Negli ultimi dati disponibili emerge un quadro molto chiaro: il peso della TARI cambia molto da città a città e, in alcuni casi, le differenze sono davvero forti. La fotografia più aggiornata riguarda il 2025, mentre per il 2026 non c’è ancora una classifica nazionale completa. Le tariffe, infatti, vengono decise dai singoli Comuni nel corso dell’anno e questo rende più difficile avere una graduatoria definitiva con largo anticipo.
TARI: le città italiane più care
La TARI, insieme all’IMU, rappresenta uno delle principali tasse sulla casa gestite dai comuni. La classifica più recente dei capoluoghi di provincia mostra che in testa ci sono soprattutto città del Centro-Sud.
Al primo posto c’è Catania con 602 euro annui per una famiglia tipo composta da tre persone in un’abitazione di 100 metri quadrati. Seguono Pisa con 557 euro e Genova con 509 euro. Subito dopo si trovano Napoli con 496 euro e Andria con 491 euro.
Nella parte alta della graduatoria compaiono anche Reggio Calabria con 484 euro, Brindisi e Pistoia con 473 euro, Barletta con 471 euro e Salerno con 464 euro. Si tratta di importi molto elevati se confrontati con la media nazionale, che nel 2025 si attesta a 340 euro all’anno per famiglia.
Questi numeri raccontano una realtà importante: vivere in una città piuttosto che in un’altra può fare una grande differenza sul bilancio domestico. In alcuni capoluoghi il costo supera abbondantemente i 450 euro, mentre in altri resta molto più contenuto. Non si parla quindi di uno scarto minimo, ma di cifre che nell’arco di un anno possono incidere in modo concreto sulle spese fisse.
Le differenze territoriali tra Sud, Centro e Nord
Guardando i dati nel loro insieme, il peso della tassa sui rifiuti appare più alto soprattutto in diverse aree del Sud.
Anche le medie regionali confermano questa tendenza. La Puglia è tra le regioni più costose con una media di circa 443 euro, seguita dalla Campania con 418 euro e dalla Sicilia con 402 euro.
Questa distribuzione territoriale non sorprende del tutto. Le differenze possono dipendere dai costi di gestione del servizio, dall’organizzazione della raccolta e dall’efficienza complessiva del sistema locale. Quando il servizio costa di più, il conto finale tende a salire anche per le famiglie. Proprio per questo la TARI non è uguale in tutta Italia e può assumere un peso molto diverso a seconda del Comune di residenza.
Il confronto con alcune grandi città aiuta a capire ancora meglio il fenomeno. Napoli, per esempio, rientra nella fascia alta con 496 euro, mentre Roma e Milano restano sotto la media di molte città più care: Roma si ferma a circa 326 euro e Milano a circa 306 euro. Questo dimostra che non sempre la grandezza della città porta automaticamente a una tassa più alta.
Dove si paga meno e cosa dicono i numeri
Se alcune città fanno registrare importi molto elevati, ce ne sono altre dove il costo annuo è decisamente più leggero. Tra i capoluoghi più economici del 2025 si trovano Cremona con circa 196 euro, Udine con circa 199 euro e Trento con circa 199 euro.
In precedenti rilevazioni erano emerse cifre basse anche per La Spezia, Belluno e Brescia.
Il divario tra le città più care e quelle più economiche è quindi notevole. Tra Catania e Cremona, per esempio, la distanza supera i 400 euro all’anno. È un dato che rende bene l’idea di quanto la TARI possa cambiare da un territorio all’altro. In pratica, una famiglia può trovarsi a pagare quasi il triplo solo in base al luogo in cui vive.
Nel 2025 la media nazionale è salita a 340 euro, con un aumento rispetto ai 329 euro del 2024. Inoltre, le tariffe sono cresciute in 95 capoluoghi su 110. Questo indica una tendenza generale al rialzo che interessa gran parte del Paese e che merita attenzione, soprattutto in una fase in cui le spese fisse pesano sempre di più sui bilanci familiari.
TARI 2026: cosa aspettarsi dopo gli ultimi aumenti
Per il 2026 non esiste ancora una graduatoria nazionale definitiva, ma i dati più recenti lasciano intravedere una possibile continuazione della crescita. L’aumento registrato nel 2025 e il fatto che la maggior parte dei capoluoghi abbia ritoccato le tariffe verso l’alto sono segnali da non sottovalutare.
Al momento, quindi, la base più solida per capire dove si paga di più resta quella del 2025. Da questa fotografia emerge che la TARI pesa soprattutto in alcuni capoluoghi del Centro-Sud, con Catania in cima alla classifica. Restano invece più leggere le cifre applicate in diverse città del Nord.
In attesa dei dati completi del prossimo anno, il quadro generale è già abbastanza chiaro: la TARI continua a rappresentare una voce importante tra le spese obbligatorie delle famiglie. E proprio per questo la TARI resta uno dei tributi locali più osservati, perché ogni aumento ha effetti diretti e immediati sulla vita quotidiana.
Riassumendo
- TARI: i dati dell’ultimo anno evidenziano una forte differenza tra città italiane con costi molto variabili.
- Catania è la città più cara con circa 602 euro annui per famiglia.
- Pisa, Genova e Napoli seguono tra i capoluoghi con le tariffe più alte.
- Sud Italia con medie più elevate, soprattutto in Puglia, Campania e Sicilia.
- Cremona, Udine e Trento tra le città dove la tassa sui rifiuti costa meno.
- La media nazionale è stata di 340 euro e gli aumenti riguardano molti capoluoghi.