La Tari è senza dubbio uno dei tributi che più pesano sui cittadini italiani. La tassa sui rifiuti viene infatti pagata in tutto il Paese, dalle grandi città ai piccoli comuni, e rappresenta il contributo richiesto per finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.
Almeno in teoria, la Tari nasce proprio con questo obiettivo: coprire i costi del servizio reso ai cittadini. In molti Comuni, però, il suo importo può risultare particolarmente elevato, trasformandosi in un vero e proprio salasso per numerose famiglie.
Poiché il calcolo tiene conto sia della composizione del nucleo familiare sia delle dimensioni dell’immobile, non è raro che l’importo finale risulti significativo.
Proprio per questo motivo il legislatore ha deciso di estendere anche alla Tari una forma di bonus sociale, simile a quella già prevista per le bollette di luce, gas e acqua.
La guida alla Tari, cos’è e come si calcola
Come anticipato, la Tari è la tassa sui rifiuti e deve essere versata da tutte le famiglie per l’abitazione in cui risiedono.
Non esiste un importo uguale per tutti, poiché il costo varia da Comune a Comune, pur nel rispetto delle regole generali fissate a livello nazionale.
Ad esempio, è lo Stato a imporre alle amministrazioni comunali la possibilità di concedere il pagamento rateale della Tari, generalmente in almeno tre rate.
Per quanto riguarda il calcolo dell’imposta, i fattori principali sono due:
- il numero dei componenti del nucleo familiare;
- la superficie dell’immobile.
La Tari è infatti composta da una quota fissa, collegata ai metri quadrati dell’abitazione, e da una quota variabile, che dipende dal numero delle persone che vivono nell’immobile.
In molti casi, inoltre, all’interno dell’importo richiesto sono compresi anche il tributo provinciale e, dove prevista, la cosiddetta tariffa puntuale, legata alla quantità di rifiuti effettivamente prodotta.
TARI, arrivano le lettere sulla tassa rifiuti: ci sarà il bonus che taglia la tassa?
Dal 2026 entrerà pienamente in vigore il nuovo bonus sociale Tari.
Anche se la misura è stata introdotta nel 2025, l’effettiva applicazione è stata rinviata al 2026 per consentire il completamento dell’iter burocratico e dei necessari provvedimenti attuativi.
Il bonus consiste in una riduzione del 25% dell’importo della Tari dovuta.
Così come accade per i bonus sociali relativi a energia elettrica, gas e acqua, non sarà necessario presentare alcuna domanda specifica.
Saranno infatti i Comuni, attraverso i controlli previsti e l’incrocio delle banche dati, a verificare automaticamente il diritto all’agevolazione. E, dunque, ad applicare lo sconto direttamente sulla tassa.
L’unico adempimento richiesto ai cittadini è quello di possedere un ISEE in corso di validità.
Pertanto, chi non lo ha ancora fatto dovrà presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) per ottenere l’ISEE 2026, basato su redditi e patrimoni riferiti al 2024.
Secondo le modalità previste da ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), il sistema provvederà automaticamente a verificare sia la presenza dell’ISEE sia il suo valore.
Chi ha diritto al bonus Tari nel 2026
Il nuovo bonus sociale sulla Tari spetta alle famiglie che rispettano determinati requisiti economici.
In particolare, l’agevolazione è riconosciuta ai nuclei familiari con:
- ISEE fino a 9.796 euro;
- ISEE fino a 20.000 euro nel caso di famiglie con almeno quattro figli a carico.
Per questi contribuenti la riduzione del 25% della tassa sui rifiuti rappresenta un aiuto concreto per alleggerire una delle spese più diffuse e meno gradite dai cittadini.
Una misura che si aggiunge agli altri bonus sociali già esistenti e che punta a sostenere le famiglie economicamente più fragili. Ovvero, senza richiedere ulteriori procedure o domande specifiche oltre alla regolare presentazione dell’ISEE.
