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Titolo EssiLux dimezzato in 6 mesi e ai minimi da ottobre 2023: pesa la “guerra” fratricida in Delfin

I problemi di governance in Delfin si stanno ripercuotendo sul titolo EssiLux, che in 6 mesi si è dimezzato alla Borsa di Parigi.
12 Maggio 2026
Titolo EssiLux in crisi
Titolo EssiLux in crisi © Licenza Creative Commons

Anche oggi il titolo EssiLux (EssilorLuxottica) perde in borsa a Parigi cedendo l’1,50% e scendendo a 164,50 euro, ai minimi da ottobre 2023. Rispetto ai massimi toccati nel novembre scorso, arretra di quasi il 50% e lascia per strada 70 miliardi di capitalizzazione, riducendosi a valere meno di 76 miliardi. Un andamento che riguarda ultimamente l’intero comparto del lusso, alle prese con una frenata dopo gli anni del boom post-pandemico. Tuttavia, colossi come Safilo e Kering mostrano perdite più contenute e una capacità recente di ripresa.

Titolo EssiLux sotto pressione con Delfin

Il sospetto è che sul titolo EssiLux si stiano addensando le nubi relative alla governance.

Il gruppo eyewear italo-francese è posseduto per il 32,3% da Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Da quando il capostipite Leonardo è morto nel giugno del 2022, gli eredi litigano sulla divisione dell’eredità. Lo scorso 27 aprile, nel Granducato del Lussemburgo si è tenuta l’assemblea degli azionisti per discutere sulla cessione delle quote dei fratelli Paola e Luca a Leonardo e sull’aumento dal 10% all’80% del dividendo. Mozioni approvate, ma Rocco Basilico, che è figlio di primo letto di Nicoletta Zampillo, ha fatto ricorso al giudice. Sostiene che sarebbe servita l’unanimità per approvare l’innalzamento del dividendo e anche il trasferimento delle quote. Il suo solo voto contrario avrebbe bocciato entrambi, detenendo il 12,50% come ogni altro socio.

In attesa della sentenza, Delfin resta paralizzata. Leonardo è salito al 37,50% del capitale e rilevando anche la nuda proprietà del 12,50% della madre, sarebbe già al 50%.  Tuttavia, la battaglia legale crea confusione: chi possiede quanto? Il titolo EssiLux sta pagando questa indecisione. L’azionista di riferimento non si sa bene chi sia. L’amministratore Francesco Milleri ha ammesso, in sede di presentazione dei risultati societari nel primo trimestre, che il valore di borsa non sarebbe allineato a quello reale.

Conseguenze su banche italiane

La battaglia in Delfin ha conseguenze anche sul risiko bancario italiano. Il piano di Leonardo consisterebbe nel fare cassa vendendo le partecipazioni in Monte Paschi (17,50%), Generali (10%), Unicredit (2,7%) e Covivio (28,1%). Quest’ultimo è un gruppo immobiliare francese. Grazie alle plusvalenze, riuscirebbe a pagare gran parte del maxi-prestito da 11 miliardi contratto con Bnp Paribas, Crédit Agricole e Unicredit per rilevare le quote dei due fratelli e rifinanziare un debito in scadenza per la sua società Lmdv. Gli interessi per 400 milioni all’anno verrebbero pagati attingendo ai maggiori dividendi.

Tutta questa operazione rischia di bloccarsi sul ricorso di Basilico. Leonardo ha rassicurato che essa prosegue, ma il mercato nutre dubbi e lo segnala con le vendite che travolgono il titolo EssiLux. Servirebbe concentrare l’attenzione sulla partnership con Meta siglata nel 2024 per la produzione di occhiali di nuova generazione, che sfruttino l’expertise del colosso europeo al servizio della realtà aumentata e dell’IA. Un business dalle enormi potenzialità, ma che non sta traducendosi in un apprezzamento in borsa.

Scrip dividend svantaggioso con crollo in borsa

E i risultati societari non mancano: ricavi per 28,49 miliardi nel 2025, a fronte di un utile netto adjusted di 3,15 miliardi e un indebitamento finanziario netto di 10,85 miliardi (1,7 volte l’Ebitda).

La crescita del fatturato è stata in doppia cifra nel primo trimestre di quest’anno a 7,127 miliardi a cambi costanti. Il trend è positivo sul fronte delle vendite, per cui il tonfo in borsa è da collegare sia alla delicata fase geopolitica che ai problemi di governance.

Come se non bastasse, l’esercizio dell’opzione proposta ai soci con lo scrip dividend si sta rivelando svantaggioso. Tra il 7 e il 28 maggio, potranno sottoscrivere l’acquisto di nuove azioni a 175,06 euro ciascuna. Ora che il titolo EssiLux vale una decina di euro in meno, non ha senso aderire. L’alternativa più probabile, a meno di un recupero sin dalle prossime sedute, sarebbe lasciare scadere l’opzione e ricevere il dividendo in contanti di 4 euro per azione. Esso potrebbe essere anche reinvestito acquistando le azioni a sconto di 1,50 euro sul valore fissato con lo scrip dividend. Sempre che i 173,50 euro spesi non restassero sopra i livelli di mercato.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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