Sapete una cosa? L’ISEE, cioè l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente di un nucleo familiare, nasce con uno scopo ben preciso: consentire una profilazione più accurata delle famiglie ai fini dell’accesso ad agevolazioni, bonus, prestazioni sociali e sussidi.
Si tratta di uno strumento molto più completo rispetto alla semplice dichiarazione dei redditi, sia essa il modello 730 o il modello Redditi Persone Fisiche. Nella dichiarazione dei redditi, infatti, non si tiene conto della composizione del nucleo familiare. L’ISEE, invece, considera non solo redditi e patrimoni, ma anche il numero e le caratteristiche dei componenti della famiglia.
Una famiglia composta da cinque persone con un reddito complessivo di 30.000 euro è ben diversa da una famiglia formata da due soli componenti con lo stesso reddito.
Se si guardasse esclusivamente alla dichiarazione dei redditi, le due situazioni apparirebbero sostanzialmente identiche. Attraverso l’ISEE, invece, emergono differenze significative.
È per questo motivo che una famiglia numerosa, magari con figli a carico, può ottenere un valore ISEE più basso rispetto a una coppia senza figli e, di conseguenza, avere maggiori possibilità di accedere a bonus e agevolazioni.
L’importanza dei figli a carico
I figli a carico sono dunque importanti sotto il profilo dell’ISEE, ma non solo. In alcuni casi incidono anche sul modello 730. Se l’ISEE serve principalmente per determinare l’accesso alle prestazioni sociali, la dichiarazione dei redditi è invece lo strumento attraverso il quale si calcolano le imposte dovute.
Ma è davvero vero che avere figli a carico permette di pagare meno tasse? La risposta è sì, ma solo in determinate circostanze. Da alcuni anni, infatti, per molte famiglie le tradizionali detrazioni per figli a carico non sono più riconosciute.
Età, lavoro, reddito: ecco quando i figli sono a carico e cosa significa nel modello 730
Quando un contribuente si appresta a controllare, compilare e inviare il modello 730, conoscere correttamente le regole sui figli a carico è fondamentale.
Gli errori sono sempre dietro l’angolo e la materia ha subito importanti modifiche a partire dal 2022. Una compilazione errata può comportare il pagamento di imposte non dovute oppure la perdita di rimborsi fiscali spettanti.
Le novità principali sono state due.
La prima è entrata in vigore dal marzo 2022 con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale. Da quel momento sono venute meno le tradizionali detrazioni fiscali per i figli che rientrano nel perimetro di questa prestazione.
La seconda novità è arrivata nel 2025 e riguarda i figli che hanno compiuto 30 anni di età.
Il punto di vista fiscale e quello delle agevolazioni sono due cose diverse
Dal punto di vista fiscale, un figlio è considerato a carico in base alla sua età, al reddito percepito nel corso dell’anno e al fatto che sia o meno destinatario dell’Assegno Unico.
La possibilità per un genitore di beneficiare delle detrazioni fiscali esiste ancora, ma soltanto in presenza di specifici requisiti.
Per i figli con meno di 21 anni, cioè quelli che rientrano nell’Assegno Unico, non spettano più le tradizionali detrazioni per familiari a carico.
Attenzione però: questa regola riguarda esclusivamente le detrazioni per carichi di famiglia e non le detrazioni derivanti dalle spese sostenute per il figlio.
Anche se il figlio ha meno di 21 anni, il genitore può continuare a detrarre, quando ne ricorrono i presupposti, il 19% delle spese sanitarie, delle spese scolastiche, delle spese universitarie, degli abbonamenti ai trasporti pubblici e di tutti gli altri oneri detraibili sostenuti nell’interesse del figlio fiscalmente a carico.
Per quanto riguarda i limiti reddituali, un figlio è considerato fiscalmente a carico:
- fino a 24 anni di età, se possiede un reddito annuo non superiore a 4.000 euro;
- oltre i 24 anni, se il reddito complessivo non supera 2.840,51 euro annui.
Modello 730 e detrazioni per figli a carico
Tornando alle detrazioni per carichi di famiglia, dopo le modifiche introdotte negli ultimi anni queste possono essere riconosciute soltanto per i figli che hanno più di 21 anni e meno di 30 anni, purché risultino fiscalmente a carico.
In altre parole, i figli che percepiscono l’Assegno Unico non danno diritto alle detrazioni per carichi di famiglia, mentre possono continuare a beneficiarne quelli che hanno superato i 21 anni ma non hanno ancora compiuto i 30 anni.
Di conseguenza, un figlio che ha già compiuto 30 anni, anche se vive ancora con i genitori, non percepisce redditi propri ed è economicamente dipendente dalla famiglia, non consente più ai genitori di usufruire delle detrazioni per figli a carico.
Resta comunque la possibilità di detrarre le spese sostenute nel suo interesse, qualora il figlio continui a essere fiscalmente a carico secondo i limiti reddituali previsti dalla legge.
Esiste però un’importante eccezione: se il figlio è riconosciuto disabile, i limiti di età non si applicano. In questo caso le detrazioni per carichi di famiglia continuano a spettare anche dopo il compimento dei 30 anni. Ciò purché siano rispettati gli altri requisiti previsti dalla normativa fiscale.
