In asta ci saranno domani 27 marzo tre titoli di stato per un ammontare complessivo fino a 8,5 miliardi di euro. Tra questi c’è il BTp 1 febbraio 2036 (ISIN: IT0005676504), l’attuale benchmark decennale, per 2-2,5 miliardi con una nona tranche. Ed è su di esso che ci concentriamo per capire il guadagno finale per l’obbligazionista che investisse una somma di 5.000 euro, alla portata di molte famiglie.
Investire 5.000 euro nel BTp 2036
Come saprete, nelle ultime settimane i rendimenti sono saliti lungo la curva delle scadenze e i prezzi sono scesi. Per chi sta entrando ora sul mercato, significa che può comprare bond a condizioni migliori rispetto alla fine del mese scorso.
E’ l’effetto Iran, che con il caro energia provocato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, sta surriscaldando le aspettative d’inflazione e generando perdite sul mercato obbligazionario.
Il BTp 2036 è sceso fino a 96,31 centesimi nel corso delle ultime sedute, anche se ieri si acquistava per 97 centesimi sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana. A fine febbraio, stava a 101,65. Vediamo l’impatto di queste variazioni. Meno di un mese fa, se avessimo voluto investire 5.000 euro sul titolo, ne avremmo dovuti spendere 5.082,50. Ieri, ne bastavano sui 4.850. Dunque, siamo passati da una situazione in cui avremmo dovuto pagare il bond più di quanto ne valesse nominalmente ad una in cui possiamo inserirlo in portafoglio “a sconto”.
Calcolo del guadagno con BTp 2036
Parimenti, il rendimento lordo a scadenza si è impennato dal 3,28% a circa il 3,90%. Il BTp 2036 stacca una cedola annuale lorda del 3,45% e corrisposta su base semestrale al tasso di 1,725%. Sui 5.000 euro investiti fanno 172,50 euro all’anno, pari ad un netto di 150,94 euro. Ricordatevi, infatti, che il guadagno realizzato su un titolo di stato è sottoposto all’aliquota del 12,50%.
Da qui alla scadenza, l’investitore incasserà un totale di 1.509,40 euro grazie alle cedole. E quando riscuoterà il capitale, realizzerà un altro guadagno pari a quei 150 euro di differenza in più rispetto al pagamento.
Attenzione ad un dato: poiché le sottoscrizioni all’asta di domani saranno regolate in data 1 aprile, l’investitore dovrà pagare non solo il prezzo di aggiudicazione del BTp 2036, ma anche il rateo degli interessi maturati dall’1 febbraio scorso, data di stacco della precedente cedola. Esso riguarda 59 giorni su un semestre di 181 giorni, per cui sarà di 28,11 euro lordi. Da considerare anche l’imposta di bollo, che ogni anno grava per lo 0,20% del valore di mercato del titolo. Per semplicità di calcolo, consideriamo quest’ultimo in media pari al valore nominale: 10 euro all’anno.
Variabile inflazione italiana
Riassumiamo:
- costo del capitale ai prezzi di mercato: 4.850 euro
- rateo passivo: 28,11 euro
- imposta di bollo complessiva: 100 euro
- cedole nette a scadenza: 1.509,40 euro
- rimborso del capitale a scadenza: 5.000 euro
In conclusione, il nostro guadagno per il BTp 2036 sarà la differenza tra tutti i ricavi e i costi sostenuti entro la scadenza. In sintesi: (5.000 + 1.509,40) – (4.850 – 28,11 – 100) = 1.531,29 euro. Rapportati ai 4.850 euro effettivamente impiegati per l’acquisto (rateo escluso), un rendimento annuo netto in area 3,15%. Con un’inflazione italiana che nella media del decennio restasse sotto tale soglia, il rendimento reale si confermerebbe positivo.
Da notare, infine, che l’investitore può rivendere in qualsiasi momento il titolo sul mercato secondario, anche se non ci sarebbe la certezza che possa farlo a prezzi maggiori di quelli di carico.
BTp 2036, guadagno contro incertezze
Il guadagno prospettato dal BTp 2036 appare buono, pur soggetto a diversi rischi. Il principale è legato alla lunga durata dell’investimento, che può portare ad una variazione dei prezzi di mercato anche sensibile. E se l’inflazione italiana salisse repentinamente per stabilizzarsi su livelli alti, il rendimento reale potrebbe anche risultare scarno, se non negativo. Tutti fattori imprevedibili su un arco di tempo così lungo, ragione per cui le famiglie dovrebbero esporsi per una percentuale medio-bassa dei loro risparmi e per quella porzione di cui potrebbero fare a meno per anni senza prevedibili vincoli di liquidità.
giuseppe.timpone@investireoggi.it