E’ sceso di 2,9 miliardi di euro il debito pubblico italiano nel mese di aprile, attestandosi a 3.155,3 miliardi e sotto l’ennesimo record storico toccato a marzo. Secondo i dati della Banca d’Italia, la riduzione dello stock è avvenuta a seguito delle minori disponibilità liquide del Tesoro per 21,552 miliardi (a 42,4 miliardi) e compensate in parte dal fabbisogno mensile di 16,567 miliardi e per 2,065 miliardi dall’effetto degli scarti e premi all’emissione e al rimborso, rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e variazioni dei tassi di cambio.
Debito pubblico ad aprile giù: boom tra famiglie
Praticamente, il Tesoro ha impiegato parte della liquidità accumulata per fronteggiare le esigenze quotidiane e contenere le emissioni di nuovi titoli di stato.
Tutte operazioni che rientrano nella gestione ordinaria del debito e di cui l’Italia è maestra da decenni. Riguardo ai creditori, la foto si ferma al 31 marzo scorso. Le famiglie italiane risultano essere in possesso di BTp per un controvalore record di 418,786 miliardi e in aumento rispetto a febbraio di 14,389 miliardi. La loro quota sul totale lievita al 15,85%.
Questo boom riflette l’emissione del BTp Valore 2032, che avvenne proprio nei primi di marzo ed esitò una raccolta per 16,22 miliardi. Al netto di questo collocamento, dunque, le famiglie italiane hanno dismesso altri titoli di stato per circa 1,8 miliardi. Non è la prima volta che accade, a conferma di quanto le emissioni retail finiscano per incrementare le detenzioni nette nel breve termine e anche in controtendenza rispetto ai dati generali. Viceversa, gli investitori stranieri hanno ridotto nel mese le loro detenzioni di 11,672 miliardi, scendendo ad una quota del 34,1%.
Spesa corre più delle entrate
Il debito pubblico ad aprile risulta salito di 59,4 miliardi da inizio anno. E non per carenza di entrate fiscali, che nel primo quadrimestre sono arrivate a 173,1 miliardi, segnando una crescita tendenziale dell’1,8% e pari a 3,1 miliardi. Il problema è che più lo stato incassa e più spende. Il fabbisogno nello stesso periodo è salito del 10% a 69,041 miliardi. Significa che la spesa pubblica ha ecceduto le entrate di qualcosa come 767 milioni al giorno.
Neanche il dato sulle scorte di liquidità addolcisce il quadro complessivo. Su base annua queste risultano essere diminuite di 27 miliardi. Al netto di questa componente, il debito pubblico è salito di 119,266 miliardi, pari al ritmo medio mensile di 9,94 miliardi. Questi dati possono sembrare contraddittori rispetto al trend calante del deficit pubblico. In realtà, l’Italia è già riuscita sin dal 2024 a tornare all’avanzo primario, cioè spende meno di quanto incassa al netto degli interessi sul debito. Il problema continua ad essere rappresentato dai bonus edilizi del passato. Pur se le detrazioni sono state caricate sugli esercizi in cui sono stati avviati i lavori, nel frattempo lo stato assiste a minori entrate e che deve coprire ricorrendo alle emissioni di bond.
Pressione sul Tesoro anche nei prossimi anni
C’è di positivo che la vita media del debito pubblico ad aprile rimaneva stabile a 7,9 anni, un dato elevato nel confronto internazionale e che aiuta a migliorare la percezione della nostra affidabilità fiscale sui mercati finanziari.
Certo, la pressione sul Tesoro sarà elevata anche nei prossimi anni: da qui alla primavera del 2031 arriveranno a scadenza titoli per 1.585 miliardi, di cui 1.004 miliardi a medio-lungo termine. A questi si aggiungeranno le emissioni nette per finanziare il deficit. Una variabile fuori dal controllo del governo, almeno in grossa parte, riguarda i rendimenti. Più sono alti e maggiore il costo per servire il debito e rinnovarlo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it