In asta domani ci saranno tre titoli di stato, tra cui due indicizzati all’inflazione nell’Eurozona. Obiettivo: 4 miliardi di euro di raccolta. In questo articolo, analizzeremo il BTp-i 15 maggio 2036 con cedola reale 1,80% (ISIN: IT0005588881). La sua durata lunga, pur non eccessiva, ci consente di monitorare le aspettative del mercato proprio con riferimento all’inflazione. Il bond si acquistava ieri sopra la pari, in area 100,85 e offriva un rendimento reale di 1,70%. Esso si confronta con il 3,90% del decennale con cedola fissa. La differenza o “breakeven” di 2,20% corrisponde l’aumento medio annuo dei prezzi al consumo scontato dagli obbligazionisti per l’intera unione monetaria.
BTp-i 2036 e stime d’inflazione
Dobbiamo ricordare che la Banca Centrale Europea ha un target del 2%, per cui il BTp-i 2036 ci svela che le aspettative d’inflazione si sarebbero già “surriscaldate” sopra i livelli di guardia. Alla fine di febbraio, prima che iniziasse la guerra in Iran, lo stesso bond offriva l’1,48% reale contro il 3,28% del bond decennale ordinario. In quel caso, il differenziale era di 1,80%. Questo ci dice che il mercato si aspetta in media un’inflazione annuale dello 0,40% più alta rispetto a sole circa tre settimane fa.
La guerra in Iran ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, il cui transito risulta indispensabile per le petroliere e le altre navi cariche di merci. La carenza di petrolio e gas ha spinto le quotazioni ai massimi dal 2022, facendo temere per l’innesco di una spirale inflazionistica. E sempre in asta ci sarà un altro indicizzato: il BTp-i 15 agosto 2031 con cedola reale 1,10% (ISIN: IT0005657348). In questo caso, la durata più corta ci può aiutare a comprendere meglio il previsto impatto del conflitto sull’inflazione.
Impatto a 5 anni
Ebbene, il “breakeven” a 5 anni per l’Eurozona è atteso in area 2,50%. Infatti, il BTp-i 2031 offriva ieri lo 0,87% contro il 3,36% del suo omologo con cedola fissa. Alla fine di febbraio, invece, tale differenza era esattamente del 2%. L’aumento è stato nell’ordine di mezzo punto percentuale in poche settimane.
Sovrapprezzo in asta con capitale rivalutato
Tornando al BTp-i 2036, la sua emissione risale a due anni fa con data di godimento del 15 novembre 2023. Alla data di regolamento delle sottoscrizioni in asta del 27 marzo, l’investitore dovrà versare, oltre al prezzo di aggiudicazione, l’indicizzazione del 3,552%. Questa è la rivalutazione del capitale accumulata dalla data di godimento e corrisponde all’inflazione del periodo e stimata dal Tesoro per venerdì 27.
giuseppe.timpone@investireoggi.it