Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 14 Giu, 2026

Pensione a 65 anni nel 2027? Ecco le possibilità e cosa cambia

Andare in pensione a 65 anni è possibile? Ecco requisiti, deroghe per madri e invalidi e cosa cambia dal 2027.
14 Giugno 2026
pensioni a 65 anni di età.
© Licenza Creative Commons

Esistono pensioni accessibili già a 65 anni di età? Considerata la varietà delle misure previdenziali presenti nel sistema italiano, l’uscita dal lavoro a questa età è effettivamente possibile. Tuttavia, è necessario rientrare in specifiche condizioni e in particolari strumenti di pensionamento che, peraltro, dal 2027 subiranno un inasprimento dei requisiti.

Quali sono, dunque, le misure che consentono di andare in pensione a 65 anni? Ecco una sintesi delle principali possibilità previste dalla normativa vigente.

Pensione di vecchiaia a 65 anni?

Si può andare in pensione di vecchiaia a 65 anni? In linea generale, la risposta è no.

La pensione di vecchiaia ordinaria richiede infatti il raggiungimento di 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi.

Pertanto, a 65 anni non è normalmente possibile accedere a questa prestazione.

Esistono però due importanti eccezioni.

La prima riguarda le lavoratrici madri, che possono beneficiare di uno sconto sull’età pensionabile in base al numero dei figli avuti.

La seconda riguarda invece uomini e donne con una particolare forma di invalidità riconosciuta ai fini previdenziali.

Escludendo le misure che richiedono carriere contributive molto lunghe, come la pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 anni e 10 mesi per le donne) o la Quota 41 per lavoratori precoci, nonché strumenti particolari come lo scivolo usuranti (61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 97,6), le due soluzioni appena citate rappresentano le principali possibilità di pensionamento intorno ai 65 anni con una carriera contributiva di almeno 20 anni.

Pensione a 65 anni nel 2027? Ecco le possibilità e cosa cambia

Per le lavoratrici, la possibilità di uscire prima deriva dall’agevolazione riconosciuta alle madri che rientrano nel sistema contributivo puro.

La normativa prevede infatti uno sconto di 4 mesi per ogni figlio avuto, fino a un massimo di 16 mesi per chi ha avuto quattro o più figli.

In questo modo, una lavoratrice con almeno 20 anni di contributi può anticipare la pensione di vecchiaia fino a 65 anni e 8 mesi, anziché attendere i 67 anni previsti dalla disciplina ordinaria.

Dal 2027, però, il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita.

Di conseguenza, applicando il massimo sconto di 16 mesi, l’età minima di uscita diventerà 65 anni e 9 mesi.

È importante ricordare che questa possibilità riguarda esclusivamente i contribuenti che hanno il primo accredito contributivo successivo al 31 dicembre 1995.

Inoltre, per ottenere la pensione anticipata grazie a questa agevolazione, è necessario che l’importo della prestazione risulti almeno pari all’assegno sociale.

Invalidità, ecco quale aiuta a uscire prima

Con 20 anni di contributi, uomini e donne possono accedere alla pensione anche grazie a un’altra misura particolarmente favorevole: la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità pensionabile.

In questo caso, il requisito anagrafico è addirittura inferiore ai 65 anni.

La prestazione spetta infatti:

  • alle donne a partire da 56 anni di età;
  • agli uomini a partire da 61 anni di età.

In entrambi i casi sono necessari almeno 20 anni di contributi e una invalidità pensionabile pari almeno all’80%.

Occorre però prestare attenzione a un aspetto fondamentale: questa invalidità non coincide con la comune invalidità civile.

Non si tratta infatti di una generica riduzione della capacità lavorativa, ma di una riduzione della capacità di svolgere la specifica attività professionale esercitata dal lavoratore.

Si tratta della cosiddetta invalidità pensionabile, disciplinata dalla legge n. 222 del 1984, che valuta la capacità lavorativa in relazione alla professione concretamente svolta e non in termini generali.

Proprio per questo motivo, molti contribuenti confondono le due tipologie di invalidità, rischiando di sopravvalutare le proprie possibilità di accesso alla pensione anticipata. In realtà, solo il riconoscimento dell’invalidità pensionabile nei termini previsti dalla normativa consente di beneficiare di questa particolare forma di pensionamento.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.