà evitare di strafare. Ha vinto la sua battaglia contro un intero establishment tedesco ostile, ma deve ancora vedersela con il governo federale. Questi resterà una spina nel fianco, essendo secondo azionista di Commerzbank con una partecipazione sopra il 12%.
Governo tedesco resta contrario
Per quanto Unicredit disponga formalmente dei voti necessari per governare la banca tedesca, non può immaginare di farlo avendo contro la politica a Berlino. Dovrà trovare un qualche accordo che rassicuri il cancelliere Friedrich Merz sul mantenimento della rete di filiali in Germania e all’estero e dell’erogazione del credito alle centinaia di piccole e medie imprese tedesche. Orcel ha, però, il coltello dalla parte del manico dopo l’OPS. Il suo piano è stato ben accolto dalla BCE, che vede di buon occhio la nascita di attori bancari transnazionali.
Possibile nuova campagna italiana
La partita d’ora in avanti diventa politica per Unicredit, sia in Germania con Commerzbank e sia in Italia con altre possibili prede. Orcel starebbe adocchiando nuovamente Banco BPM, che un anno fa dovette mollare per l’opposizione del governo Meloni tramite il decreto “golden power”. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna è partecipato ora per poco meno del 30% dai francesi di Crédit Agricole. Ma Roma non sarebbe più intimorita come in passato dalla presenza della “banque verte”, in quanto con l’OPAS di Intesa Sanpaolo Monte Paschi di Siena sarebbe stata messa in sicurezza.
Anche MPS potrebbe finire nel mirino di Unicredit, sebbene un’iniziativa del genere si scontrerebbe con l’operazione di Carlo Messina e porterebbe a un improbabile scontro tra i due principali gruppi bancari italiani.
Ricordiamo anche che Unicredit possiede il 9% di Generali, il vero asset a cui tutti guardano. E’ lì che può far male e ci potrebbero essere movimenti interessanti con l’eventuale cessione di Delfin della quota del 10,15%. Il riassetto della holding della famiglia Del Vecchio è l’elefante nella cristalleria di questi mesi. Essa è prima azionista di MPS con il 17,50% e una sua uscita terremoterebbe il capitale, complicando i piani altrui.
OPS di Unicredit chiude a premio per azioni Commerzbank
Ieri, il titolo Unicredit viaggiava in area 79,80 euro contro i circa 38,15 euro di Commerbank. Guardando ai termini dell’OPS, essa si è conclusa con una valorizzazione delle azioni tedesche a premio di oltre il 4% rispetto ai valori di borsa. E ciò contribuisce a spiegare il successo dell’operazione, che aveva attirato scarse adesioni nelle prime settimane.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



