La Borsa di Corea ignora le cattive notizie arrivate dal Golfo Persico, dove USA e Iran non hanno trovato un accordo per riprendere le trattative. L’indice KOSPI a Seul ha chiuso oggi in forte rialzo del 4,32% e segnando l’ennesimo record storico a più di 7.822 punti. E il “Kimchi premium” sul mercato crypto è tornato ad affacciarsi, superando il 2% per la prima volta da quando è iniziata la guerra USA-Iran. Si tratta del maggiore prezzo medio spuntato sulle piattaforme di trading coreane rispetto alle quotazioni internazionali. Il paradosso è che c’è chi, come JP Morgan, crede che il successo della borsa coreana minacci proprio questo business.
Boom azionario in Corea e crypto
Al termine della seduta odierna, la capitalizzazione del mercato azionario in Corea ha superato i 7 milioni di miliardi di won, cioè attestandosi sui 4.750 miliardi di dollari. Un boom dell’81,51% rispetto all’inizio dell’anno e del 200% nei dodici mesi. E’ stato trainato da un altro boom, quello che riguarda l’IA (Intelligenza Artificiale). Oltre il 40% del listino principale risulta occupato da due sole società in valore (Samsung e HK Synix), coinvolte dal business dei chip per i data center. Ciò spiega la svolta di Seul, le cui azioni per decenni quotavano a sconto del 30% con riferimento alle americane.
Ma la Corea è anche patria delle crypto. Il trading che le riguarda qui incide per circa il 30% dei volumi mondiali. Parliamo di 26 miliardi di dollari in media di scambi alla settimana. Ecco il “Kimcho premium”. I coreani sono così desiderosi di acquistare token digitali da pagarli anche più di quanto avvenga sulle piattaforme nel resto del mondo.
Upbit e Bithumb incidono rispettivamente per il 70-72% e 20-25% del trading domestico, quasi totalizzando gli scambi complessivi.
Mercato retail dominante a Seul
Qual è il punto? Lo stesso retail che c’è dietro al successo delle crypto in Corea, sta spingendo da mesi la borsa a Seul. I due terzi degli scambi azionari riguardano proprio i piccoli investitori domestici. Riusciranno a sostenere entrambi i business o le azioni prenderanno il posto di Bitcoin, Ethereum, Dogecoin, ecc.? Le risorse delle famiglie sono pur sempre finite, per cui il boom degli acquisti delle une tende ad andare a discapito delle seconde.
Impressionante l’evoluzione delle proporzioni in così pochi mesi. La capitalizzazione globale delle crypto valeva ancora 1,7 volte quella della Borsa di Corea all’inizio dell’anno, mentre oggi è la seconda a valere più di 1,7 volte la prima. Se i piccoli investitori domestici perderanno appetito per il loro vecchio business, il Kimchi premium si ridurrà nel tempo fino possibilmente a tramutarsi in uno sconto. Cosa accaduta a marzo, subito dopo l’inizio della guerra USA-Iran.
Effetti ambigui del boom IA
Ci può essere un’altra correlazione inattesa tra Borsa di Corea e crypto. La prima sale grazie agli ingenti investimenti nell’IA, che dovrebbero portare nel tempo a una maggiore efficienza energetica dei chip e, quindi, dei data center.
E il mining è un’attività energivora, tant’è che quando il costo dell’energia sale, i margini per produrre Bitcoin con il “proof-of-work” si riducono e ciò provoca una riduzione dell’offerta, accompagnata da maggiori vendite da parte dei miners per coprire i costi con un paradossale esito ribassista.
Ad ogni modo, nel breve termine l’IA dovrebbe aumentare il costo delle bollette, al netto delle tensioni geopolitiche. Nel medio-lungo termine, invece, gli effetti sono tutt’altro che scontati. Tanto per dirne una, Elon Musk ha annunciato di recente l’invenzione di un metodo per “scaricare” energia dallo spazio senza incidere sulla domanda terrestre. Una possibile soluzione all’enorme fabbisogno dell’industria, che per essere messa in pratica necessita di investimenti elevatissimi nell’immediato. E questo sostiene la Borsa di Corea, ormai una proxy dell’IA, mentre può nel breve termine colpire il mercato delle crypto.
giuseppe.timpone@investireoggi.it