L’intonazione non può che essere positiva sui mercati finanziari dopo che USA e Iran hanno siglato una tregua di due settimane, che prospetta anche l’imminente riapertura al traffico navale dello Stretto di Hormuz. Una notizia che rilancia l’appeal dei BTp a medio-lunga scadenza, cioè di quel tratto della curva particolarmente colpito dalle tensioni geopolitiche di questi mesi. I rendimenti sono lievitati un po’ ovunque nel mondo, mentre gli spread si sono allargati. Il decennale italiano offriva ieri lo 0,91% in più dell’omologo tedesco, vale a dire lo 0,25% in più rispetto al 27 febbraio scorso, l’ultima seduta prima che iniziassero gli attacchi di USA e Israele contro l’Iran.
BTp medio-lunga scadenza colpiti dalla guerra
Ci sono stati tre fattori concomitanti ad avere depresso i corsi dei nostri bond sovrani. In primis, il mercato ha prezzato un aumento del rischio inflazione e ciò ha portato ad una maggiore pretesa generalizzata di rendimento nel mondo. Secondariamente, il minore appetito per il rischio ha spinto i capitali verso i famosi “porti sicuri”, tra cui la Germania. C’è da notare che, a differenza degli anni passati, anche i Bund sono stati vittime di ingenti vendite. Il decennale tedesco ha superato la soglia di rendimento del 3% per la prima volta dal lontano 2011.
Infine, l’attesa rialzista sui tassi di interesse. Contro il rischio inflazione, provocato dalla carenza di petrolio e gas e annessa esplosione dei prezzi internazionali, le banche centrali hanno lanciato segnali di possibili interventi da qui a breve. Il mercato prezza ben 3 aumenti dei tassi nell’Eurozona entro la fine dell’anno e dello 0,25% ciascuno. Anzi, nei giorni scorsi era arrivato a prospettare un quarto aumento. A marzo, l’inflazione nell’area è già risalita al 2,5% dall’1,9% di febbraio.
Curva dei tassi in rialzo da fine febbraio
Per tutte queste ragioni i titoli di stato tornano oggi appetibili. Non vengono meno le ragioni del “sell off”, ma si riducono di intensità e convinzione, specie se la tregua resisterà e diventerà definitiva con allevio per il mercato globale dell’energia. E adesso dobbiamo chiederci quali siano i BTp più avvantaggiati dalla de-escalation appena avviata. La risposta riguarda particolarmente quelli a medio-lunga scadenza. Ecco cos’è accaduto ai rendimenti tra il 27 febbraio scorso e ieri per le principali scadenze italiane:
- 2y: 2,99% da 2,13% (+86)
- 5y: 3,37% da 2,59% (+78)
- 10y: 3,98% da 3,28% (+70)
- 15y: 4,40% da 3,70% (+70)
- 20y: 4,52% da 3,98% (+54)
- 30y: 4,71% da 4,19% (+52)
Tratto 2-10 anni più colpito
Come potete notare, l’intera curva ha registrato rialzi e persino consistenti per essere avvenuti in così breve tempo. Ma l’andamento non è stato lineare. Le scadenze più lunghe hanno accusato meno il colpo, quelle più brevi lo hanno accusato più duramente. In effetti, l’apice della crescita è avvenuta nel tratto compreso tra 2 e 10-15 anni. Qui, gli aumenti sono arrivati ad un massimo dello 0,86% (86 punti base) in corrispondenza della scadenza a 2 anni. All’interno di questo range, a pagare pegno sono stati perlopiù i titoli fino ai 5 anni.
Non a caso, la prima reazione del mercato di questa mattina si è tradotta in un crollo dei rendimenti medio-lunghi, con punte dello 0,30-0,35% per il tratto a 2-5 anni. Al contrario, il decennale è rimasto sostanzialmente stabile, scontando la fuga della domanda verso le scadenze più brevi. In un secondo momento, però, è anch’esso sceso dello 0,30% e sotto il 3,70% con spread ristrettosi verso 75 punti base.
Tutto questo ha un senso. Il rischio inflazione è stato percepito alto, ma non duraturo. Un po’ sulla scorta di quanto accaduto dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il mercato ha scontato un rialzo dei prezzi al consumo per i prossimi anni, ma non tale da scardinare le prospettive a lungo termine. Anche perché le banche centrali, alzando i tassi, lasciano presagire che saranno capaci di domare la bestia e ricacciarla nelle segrete entro poco tempo.
BTp medio-lunga scadenza: rischi restano
Fatto sta che questo trend ha penalizzato i BTp a medio-lunga scadenza, che adesso possono uscire più vincenti degli altri dalla tregua geopolitica in corso. L’importante è non eccedere nel senso opposto. I fatti vanno monitorati giorno dopo giorno e, soprattutto, il colpo all’economia mondiale c’è stato con il caro energia. Petrolio e gas non si riporteranno con ogni probabilità ai livelli pre-bellici nelle prossime settimane. Il rialzo dei tassi alla Banca Centrale Europea non sarà evitato forse a fine aprile, perlomeno per inviare ai mercati il segnale che l’istituto reagisce con prontezza ai fattori che minacciano la stabilità dei prezzi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it