Il pre-accordo di pace in 14 punti tra Stati Uniti e Iran contiene alcune parti sensibili e oggetto di controversia ancora oggi. Teheran sostiene che il governo americano si sia impegnato a sbloccare in anticipo 12 dei 24 miliardi di dollari di asset congelati nel mondo, notizia che Washington definisce “pura propaganda”. Ma la svolta economica per 93 milioni di persone starebbe per arrivare per davvero. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno smentito nei giorni scorsi di avere sbloccato fondi iraniani “fino a 20 miliardi”. C’è una guerra di indiscrezioni volutamente innescata dal regime dei pasdaran per confondere le acque e far passare il messaggio, specie al suo interno, di avere stravinto la partita con la superpotenza.
Svolta economica in Iran con accordo di pace
Di vero c’è che gli Stati Uniti intendono consentire all’Iran l’accesso ai fondi bloccati secondo lo schema “pay-for-performance”: man mano che adempierà agli obblighi su abbandono del nucleare e riapertura di Hormuz, potrà mettere le mani sui fondi. La loro entità è stata stimata fino a più di 100 miliardi. Non è dato sapere che la Casa Bianca si stia impegnando al loro sblocco totale o solo per la cifra dei 24-25 miliardi emersa nelle scorse ore.
Una cosa sembra certa: l’Iran può vivere una vera svolta economica grazie all’accordo. Anche se gli asset saranno “scongelati” progressivamente, già la previsione di un afflusso di dollari sta attutendo la domanda sul mercato nero. Il cambio contro il rial è sceso a circa 1.634.000, mentre a inizio maggio aveva superato 1.900.000. Un rial più forte riduce il costo delle importazioni e lenisce l’inflazione dopo anni di corsa sfrenata.
A maggio, essa è salita sopra il 77% e ai massimi dal 1942. Probabile che sia ancora più alta, data la scarsa attendibilità dei dati ufficiali.

Verso revoca delle sanzioni petrolifere
La banca centrale potrà usare almeno parte dei fondi sbloccati per aumentare l’offerta di dollari e placare la fame di valuta pesante nel Paese. E le riserve valutarie crescerebbero anche grazie alla revoca delle sanzioni petrolifere. Per adesso si parla di sospensione fino all’accordo vero e proprio entro 60 giorni. L’Iran esporta attualmente circa 1,5 milioni di barili al giorno. Il suo record storico è stato di 2,5 milioni precedentemente allo stralcio dell’accordo sul nucleare da parte della prima amministrazione Trump nel 2018. Non solo vende di meno, ma a prezzi più bassi. I clienti, infatti, rischiano di finire nel mirino delle autorità americane e per questo pretendono uno sconto anche di 15-20 dollari al barile rispetto alle quotazioni internazionali.
Inoltre, per aggirare tale embargo l’Iran è costretto a fare ricorso a triangolazioni commerciali e ad operazioni “ship-to-ship” in pieno Oceano Indiano. Il costo per le consegne aumenta e i margini di profitto si riducono. Con la fine delle sanzioni occidentali, Teheran esporterebbe alla luce del sole, per cui di più e a prezzi di mercato con costi di consegna più bassi.
Dunque, più dollari incassati giorno dopo giorno e possibilmente maggiori investimenti, grazie allo sblocco dei fondi, per potenziare le estrazioni e il settore non petrolifero.
Benefici per la popolazione
Per 93 milioni di abitanti in Iran ci sarebbe una grande svolta economica con implicazioni pratiche: cambio stabile, inflazione più bassa, maggiore crescita del Pil e dell’occupazione, più benessere. Un’equazione tutt’altro che scontata, tuttavia. Noi ragioniamo come se parlassimo di un’economia di mercato, libera e in cui esiste netta separazione tra stato e privato. Ma l’Iran è un regime islamista in mano ai pasdaran, i cosiddetti “Guardiani della Rivoluzione”. A loro fa riferimento il conglomerato delle società statali e para-statali, che di fatto controlla un po’ l’intera economia.
Tanto per dirne una, neppure il presidente conosce l’esatto flusso di denaro attorno al settore petrolifero. I pasdaran hanno un bilancio parallelo a quello pubblico e tenuto segreto persino ai vertici delle istituzioni. La corruzione è diffusissima, dato che le risorse di tutti si concentrano nelle mani di pochi e con criteri opacissimi. In sostanza, esiste il rischio che a beneficiare di questa svolta economica non sia l’Iran inteso come Paese, bensì l’ala militare della dittatura che lo governa con la frustra da quasi mezzo secolo.
Svolta economica in Iran opportunità per i giovani
Ciò non toglie che una riammissione dell’Iran nel circuito economico e finanziario globale avrà effetti benefici anche indiretti per l’intera popolazione. I pagamenti in dollari potranno avvenire nuovamente senza escamotage inefficienti in termini di costo e tempo. Gli scambi commerciali anche non petroliferi s’intensificheranno e si creeranno opportunità di sviluppo anche all’infuori del settore petrolifero. Ricordiamo che l’Iran è una nazione istruita e molto giovane, in cui decine di milioni di risorse o non vengono sfruttare o vengono sfruttare solo parzialmente a causa dell’isolamento internazionale. E non è un caso che proprio i giovani siano i più insoddisfatti della realtà delle cose, percependo la distanza tra come potrebbero vivere e come vivono effettivamente.
giuseppe.timpone@investireoggi.it