Nei giorni scorsi, Goldman Sachs ha emesso nuove obbligazioni in valuta estera in tripla tranche e tutte con scadenza a 5 anni (26 giugno 2031). I titoli sono denominati in dollari australiani, dollari neozelandesi e sterline britanniche. Offrono rispettivamente una cedola annua fissa del 5%, 4,1% e 4,7%. L’emittente si riserva la facoltà di procedere al rimborso del capitale alla pari (100% del loro valore nominale) già al termine del primo anno e fino al quarto anno. In quel caso, la durata delle obbligazioni risulterebbe inferiore ai 5 anni ufficiali. E ciò può verificarsi nel caso in cui la banca d’affari americana riuscisse a rifinanziarsi sul mercato a costi inferiori rispetto a quelli che continuerebbe a sostenere pagando gli obbligazionisti.
Obbligazioni Goldman Sachs callable
Dunque, le nuove obbligazioni di Goldman Sachs sono “callable” e potranno essere scambiate sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana. L’investimento minimo richiesto per ciascuna tranche è di 100 dollari australiani, 100 dollari neozelandesi e 100 sterline britanniche. Si tratta di importi molto contenuti e alla portata di tutte le tasche, per cui l’emissione si mostra adatta al mercato retail italiano.
Il rischio di credito è teoricamente molto basso, come segnalano i rating medio-alti assegnati dalle agenzie internazionali: BBB+ per S&P, A per Fitch e A2 per Moody’s. Questo non significa che le obbligazioni di Goldman Sachs siano prive di rischio in assoluto. Come detto, il rimborso anticipato può ridurre anche drasticamente la durata dell’investimento. Se l’emittente si avvalesse di tale facoltà, l’investitore rimarrebbe con un capitale probabilmente da reimpiegare sul mercato a condizioni peggiori.
Cedole alte per emissioni in valuta
Un altro fattore di rischio è di tipo valutario.
Le tranche sono denominate tutte in divise straniere, per cui il loro rendimento effettivo dipenderà dalle variazioni dei tassi di cambio contro l’euro. All’investitore converrà che la valuta di denominazione si apprezzi rispetto al momento dell’acquisto, così da incassare cedole e capitale alla scadenza (o con il rimborso anticipato) dal valore superiore dopo la conversione in euro.
Ciò spiega anche la ragione per cui Goldman Sachs abbia fissato per queste nuove obbligazioni cedole più alte rispetto ai tassi a cui sarebbero state emesse se denominate in euro. Chiaramente, l’investitore può rivendere in qualsiasi momento il titolo posseduto, ma esponendosi ai prezzi di mercato. Ricordiamo che cedole e plusvalenze sono soggette ad un’imposta del 26%.