Il 4 marzo 2026 il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge annuale sulle PMI, un provvedimento pensato per rafforzare il sistema delle piccole e medie imprese. Il testo è poi arrivato in G.U. il 23 marzo 2026. Tra le misure di maggiore interesse per aziende e dipendenti spicca una formula sperimentale che punta a rendere meno brusco il passaggio dal lavoro alla pensione, creando allo stesso tempo spazio per nuove assunzioni stabili. La novità riguarda il part-time agevolato in vista della pensione, uno strumento che mette insieme riduzione dell’orario, vantaggi contributivi e inserimento di giovani in azienda.
Il meccanismo è costruito per favorire una staffetta generazionale: da una parte il lavoratore alleggerisce il carico di lavoro negli ultimi anni di attività, dall’altra l’impresa deve assumere un giovane con contratto stabile.
Part-time agevolato in vista della pensione: cosa prevede la nuova misura
La norma introduce un incentivo sperimentale rivolto ai dipendenti del settore privato che si trovano a poca distanza dal pensionamento. L’obiettivo è duplice: accompagnare una uscita graduale dal mercato del lavoro e favorire l’ingresso di nuove energie nelle imprese di dimensioni più contenute.
In concreto, il lavoratore può chiedere al datore di lavoro la trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale. La riduzione dell’orario non è libera, ma deve rientrare in una forbice precisa: dal 25% al 50% in meno rispetto al tempo pieno. La riduzione può essere organizzata anche con clausole elastiche o flessibili distribuite nel corso della settimana oppure del mese.
Il part-time agevolato in vista della pensione non si limita, quindi, a tagliare l’orario, ma costruisce un percorso di accompagnamento che cerca di tenere insieme esigenze del lavoratore, continuità produttiva dell’impresa e ricambio occupazionale.
Si tratta di una soluzione sperimentale valida per gli anni 2026 e 2027.
Requisiti richiesti per lavoratori e imprese
L’accesso alla misura non è aperto a tutti. Il beneficio è, infatti, riservato a categorie ben definite e, soprattutto, alle realtà produttive più piccole. Possono rientrare nello schema i dipendenti del settore privato con contratto a tempo pieno e indeterminato, occupati presso imprese con non più di 50 addetti.
Un altro requisito riguarda la storia previdenziale: è necessario avere una anzianità contributiva precedente al 1996. Inoltre, il lavoratore deve maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia oppure per la pensione anticipata ordinaria entro il 1° gennaio 2028.
Dentro questi confini opera il part-time agevolato in vista della pensione, che, dunque, appare come una misura mirata e non generalizzata. Il legislatore ha scelto di concentrare l’intervento su micro e piccole imprese, cioè le realtà che più spesso incontrano difficoltà sia nel gestire il passaggio verso la pensione dei dipendenti più esperti sia nel creare nuova occupazione stabile.
Vantaggi economici e tutela della futura pensione
Uno degli aspetti più rilevanti della misura riguarda il trattamento economico e previdenziale. Il lavoratore viene, infatti, esonerato dal versamento della quota di contributi previdenziali a proprio carico sulla retribuzione percepita, entro un tetto massimo di 3.000 euro l’anno.
Questa quota non versata non va persa, perché viene riconosciuta direttamente in busta paga. Resta però un punto importante: le somme ricevute seguono, comunque, il regime fiscale ordinario e, pertanto, sono soggette a tassazione. Una sorta di bonus Giorgetti ma tassato.
La tutela previdenziale è rafforzata da un altro elemento decisivo. Per le ore non lavorate, viene riconosciuta la contribuzione figurativa. In questo modo la riduzione dell’orario non dovrebbe produrre effetti negativi sul futuro trattamento pensionistico. Il part-time agevolato in vista della pensione prova, dunque, a evitare che la scelta di lavorare meno nell’ultimo tratto della carriera si traduca in una penalizzazione sull’assegno finale.
Accanto a questo beneficio, la misura rende più sostenibile la fase conclusiva del rapporto di lavoro, senza interrompere bruscamente l’attività e senza scaricare interamente il costo della riduzione sul dipendente.
Assunzione obbligatoria di giovani e finalità del part-time agevolato in vista della pensione
Il cuore della norma è anche nell’obbligo imposto al datore di lavoro. Per ogni dipendente che ottiene la riduzione dell’orario, l’impresa deve effettuare contestualmente una nuova assunzione di un giovane under 34 con contratto a tempo pieno e indeterminato.
Si tratta di una condizione centrale del sistema, perché collega direttamente il beneficio riconosciuto al lavoratore più vicino alla pensione con la creazione di occupazione stabile per le nuove generazioni. L’azienda, inoltre, per il nuovo assunto potrà eventualmente utilizzare le agevolazioni contributive già previste dalla normativa vigente.
Il part-time agevolato in vista della pensione assume così una funzione che va oltre il singolo rapporto di lavoro. Non rappresenta solo una misura di alleggerimento dell’orario, ma anche un intervento che punta a favorire il ricambio nelle imprese e a sostenere l’occupazione giovanile. In questa prospettiva, la legge annuale sulle PMI approvata il 4 marzo 2026 e pubblicata in G.U. il 23 marzo 2026 introduce un modello che unisce flessibilità, tutela previdenziale e nuova occupazione, con un impianto sperimentale destinato a incidere soprattutto sulle realtà aziendali di minori dimensioni.
Riassumendo
- Il part-time agevolato in vista della pensione favorisce uscita graduale e ricambio generazionale.
- La misura è prevista dalla legge annuale sulle PMI approvata il 4 marzo 2026.
- Vale per dipendenti privati full time, indeterminati, in imprese fino a 50 addetti.
- L’orario può ridursi dal 25% al 50%, anche con clausole flessibili.
- Esonero contributivo fino a 3.000 euro annui, con somme riconosciute in busta paga.
- Per ogni riduzione oraria, l’azienda deve assumere un under 34 stabile.