Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 04 Giu, 2026

Pedaggio di guerra: l’Iran tassa il passaggio nello Stretto di Hormuz

L'Iran farà pagare il pedaggio (o "pizzo") ad ogni nave in transito dallo Stretto di Hormuz per finanziarsi durante la guerra con USA/Israele.
26 Marzo 2026
Il pedaggio di guerra di Hormuz
Il pedaggio di guerra di Hormuz © Investireoggi.it

Un deputato del Parlamento iraniano ha reso noto in settimana che Teheran sta imponendo una sorta di “pedaggio” alle navi in transito dallo Stretto di Hormuz in piena guerra e dell’importo di 2 milioni di dollari. Una decisione, ha spiegato, che si rende necessaria per fronteggiare i costi del conflitto e che si rivela strumentale all’attuazione del cosiddetto “regime sovrano”. In poche parole, la Repubblica Islamica sta cercando di trasformare la guerra di USA e Israele contro di essa in un business. Ieri, apriva al transito di tutte le imbarcazioni “non legate” alle due nazioni contro cui sta combattendo.

Resta da vedere quante avranno il coraggio di affrontare l’attraversamento in questa congiuntura geopolitica così tesa.

Pedaggio di guerra a Hormuz e crisi energetica globale

Hormuz per l’Iran è diventato l’asso nella manica per confrontarsi “alla pari” con la superpotenza militare ed economica del pianeta. Il dislivello sul campo viene colmato con una politica ricattatoria ai danni dell’intera economia mondiale. Chiudere lo stretto significa generare una crisi energetica globale e, quindi, accrescere la pressione su Washington per indurla a cessare gli attacchi.

Il pedaggio di guerra (leggasi “pizzo”) per attraversare Hormuz può fare la differenza. Prima del conflitto, le navi in transito erano in media 130 al giorno. Immaginando un ripristino del traffico a quei livelli, Teheran incasserebbe fino a quasi 8 miliardi al mese. In realtà, bisogna vedere se alle petroliere saudite, emiratine, ecc., verrebbe consentito il passaggio. Considerate che fino alla fine di febbraio le esportazioni di petrolio iraniano ammontavano a una media inferiore ai 2 milioni di barili al giorno e la vendita avveniva a sconto sulle quotazioni del Brent di una media fino a 10 dollari al barile.

A conti fatti, a circa 55 dollari.

Guerra da costo a business per Iran

Dunque, l’Iran stava incassando qualcosa come meno di 3 miliardi al mese. Imponendo il pedaggio ad Hormuz in piena guerra, riuscirebbe a fatturare anche fino a 2,5 volte tanto. Con le quotazioni nel frattempo esplose a 100 dollari, le stesse esportazioni frutterebbero maggiori incassi e possibilmente senza più sconto sul Brent, data l’elevata disponibilità dei clienti asiatici (Cina, in primis) a pagare pur di non restare a corto di energia. Qualora questo scenario attecchisse, sarebbe terribile per le probabilità di successo di un negoziato con gli USA di Donald Trump. Il regime dei pasdaran non avrebbe alcuna fretta a chiudere le ostilità, perché da una parte continuerebbe ad esportare greggio, dall’altra si farebbe pagare dai suoi nemici nel Golfo per fare altrettanto e agli alleati di USA e Israele infliggerebbe una grossa crisi energetica.

La pipeline Est-Ovest in Arabia Saudita si sta rivelando un’alternativa di scarsa entità. Essa è lunga 1.200 km, attraversa la terraferma e consente al regno di caricare fino a 7 milioni di barili al giorno fino al porto di Yanbu nel Mar Rosso. Gli ultimi dati disponibili hanno trovato che la media di marzo è stata di 4,355 milioni di barili al giorno. Un record per l’infrastruttura costruita negli anni Ottanta proprio per sottrarsi alle tensioni nell’area, ma ancora del tutto insufficiente a rappresentare un’alternativa ad Hormuz, dal quale transitano ogni giorno 20 milioni di barili e un terzo dell’intero gas naturale liquido trasportato su nave nel mondo.

Fretta americana, non iraniana

L’Iran sta testando la sua capacità di ricatto fino al punto di non incorrere in attacchi devastanti nel lungo termine. Per questo i contatti con l’amministrazione Trump ci sarebbero, ma senza alcuna fretta. Il contrario di quanto si pensasse all’inizio del conflitto. Sono gli americani a voler chiudere un accordo il prima possibile, resisi conto che una prolungata crisi energetica provocherebbe conseguenze irreparabili alla loro stessa economia. Il pedaggio di guerra ad Hormuz sembra l’ultima trovata di un regime affatto cedevole e che non sente di avere l’acqua alla gola dal punto di vista finanziario.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

part-time pensione
Articolo precedente

Verso la pensione con il part-time, la nuova strada per lavoratori e imprese: requisiti, vantaggi e obblighi

Barclays Emette un Certificate per Puntare sull'Energia Globale
Articolo seguente

Barclays Emette un Certificate per Puntare sull’Energia Globale