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Unicredit-Commerzbank, Orcel guarda a Palazzo Chigi nello scontro con Berlino

Unicredit ha lanciato l'OPS su Commerzbank e ora spera nel governo italiano per convincere Berlino ad accettare l'offerta.
18 Marzo 2026
OPS di Unicredit su Commerzbank
OPS di Unicredit su Commerzbank © Investireoggi.it

Andrea Orcel ha avvertito con preavviso il governo italiano circa il lancio imminente di un’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) di Unicredit sulla tedesca Commerzbank. Un gesto di cortesia, che può servire nella delicata partita che sta vedendo contrapposti il manager e il governo del cancelliere Friedrich Merz, nonché gli stessi dirigenti dell’istituto di Francoforte. La CEO Bettina Orlopp aveva reagito con parole durissime all’annuncio, definendo l’iniziativa “il passo successivo alla spudoratezza”. Tuttavia, ieri ha ammorbidito i toni nell’invocare una bozza a favore degli azionisti e limitandosi a prendere atto che finora non ci sia.

OPS di Unicredit ora a sconto

Dalla cancelleria sono filtrate parole negative, pur non di totale chiusura per un fatto più che altro formale.

Come riconosce lo stesso Merz, spetta alla vigilanza europea (BCE) decidere sulle autorizzazioni. Intanto, questa mattina il titolo Unicredit cresceva a Piazza Affari a 64,81 euro, segnando un rialzo superiore al 2% rispetto all’ultima seduta precedente all’OPS. Molto meglio ha fatto in questi giorni il titolo Commerzbank, che alla Borsa di Francoforte scambiava stamane a 32,91 euro, cioè a +11,2% rispetto al venerdì scorso.

A seguito di queste variazioni di prezzo, l’OPS di Unicredit risulta essersi tramutata a sconto del 4,5% sul prezzo di borsa della tedesca. Prima del lancio, risultava a premio del 4%. Tradotto: il mercato chiede ad Orcel di sganciare di più, che proprio nelle scorse ore ha aperto a questa prospettiva. E così Commerzbank ha messo le ali fino a sfiorare i 34,50 euro. Si vedrà con il passare delle settimane se ci sarà un miglioramento delle condizioni e in quali termini, ossia se aggiungendo una componente cash (come fece nell’estate scorsa Monte Paschi per Mediobanca) o aumentando il concambio dalle 0,485 nuove azioni proposte per ogni 1 azione Commerzbank portata in adesione.

Orcel rassicura sul mancato controllo

Per andare incontro all’establishment tedesco, chiusosi a riccio contro l’OPS, Unicredit ha precisato per bocca del suo CEO che non intende giungere al controllo. Questo significa che il suo obiettivo sarebbe più semplicemente di salire fino al 50% del capitale dal 30% oggi detenuto tra partecipazione al 26% e strumenti derivati per un altro 4%. Ma già ora l’italiana è il principale socio, seguito a lunga distanza dal poco più del 12% in mano allo stato. Il controllo diverrebbe di fatto.

Torniamo al punto iniziale: Unicredit bussa al portone di Palazzo Chigi nella speranza che la premier Giorgia Meloni faccia da tramite per convincere il suo omologo. Il rapporto con Merz è decisamente migliorato negli ultimi mesi, tant’è che a febbraio i due si sono incontrati a Roma per varare una proposta comune a favore della competitività europea. E hanno insieme convocato un vertice apposito nel Belgio. Ma anche nell’incontro romano il cancelliere aveva espresso la sua opposizione sulla scalata a Commerzbank. Non vuole che la Germania resti priva di una grande banca commerciale di proprietà domestica.

Unione bancaria resta un miraggio

La famosa unione bancaria tanto invocata a parole da tutti, s’infrange contro il muro dei fatti. La ragione è elementare: nessuno stato vuole rischiare di veder defluire all’estero i risparmi dei propri cittadini.

Il timore è, infatti, che una banca presti il denaro dei clienti dove si sa muovere meglio, ossia dove per ragioni di nazionalità conosce il tessuto imprenditoriale e sociale. Per non parlare delle possibili pressioni politiche che riceverebbe per dirottare la liquidità in certi territori e non altri.

Orcel ha avuto rapporti altalenanti con il governo Meloni. Proprio nel 2025 fu il decreto sulla “golden power” ad avere affossato il tentativo di Unicredit di scalare Banco BPM. Il manager fece ricorso al Tar del Lazio e lo vinse parzialmente. Fatto sta che dovette capitolare dinnanzi al diniego dell’esecutivo, il quale ha definito la sua banca di proprietà straniera. E sarà questo il vero punto di debolezza nella trattativa tra Italia e Germania. Merz avrà buon gioco a chiarire a Meloni che non può accettare ciò che ella stessa ha rifiutato per un’operazione per giunta intra-nazionale.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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