La corsa per trovare il successore di Christine Lagarde è di fatto iniziata, anche se si svolgerà ancora per mesi dietro le quinte. E se vi dicessimo che la Germania vanta un credito di oltre 100 miliardi di euro con la BCE (Banca Centrale Europea) che sogna finalmente di guidare? Tramite la Bundesbank, è suo principale azionista con una partecipazione del 21,7749% commisurata su un capitale per l’82,7464% in mano alle banche centrali dell’Eurozona. Facendo la dovuta proporzione, la quota tedesca sale al 26,3% rispetto al complesso dell’unione monetaria.
Germania a credito con BCE
Perché citiamo questi dati? La BCE varò nel 2015 un programma monetario senza precedenti, noto alla stampa come Quantitative Easing.
Consistette nell’acquistare bond, principalmente emessi dai governi dell’area, ma anche corporate e bancari. Fissò un criterio-guida: i titoli di stato di ciascuno stato membro sarebbero stati inseriti in portafoglio in proporzione alle quote di capitale (“capital key”) detenuta dalle rispettive banche centrali e che riflettono le dimensioni economiche. Esse sono soggette a revisione quinquennale.
Stando all’ultima revisione con riferimento al gennaio 2026, ecco quali sono le quote spettanti ai principali Paesi dell’Eurozona:
- Germania 26,3%
- Francia 19,8%
- Italia 15,8%
- Spagna 11,7%
Dati QE a maggio 2026
Il QE non è più attivo, nel senso che la BCE ha smesso di acquistare bond e non rinnova più neanche le scadenze. Al termine del maggio scorso, i bond sovrani in portafoglio tramite questo programma risultavano scesi ad un controvalore di poco superiore ai 1.923 miliardi di euro (-21,135 miliardi da inizio anno). Perché parliamo di credito della Germania verso la BCE? Sempre a maggio, i Bund a bilancio ammontavano a meno di 449 miliardi, pari al 23,3% del totale.
Esattamente il 3% in meno rispetto alla quota teorica. Se questa fosse rispettata alla lettera, gli acquisti di Bund salirebbero di 57,6 miliardi.
E l’Italia? Con circa 296 miliardi e una quota del 15,4%, non risulta più tra i beneficiari del QE. Anzi, a rigore la BCE avrebbe titolo persino per aumentare gli acquisti di BTp per altri 7,7 miliardi. La Francia detiene una quota del 18,8%, l’1% in meno della quota teorica e pari a 19,2 miliardi. Viceversa, la Spagna con il 12,1% risulta sopra l’11,7%. Sempre in linea teorica, i Bonos andrebbero ridotti di 7,7 miliardi.
Dati PEPP
Ma il QE non è stato l’unico programma monetario della BCE. Il PEPP varato in pandemia e rimasto attivo per un paio di anni ancora oggi vale oltre 1.360 miliardi di euro di soli bond sovrani. In questo caso, con circa 308 miliardi (22,7%) la Germania vanta uno spazio per l’accrescimento degli acquisti dei Bund per altri 50 miliardi e rotti. Sommati ai 57,6 miliardi del QE, il suo “credito” sale a 108 miliardi. Attenzione: il PEPP non previde il rispetto delle quote di capitale, che restano un puro riferimento senza valore vincolante per l’istituto.
L’Italia con 231 miliardi incide ancora per il 17%, la Francia per il 17,6% e la Spagna per il 12%. In valori assoluti, la BCE starebbe detenendo BTp per 16,3 miliardi e Bonos per 4,1 miliardi sopra i livelli di riferimento.
Al contrario, avrebbe spazio per aumentare gli acquisti di Oat per 30 miliardi. Facendo le somme, otteniamo quanto segue:
- Italia: +7,7 mld (QE) -16,3 mld (PEPP) = -8,6 mld
- Francia: +19,2 (QE) mld +30 mld (PEPP) = +49,2 mld
- Spagna: -7,7 mld (QE) -4,1 mld (PEPP) = -11,8 mld
- Germania: +57,6 mld (QE) +50,4 mld (PEPP) = +108 mld
Posizioni dei singoli stati
L’Italia resterebbe in leggero debito verso la BCE per 8,6 miliardi, ma ribadiamo che il valore vincolante sarebbe solo quello attinente al QE e per il quale risultiamo ormai da tempo in leggero credito. Posizione debitoria anche per la Spagna per 11,5 miliardi, mentre la Francia vanta un credito di 49,2 miliardi e, come detto, la Germania di 108 miliardi.
Qual è il senso di queste cifre? La corsa alla successione si fonda su criteri politici assai complessi, ma sui quali incidono anche le esposizioni dei singoli stati. Chi è in debito verso la BCE, non può alzare la voce come chi si trova in una condizione attiva. Non sarà per questo che la Germania potrà mettere le mani sull’Eurotower, anche perché già impegna la presidenza della Commissione europea con Ursula von der Leyen. Ciò non toglie che la Bundesbank resti una voce autorevole e che possa rivendicare ai colleghi di finanziare indirettamente i loro debiti pubblici a spese dei Bund.
Germania in BCE gigante temuto
Paradossale che possa apparire, questa posizione di forza è la stessa a tenere basse le prospettive di una nomina tedesca. Le altre banche centrali notano che se la Germania “riscuotesse” anche solo parzialmente il credito con la BCE, ciò avverrebbe a spese degli spread per BTp, Bonos, Oat, ecc. Acquistare Bund equivale ad alleviarne il rendimento nei confronti degli altri titoli. E nessuno vuole rischiare di rinfocolare le tensioni sui mercati per perseguire maniacalmente obiettivi numerici dalla forte ricaduta politica.
giuseppe.timpone@investireoggi.it


