Meno di un mese e mezzo fa, Alphabet emise bond in dollari, sterline e franchi svizzeri per $31,51 miliardi complessivi. Una di queste tranche ebbe ad oggetto una scadenza di 100 anni denominata in sterline (ISIN: XS3285675040). Il rimborso del capitale avverrà in data 13 febbraio del 2126 e bisogna essere molto ottimisti per sperare di arrivarci vivi e vegeti. Tuttavia, da qui ad allora stacca una cedola annuale lorda del 6,125%. Un tasso elevato anche di questi tempi, anche se il riferimento deve essere al mercato britannico per via del fatto che stiamo parlando di un titolo in sterline.
Bond Alphabet a 100 anni sotto la pari
Oggi, questo bond di Alphabet a 100 anni quota a 93,55 centesimi.
Dall’emissione perde circa il 7%, che è tanto e in poche settimane. Cos’è successo? La guerra in Iran ha mandato giù i prezzi dell’obbligazionario, dato che gli investitori richiedono rendimenti più alti per rifarsi di un’inflazione attesa in rialzo con il caro petrolio. Il calo della quotazione è una notizia negativa per chi ha acquistato a prezzi più alti e magari nella prospettiva di rivendere entro poco tempo. Per chi entra sul mercato adesso, è una notizia positiva. Infatti, il rendimento di questa obbligazione è salito.
Sensibilità del prezzo non eccessiva
La cedola effettiva netta, cioè rapportata alla quotazione e sgravata dell’imposta, è salita a circa il 4,85%. Rispetto all’emissione, qualcosa come lo 0,40% in più all’anno. E c’è un aspetto da considerare: questa scadenza, pur essendo molto lunga, presenta una “duration modificata” relativamente bassa di 15,35 anni. Siamo sugli stessi livelli del BTp 2055 con cedola 4,65%. Sappiamo che questo è un indicatore della sensibilità del prezzo rispetto alla variazione del rendimento.
Nello specifico, se esso sale/scende dell’1%, la quotazione scende/sale del 15,35%.
Grazie all’alta cedola, tale sensibilità non risulta così eccessiva come avremmo potuto immaginare. Resta il fatto che non è bassa. In effetti, è bastato un aumento dello 0,4% di rendimento per provocare un tonfo del prezzo di circa il 7%. Ma il vero rischio a medio termine per il bond Alphabet a 100 anni è valutario. La sterlina si è tendenzialmente rafforzata contro l’euro nelle ultime settimane, ma risente di dossier caldi a Londra come crisi politica, crescita economica, inflazione e conti pubblici. Un suo indebolimento ridurrebbe il valore in euro delle cedole e del capitale nel caso di rivendita anticipata sul mercato secondario.
Scadenze ultra-lunghe: differenze con 2022
Il rialzo dei rendimenti (calo dei prezzi) non è detto che sia concluso. Dipenderà dalla durata della guerra in Iran. Più sarà lunga e più attecchirà il rischio di stagflazione, micidiale per i bond. Bisognerà altresì vedere la reazione delle banche centrali. Se pronta e percepita come efficace, le scadenze ultra-lunghe come il bond Alphabet a 100 anni potrebbero risentirne meno delle altre. L’inflazione verrebbe scontata, infatti, come fenomeno passeggero e con impatto fino alle scadenze medio-lunghe.
Qualcuno eccepirà che non fu così nel 2022, quando a pagare pegno con il ritorno dell’inflazione furono proprio le scadenze lunghissime. Basti pensare che il bond a 100 anni dell’Austria è arrivato a contrarsi dell’80% in questi anni dai massimi toccati tra fine 2020 e inizi 2021. La differenza è di contesto. Allora, il mercato prezzò la fine dell’era dei tassi a zero e la normalizzazione monetaria.
Oggi, i tassi in partenza sono già discretamente alti e persino sopra l’inflazione (al 28 febbraio) nell’Eurozona. L’eventuale stretta avrebbe conseguenze assai meno drastiche di allora. Tanto per un confronto, il bond a 100 anni di Alphabet debuttava un mese fa già con una cedola di oltre 7 volte più alta quella offerta da Vienna nel giugno del 2020.
giuseppe.timpone@investireoggi.it