La riapertura dei mercati europei sta avvenendo nella mattinata odierna all’insegna dell’ottimismo per la tregua annunciata di due settimane tra USA e Iran sulla proposta di mediazione del Pakistan, sostenuta dalla Cina. Le borse salgono di slancio, mentre i rendimenti dei titoli di stato crollano per scontare una minore virulenza della BCE (Banca Centrale Europea) nel rialzo dei tassi di interesse. E a tale fine, abbiamo monitorato il Bund a 2 anni. Questa è una scadenza chiave per chi investe sul mercato obbligazionario professionalmente. Dovete sapere, infatti, che il rendimento biennale tende a seguire l’andamento dei tassi sui depositi bancari fissati dalla BCE.
Rialzo tassi BCE meno duro?
Quando parliamo di “seguire”, ci riferiamo anche alla sua capacità di prevedere la politica monetaria di Francoforte nel medio termine. Ieri sera, il Bund a 2 anni chiudeva sopra il 2,70%. Un livello decisamente superiore al tasso del 2% finora fissato dall’istituto sui depositi delle banche. Dunque, il mercato “benchmark” scontava per l’Eurozona la prospettiva di un triplo rialzo dei tassi BCE dello 0,25% ciascuno.
Questa mattina, il rendimento reagiva alla notizia della tregua scendendo sotto il 2,50%. Per lo stesso ragionamento, il mercato adesso sconta 2 e non più 3 rialzi dello 0,25% entro l’anno. L’effetto della tregua si è tradotto nell’immediato nella previsione di una stretta monetaria meno dura per l’Eurozona. Quanto agli Stati Uniti, sta avvenendo qualcosa di simile. Fino a ieri sera, le previsioni erano per tassi invariati fino a tutto il 2026. Stamattina, già si prospetta un possibile taglio dello 0,25% per dicembre.
Rischio inflazione più basso
Questi movimenti risentono del minore rischio inflazione.
La riapertura alla navigazione marittima dello Stretto di Hormuz consentirà l’afflusso di petrolio e gas intrappolato per settimane nel Golfo Persico. Una volta che questa energia sarà arrivata a destinazione, vale a dire presso le economie importatrici, si materializzerà sotto forma di minori prezzi al consumo con l’aumentata offerta a disposizione. Stamane, il gas europeo scendeva sotto i 45 euro per Mega-wattora (-9%) e il Brent sotto 95 dollari al barile (-13%). Nel frattempo, il cambio tra euro e dollaro sfiorava 1,17 (+0,8%), risalendo ai massimi da 5 settimane.
Difficile ritorno a previsioni pre-belliche
Presto per dire se il mercato avrà ragione. Se la tregua regge e porterà ad un accordo di pace definitivo, la tensione geopolitica si ridurrà ulteriormente. Il rischio inflazione seguirebbe lo stesso trend, impattando sul ritmo con cui la BCE annuncerà il suo piano di rialzo dei tassi. Dobbiamo sempre ricordare che prima della guerra in Iran, il mercato era convinto che la stretta nell’area sarebbe partita solo a metà del 2028. Difficilissimo credere che torneremo a quelle condizioni, pur nello scenario migliore possibile. Più probabile, invece, che se l’inflazione smettesse di salire dopo l’avvio della stretta, Francoforte si dissuada dal proseguire.
giuseppe.timpone@investireoggi.it