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Oro in backwardation da 14 giorni: l’anomalia di Londra che spaventa i mercati

Il fenomeno della "backwardation" a Londra spaventa i mercati, suggerendo una carenza di metallo giallo rispetto alla domanda.
5 Giugno 2026
Oro backwardation a Londra
Oro backwardation a Londra © Investireoggi.it

Il prezzo dell’oro sui mercati internazionali resta sotto i massimi storici di fine gennaio, pur in recupero verso i 4.500 dollari l’oncia nelle ultime sedute con l’allentamento delle tensioni tra USA e Iran. Ma a Londra si registra un fenomeno assai raro e noto come “backwardation” dalle forti implicazioni per l’intero sistema geopolitico mondiale. Dallo scorso 21 maggio il prezzo spot supera in media di 15-30 dollari il future, cioè il mercato è disposto a spendere di più per avere il metallo giallo subito, anziché attenderne la consegna tra qualche mese.

In genere, accade sempre il contrario. Tra costi di custodia e assicurazione, il trascorrere del tempo non fa che aumentare il prezzo dell’oro rispetto al suo valore spot. Con la “backwardation” a Londra si sta verificando il contrario. E se è già da due settimane di seguito che assistiamo a questo fatto, prima della crisi del 2008 era accaduto per non più di 8 giorni in 20 anni. E’ un segnale chiaro sulla carenza di metallo, che induce gli investitori a spendere di più per averlo subito in possesso.

L’illusione ottica dei caveau LBMA e l’oro bloccato

I dati racconterebbero un’altra storia. Le tonnellate disponibili nei caveau di Londra sono salite a 9.372 contro un minimo di 8.477 toccato tra 2024 e 2025. Ci sono 749.768 lingotti d’oro da 400 once standard l’uno per un controvalore attuale sui 1.350 miliardi di dollari. Ma il dato aggregato può trarre in inganno. Anzitutto, guai a confonderlo con le riserve auree della Banca d’Inghilterra. Esse ammontano solamente a 310 tonnellate dopo la maxi-vendita tra fine anni Novanta e i primi Duemila.

Ma la Old Lady custodisce circa 5.500 tonnellate per conto di altri istituti centrali. Ed è questo il dato lievitato nelle ultime settimane. Riflette il fatto che in giro per il mondo essi stiano aumentando i rimpatri di oro dai mercati periferici per metterlo in sicurezza a Londra. Questo è oro “bloccato”, nel senso che la Banca d’Inghilterra non ne può disporre in alcun modo, fungendo solamente da custode. Il resto è, invece, oro “liquido” e posseduto dalle banche d’affari HSBC, JP Morgan e ICBC Standard Bank. E’ questo il dato in netto calo anche nelle ultime settimane.

La fuga verso New York e il ruolo delle fonderie svizzere

Per capire cosa sta accadendo, bisogna fare riferimento ai contratti finanziari con sottostante oro. Gli investitori privati speculano sulle variazioni dei prezzi e a ridosso della scadenza rivendono per evitare la consegna fisica. Invece, adesso puntano proprio ad essa. C’è fame di oro, perché la quantità disponibile sta diminuendo a Londra come segnala la “backwardation”. Come mai? Le tensioni geopolitiche e commerciali hanno alimentato negli ultimi tempi un ingente deflusso a favore di New York. Vi ricordate il panico di un anno fa riguardo ai dazi dell’amministrazione Trump? Il mercato temette che avrebbero riguardato anche i metalli preziosi e anticiparono la possibile cattiva notizia spostando oro nella Grande Mela per sfuggire alle tariffe.

Sappiamo che i metalli preziosi non furono effettivamente sottoposti ai dazi americani, ma questo non significa che non potrà accadere in futuro. Specialmente sotto l’attuale amministrazione, che dimostra di non farsi troppi problemi nel rivedere dall’oggi al domani gli accordi commerciali stipulati anche poco prima. A conferma di ciò, il crollo delle esportazioni di oro e preziosi dal Regno Unito alla Svizzera, quest’ultima principale hub mondiale di oro per il 70% del mercato globale: -23,6% a 27,12 miliardi di dollari nel 2025, ma con picchi negativi fino al 92,2% in alcuni mesi più recenti.

Come si spiegano questi dati? In vista di possibili dazi, gli investitori avevano smobilizzato tonnellate di oro da Londra verso gli USA, ma dovendo passare per la Svizzera per fondere i lingotti dallo standard dei 400 once sul mercato britannico alle 100 once su quello americano. Tuttavia, negli ultimi mesi le cose stanno andando nella direzione opposta: ora è Londra ad importare lingotti dalla Svizzera, perché sta rimanendone a corto. E questo spiega la “backwardation” come spia della carenza di metallo.

Oro in backwardation a Londra: la spia di un ordine mondiale saltato

Non è soltanto un fenomeno squisitamente finanziario. Dietro si cela una partita geopolitica di estremo rilievo. Gli USA stanno “risucchiando” metalli preziosi dal resto del mondo con la sola minaccia di dazi neppure ventilati nello specifico. L’Europa rischia di ritrovarsi poco oro fisico e gli investitori temono lo scenario di una carenza continentale scontandola nei prezzi. La “backwardation” sta diventando la punta dell’iceberg di un ordine mondiale saltato per mancanza di fiducia tra soggetti ufficialmente alleati. E se accade all’interno della stessa anglosfera, immaginate altrove!

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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