Giovedì, la Banca Centrale Europea (BCE) ha aumentato i tassi di interesse per l’Eurozona e per la prima volta dal settembre 2023. Una mossa scontata dai mercati e resasi necessaria dalla brusca risalita dell’inflazione a causa dei rincari di petrolio e gas con la guerra in Iran. L’istituto ha anche diramato le nuove stime su Pil e inflazione. Ecco quali sono e le differenze (tra parentesi) rispetto a quelle di marzo:
- Pil 2026: +0,8% (da +0,9%)
- Pil 2027: +1,2% (da +1,3%)
- Pil 2028: +1,5% (da +1,4%)
- Inflazione 2026: 3% (da 2,6%)
- Inflazione 2027: 2,3% (da 2%)
- Inflazione 2028: 2% (da 2,1%)
- Inflazione core 2026: 2,5% (da 2,3%)
- Inflazione core 2027: 2,5% (da 2,2%)
- Inflazione core 2028: 2,2% (da 2,1%)
Stime BCE su Pil e inflazione smentiscono stagflazione da guerra
Per quest’anno e il prossimo, Francoforte prevede un lieve rallentamento dell’economia a fronte di un altrettanto lieve recupero nel 2028.
Più marcato l’effetto del caro energia sui prezzi con un rialzo visibile per quest’anno e il prossimo e un lieve decremento rispetto alla previsione di marzo per il 2028. Tirando le somme, si ottiene che per la BCE le stime sul Pil regrediscono nel triennio dello 0,1% in tutto, mentre quelle sull’inflazione aumentano dello 0,6%. Della stessa entità la crescita attesa per l’inflazione “core”, al netto di energia e generi alimentari freschi.
Una mezza sorpresa. Tutti immaginiamo che petrolio e gas più cari accelerino la crescita dei prezzi al consumo. Invece, finora avevamo paventato uno scenario più negativo riguardo alla crescita economica nell’unione monetaria. Anche perché la guerra in Iran è in corso insieme alle note tensioni commerciali con gli Stati Uniti e ai problemi di natura strutturale dell’economia tedesca. Ciononostante, la BCE non sta intravedendo rischi sostanziali per il Pil.
Ciò non significa che abbia ragione. Può essere che stia peccando di ottimismo. Se avesse ragione, però, non potremmo affermare che la chiusura di Hormuz abbia provocato una stagflazione.
Riarmo sostiene crescita nel breve termine
L’economia europea cresce poco, ma non da oggi. Già nel primo trimestre il Pil era sceso dello 0,2%. Il lieve rallentamento del suo Pil provocato dal caro energia non cambia radicalmente il quadro. La stagnazione è strutturale, mentre si pensava che sarebbe diventata ancora più grave e magari fino a tramutarsi in recessione vera e propria con la guerra. In questo dato relativamente rassicurante, tuttavia, si celerebbe il sostegno fiscale offerto all’economia tramite il riarmo a debito.
I governi stanno investendo nella spesa militare per allentare la dipendenza dall’alleato americano. Persino la Germania ha abbondonato il suo storico rigore fiscale per “scongelare” la Bundeswehr dal torpore. E questo fa Pil, anche perché non sta avvenendo a spese di altre voci del bilancio o aumentando le entrate. Aumenta solo il debito, come segnalano le emissioni globali record di bond sovrani quest’anno.
UE senza direzione
Non è detto che questa strategia di breve termine avrà benefici duraturi. Anzi, il timore di molti economisti è proprio che l’Europa finirà per avere più debiti e rinvierà le riforme nell’errata convinzione di avere trovato il modo di crescere.
Insomma, somiglierà un po’ di più agli Stati Uniti negli aspetti negativi senza riuscire ad imitare quelli positivi. Non c’è ancora nulla sulla sburocratizzazione e sullo smantellamento delle politiche comunitarie anti-industriali. I governi stessi vanno avanti di inerzia senza una direzione comprensibile.
L’aspetto negativo delle stime aggiornate della BCE risiede nel fatto che quasi ci stiamo compiacendo dello scarso impatto bellico sul Pil europeo. Come se ci fossimo rassegnati all’idea che l’economia continentale debba crescere a ritmi, che altrove verrebbero percepiti da crisi conclamata. Siamo un caso speculare agli Stati Uniti, dove una crescita del 2% viene considerata insufficiente al punto da ignorare che l’inflazione sia già salita sopra il 4%. Lì si finge di non vedere il boom dei prezzi e da questa parte dell’Atlantico un Pil inchiodato allo zero virgola.
giuseppe.timpone@investireoggi.it