“Approccio aggressivo”, “premio non adeguato” e necessità di salvaguardare un asset strategico per il sostegno al Mittelstand, il ceto medio tedesco. Il governo federale di Friedrich Merz boccia ufficialmente l’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) di Unicredit su Commerzbank. Forte del suo peso di oltre il 12% nel capitale della banca, ritiene che l’italiana debba o aumentare il prezzo o ritirarsi. Una bocciatura nell’aria da tempo, anche se a questo punto della vicenda forse nessuno più si aspettava o perlomeno non in questi termini così netti.
Unicredit in forte rialzo in borsa, Commerzbank sotto prezzo implicito
Tra partecipazioni dirette e derivati, Unicredit possiede oggi il 55% di Commerzbank.
E qui si apre un vero giallo, dato che Andrea Orcel avrebbe gli strumenti per “comandare” e magari licenziare la CEO Bettina Orlopp, che tanti bastoni tra le ruote ha posto alla sua scalata. Ma bisogna fare attenzione a non mettersi contro il socio di minoranza forte, cioè lo stato tedesco. Nessuno può credibilmente immaginare ovunque nel mondo di gestire una grande banca con l’opposizione del governo locale.
E la Procura di Francoforte ha aperto un’indagine a carico di Unicredit sull’esposto presentato da Orlopp circa la presunta mancanza di trasparenza attorno alle adesioni all’OPS dei soci Commerzbank. Quando si muovono giudici e politica con una manovra a tenaglia, meglio non forzare le cose. Il mercato non è andato nel panico a seguito della notizia. Ma è pur vero che il titolo Commerzbank a 36,72 euro a metà giornata quotava di oltre il 2% sotto il prezzo implicito, cioè il controvalore relativo al concambio di 0,485 offerto da Piazza Gae Aulenti. In forte rialzo del 3,7% il titolo Unicredit: gli investitori non credono al rilancio e guardano positivamente alla possibile uscita dall’operazione con una possibile plusvalenza.
Orcel al bivio in Italia e Germania
Presto per tirare le somme. La bocciatura del governo Merz non equivale a un blocco vero e proprio. A Berlino non esiste il “golden power” all’italiana. Sembra più un avvertimento lanciato ad Orcel, affinché preservi l’indipendenza della banca tedesca e al contempo migliori l’offerta se intende conquistarne il controllo; “altrimenti ci arrabbiamo”. Bisogna capire quale sarà la reazione di Orcel, che non può permettersi un altro flop dopo quello rimediato l’anno scorso in Italia su Banco BPM per l’opposizione del governo Meloni.
E questo possibile epilogo ri-aprirebbe i giochi proprio sul mercato domestico. Il risiko bancario è ripartito con l’OPAS di Intesa Sanpaolo su Monte Paschi di Siena, alla quale guarda anche Banco BPM con una fusione “paritetica”. Unicredit starà a guardare mentre la prima banca italiana e sua diretta concorrente si rafforza pappandosi Generali? Anche perché Orcel si stava muovendo già attorno alla galassia di MPS e attraverso due mosse a monte e a valle. In primis, entrando nel capitale della compagnia e salendovi con una quota già al 9%. E poi agevolando il riassetto di Delfin con un prestito miliardario a Leonardo Mario Del Vecchio, apparentemente prodromico alla cessione delle quote in MPS e Generali, alle quali guarderebbe egli stesso.
Unicredit socio silente?
Escludendo il rilancio su Commerzbank, Unicredit resterebbe nel capitale come azionista di maggioranza “silente”. Nessuno scontro aperto con i vertici, ma accompagnandone le decisioni attraverso azioni di moral suasion nel tempo. Orcel mal si presta, però, ad operazioni di questo tipo. Il manager è ben noto per la sua energia e la franchezza con cui gestisce i dossier. L’idea di Berlino di evitare tagli alla rete domestica e all’estero non può essere accettata a cuor leggero. Proprio il riassetto delle filiali ad oggi gestite con inefficienza ha spinto l’istituto milanese a presentare un’offerta, ravvisandovi margini di crescita per i profitti. Senza soluzioni drastiche, l’OPS perderebbe di senso.
giuseppe.timpone@investireoggi.it