La chiamano “subscription ghosting” ed è una vera e propria economia che ruota attorno agli abbonamenti inutili. In media, ogni italiano è abbonato a 7,2 programmi differenti. Il problema è che in molti casi non si ricorda neppure di averli attivati. I costi sostenuti senza una fruizione reale si stimano in media in 600 euro all’anno, ma possono arrivare benissimo a 1.000 euro.
Abbonamenti inutili: piccoli importi per servizi non necessari
Quando parliamo di abbonamenti, dobbiamo immaginare al numero crescente di servizi offerti perlopiù in rete. Si parte dalle pay tv con annessi servizi premium e si arriva ai programmi di fitness, passando per app musicali e per le consegne di cibo.
Singolarmente presi, questi abbonamenti comportano il sostenimento di spese all’apparenza risibili: 4,99 euro al mese e via discorrendo. Il problema è che non facciamo quasi mai caso alla loro incidenza complessiva e annua. Se 5 euro al mese ci sembrano un costo accettabile, 60 euro all’anno lo sono di meno per servizi che utilizziamo poco o per nulla.
Hardware a consumo
Gli abbonamenti inutili si moltiplicano, così come le offerte hardware a consumo. Una novità all’americana, avremmo detto un tempo. Diverse case automobilistiche, tra cui Bmw, offrono ai clienti sedili riscaldati tramite abbonamento. Sono già installati nel veicolo, ma se il cliente smette di pagare, il servizio viene sospeso. E ci sono catene della ristorazione come Pret A Manger, che offrono consumazioni illimitate o sconti sul cibo. Certe società consentono di usare le stampanti domestiche ad inchiostro in base al numero delle pagine stampate al mese. Se il cliente non paga più, le cartucce smettono di funzionare.
Cause del subscription ghosting
In pratica, stiamo andando verso un modello in cui possediamo formalmente un bene e non per questo possiamo farne del tutto uso. Perché accade questo? E’ il segno dei tempi. Vogliamo tutto e non rinunciamo a nulla, anche a costo di dovere poi eventualmente fare a meno di alcune delle “qualità” garantite dai prodotti e servizi che acquistiamo. Possiamo riassumere le cause di questa economia degli abbonamenti inutili in cinque macro-categorie:
- Asimmetria della cancellazione o “dark patterns”: è diventato molto facile attivare servizi online, mentre le disdette sono complicate. Spesso, l’abbonato rinvia la disattivazione per mancanza di tempo o voglia e finisce con il protrarre i pagamenti per mesi e mesi;
- Effetto anestetico del pagamento automatico: la digitalizzazione dei pagamenti ha reso molto meno “dolorose” alcune piccole voci di spesa, perché non percepiamo fisicamente il loro sostenimento;
- Trappola del “free trial”: molti servizi vengono propinati con offerte “gratis” per tot giorni o mesi. Alla scadenza, l’abbonamento comporta l’addebito automatico e molti clienti pagano per avere dimenticato di disattivarlo o per la difficoltà che riscontrano nel farlo;
- Effetto avversione alle perdita: c’è un effetto psicologico tipico in cui accende anche abbonamenti inutili. Dopo avere attivato servizi inutilizzati o scarsamente utilizzati, si finisce per credere che siano tutto sommato necessari.
A fronte di un pagamento percepito come di basso importo, ci si convince che valga la pena tenerli;
- Prezzo frazionato: anziché pagamenti annuali per intero, che apparirebbero finanche esagerati, le società offrono quasi sempre pagamenti frazionati e su base mensile per renderli poco pesanti l’uno alla volta e lasciando credere che abbiano un’incidenza infima sul bilancio familiare.
Come cancellare le spese superflue
Cosa fare per uscire da questo vicolo cieco? Serve un’opera di cosiddetto “decluttering” finanziario. In primis, dobbiamo passare al setaccio il nostro estratto conto in banca alla ricerca di voci di spesa dimenticate. A tale fine, ci vengono in soccorso le app delle stesse banche, che monitorano le nostre abitudini di consumo, distinguendole per categorie merceologiche e in base al loro importo. Conviene farlo nel fine settimana, quando disponiamo di maggiore tempo libero e non siamo costretti ad affrontare l’argomento frettolosamente.
Segue la regola del “cervello freddo”: individuare tutte le spese per servizi non utilizzati nelle ultime settimane o negli ultimi mesi. Se non ne hai sentito la mancanza, evidentemente non ti servono. Infine, fare affidamento sulle app di monitoraggio e che centralizzano in un’unica lista tutti i pagamenti digitali ricorrenti.
Abbonamenti inutili grazie a clienti dormienti
Gli abbonamenti inutili sono stimati in 1,7 miliardi all’anno in Italia. La cifra corrisponde a quasi 30 euro per ciascun abitante, neonati compresi. Non sono importi irrisori sul piano macroeconomico. Immaginate quante altre piccole soddisfazioni potremmo toglierci rinunciando a voci di spesa superflue e persino ignorate. E’ l’altra faccia dell’economia digitale: la mancata consapevolezza piena delle nostre azioni. Tutto è facile, veloce e comodo da comprare online e proprio per questo incentiva atti di spesa poco ragionati e spesso che si protraggono per mesi e anni. Sono i clienti “dormienti”, i migliori per i loro venditori. Chiedere alle compagnie di luce, telefono e gas, solite catalogare la clientela proprio in base al periodo di utenza passiva. Più anni passano senza che l’abbonato si faccia sentire almeno per reclamare una tariffa migliore e più diventa ai loro occhi il perfetto pollo da spennare.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



